Il Re Leone – Tre lezioni di vita che ci ha insegnato

Il Re Leone“, film d’animazione Disney del 1994, fa parte di quella categoria di cartoni animati che si vogliono rivolgere ad un pubblico sia infantile che adulto. Infatti, innumerevoli perle di saggezza diventano più comprensibili e profondamente apprezzabili solamente in età adulta. Ecco allora tre lezioni di vita che abbiamo imparato da “Il Re Leone“.

Tre lezioni di vita che abbiamo imparato da “Il Re Leone”

Il re Leone”, appartenente al cosiddetto periodo Rinascimento Disney, è il 32° classico Disney ed è senza ombra di dubbio uno dei film d’animazione più acclamati dalla critica e uno dei più amati dal pubblico.

Se il Re Leone fosse stato scritto nero su bianco avrebbe calzato quasi a pennello nel genere di “romanzo di formazione”; perché lo spettatore assiste alla crescita fisica ed emotiva di Simba, figlio dei leoni sovrani delle Terre del Branco. La storia, ricca di analogie con l’opera teatrale “Amleto” di W. Shakespeare, ruota appunto attorno all’erede al trono Simba, trono però ambito da suo zio Scar, pronto a tutto pur di ottenere ciò che vuole.

 

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Se ai bambini piace per le bellissime canzoni tutte da cantare e per le caratteristiche comiche personaggi, dallo spiritoso duo composto da Timon e Pumba al goffo trio di iene Shenzi, Banzai ed Ed; agli adulti non sarà sfuggita la contorta caratterizzazione psicologica di Simba e tutte quelle piccole perle di saggezza che solo grazie ad un’età più matura si è in grado di capire, apprezzare e tenere da conto per il presente e il futuro.

Ci si potrebbe soffermare a lungo sulla magnifica colonna sonora composta dalle musiche di Hans Zimmer e dalle canzoni originali scritte da Elton John e Tim Rice, sulla superba animazione, sulle interpretazioni dei doppiatori -sia nella versione originale (tra gli altri, Jeremy Irons, Whoopi Goldberg, Moira Kelly, Matthew Broderick, Rowan Atkinson…) che nell’italiana, in cui Mufasa ha l’inconfondibile timbro di Vittorio Gassman. Tuttavia, non è in questa sede che ne parleremo.
Vogliamo infatti parlarvi di tutti quei piccoli-grandi insegnamenti che sfuggono agli occhi innocenti di un bambino, ma rimangono fissi nella mente quando si è adulti.
Ecco a voi tre (delle tante) lezioni di vita che ci ha insegnato Il Re Leone.

1. Hakuna Matata

Hakuna Matata è una locuzione swahili, lingua bantu molto diffusa nell’Africa orientale, centrale e meridionale, che può essere tradotta come “senza pensieri”.
Ne “Il re Leone”, l’insolito duo costituito da Timon e Pumbaa -un suricato e un facocero- trasformano l’hakuna matata in una filosofia di vita. 
Dopo la morte di Mufasa, il piccolo Simba, stremato da un estenuante viaggio, sviene nel bel mezzo del deserto.
Ed è proprio qui che entrano in scena Timon e Pumbaa, che lo rimettono in forze accogliendolo sotto la loro ala protettiva.

il re leone tre lezioni di vita

Essi, data l’angosciante vicenda che il cucciolo ha appena vissuto, gli impartiscono una preziosa lezione di vita che deve però essere presa con le pinze: “A volte le cose brutte succedono, e non puoi farci niente, quindi perché preoccuparsi?
Questa esclamazione racchiude tante verità, ma allo stesso tempo è facile fraintenderne il contenuto. In che cosa consiste quindi la filosofia dell’Hakuna Matata?

Senza pensieri, la tua vita sarà. Chi vorrà vivrà in libertà.. Hakuna Matata.

Timon e Pumbaa vogliono insegnare a Simba che spesso ciò che ci accade sfugge al nostro controllo togliendoci il potere di prendere in mano la situazione; rendendoci solamente impotenti spettatori. Come reagire in queste situazioni?

La filosofia dell’Hakuna Matata

Per prima cosa, non bisogna preoccuparsene. Nel momento in cui si accetta di non poter avere il controllo su tutto ciò che ci circonda la vita diventa più leggera e spensierata. Questo però può portare ad un’incomprensione di non poco conto: l’Hakuna Matata non ci autorizza a scappare dai nostri problemi, ma piuttosto dovrebbe ispirarci ad essere proattivi cercando delle strade alternative di fronte a dilemmi apparentemente insormontabili.

Potremmo soprannominarla la filosofia del “prenderla così come viene”, “prenderla con filosofia” o “non prendersela affatto”. Fa quasi venire in mente la corrente filosofica chiamata “The Church of the Latter-Day Dude”, basata sullo stile di vita di Jeffrey Lebowski, il Drugo (“the dude”) de Il grande Lebowski diretto da Joel Coen. Questa però è proprio tutta un’altra storia.

Torniamo allora a “Il Re Leone“: Simba coglie in modo errato questa dritta, perché invece di reagire di fronte a determinate situazioni cerca di sfuggirvi. Ma si può davvero sfuggire dal passato?

2. La domanda è “Chi sei tu?”

Ricollegandoci alla parte sull’Hakuna Matata, cerchiamo di rispondere all’ultimo quesito che ci siamo posti: si può davvero sfuggire dal passato? La risposta non è semplice.

Dopo la terribile morte del padre, per cui Simba si sente responsabile, la fuga dalle Terre del Branco è solo la parte palese di quello che è in verità un interiore taglio netto col passato. Ora che Simba è cresciuto, ora che ha una folta e brillante criniera, che ne è davvero di quel leone destinato a diventare il nuovo re di “tutto ciò che è illuminato dal sole”?

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Per anni Simba sembra non essersi posto questo quesito, come se tutte le aspettative riposte su di lui da suo padre (e non solo) non fossero mai esistite.
La quieta rassegnazione di Simba verrà scossa e travolta dell’irruente ed inaspettato ritorno di Nala, che prima con affetto e poi con rabbia cerca di spronare Simba a ritornare nelle Terre del Branco a salvare i suoi simili. Si è così risvegliata la coscienza del leone, ma come prendere una decisione così difficile, dopo averla lasciata addormentata così a lungo?

Il sopraggiungere di Nala ha riempito Simba di quesiti apparentemente irrisolvibili, ed è così che entra in gioco il babbuino Rafiki. Rafiki, il sacerdote della Savana – che ha battezzato Simba, è un personaggio chiave de “Il re leone”, e forse uno dei più interessanti ed enigmatici della famiglia Disney.

Essere o non essere?

“Chi sei?”gli chiede Simba, e Rafiki gli pone un’altra domanda che diventerà poi la risposta a tutti i quesiti senza soluzione: “Chi sei tu?”.Nel momento in cui ci si stacca completamente dalla propria storia e dal proprio passato, questo può diventare un invalicabile punto interrogativo. “Sei il figlio di Mufasa” gli dice Rafiki, e lo porta di fronte ad uno specchio d’acqua nel quale, con immensa fatica, Simba riesce a rivedere suo padre.

“Hai dimenticato chi sei… e quindi hai dimenticato anche me” gli dice Mufasa, facendogli capire che -per quanto lontano si tenti di fuggire- sarà sempre impossibile scappare dalle proprie origini.

Come diventare allora ciò che si è? Imparando dal passato e facendone tesoro, come quando Rafiki dà una bastonata in testa a Simba:

S: Ahi, che male! Perché mi hai colpito?
R: Non ha importanza ormai è passato!
S: Sì, ma continua a fare male!”
R: Oh sì il passato può fare male. Ma al mio modo di vedere dal passato puoi scappare…o imparare qualcosa!

Ed è così che quando Rafiki prova a dargli un’altra bastonata, Simba la schiva: ha finalmente appreso la lezione.

Chi sei tu? Per delineare la propria persona bisogna essere fedeli a se stessi, non tradire le proprie origini -per quanto dolorose- ma piuttosto imparare da esse e realizzare un progetto modellandolo con le proprie mani, e non creato casualmente dagli eventi che ci circondano. La crescita avviene con il giusto mix di spensieratezza e responsabilità: lasciarsi scivolare addosso quello che non possiamo controllare, “senza pensieri”; e allo stesso tempo rialzarsi e prendere di petto tutte quelle esperienze che ci portano in basso.

3. Il senso del cerchio della vita

Mufasa: Essere re vuol dire molto di più di fare quello che vuoi …. Tutto ciò che vedi coesiste grazie ad un delicato equilibrio. Come re devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica alla saltellante antilope.
Simba: Ma papà, noi non la mangiamo l’antilope?
Mufasa: Quando moriamo i nostri corpi diventano erba, e le antilopi mangiano erba. e così siamo tutti collegati nel grande cerchio della vita.

Qual è il vero significato di questa lezione impartita da un padre al figlio?

La dignità umana ha luogo nel momento in cui ci si responsabilizza verso se stessi e verso gli altri. Si è in grado di farlo nel momento in cui si risponde alla domanda “Chi sei tu?”; perché come sarebbe altrimenti possibile comprendere il complesso cerchio della vita non essendo in grado di capire noi stessi?

 

Il cerchio della vita” è anche la canzone, scritta da Tim Rice ed Elton John, che apre il film con la voce di Ivana Spagna nella versione italiana.

È una giostra che va, questa vita che gira insieme a noi e non si ferma mai. E ogni vita lo sai che rinascerà in un fiore che fine non ha.

Questo passo della canzone racchiude un messaggio estremamente malinconico ma allo stesso tempo ricco di speranza. Ogni essere vivente sulla terra prima o poi sarà destinato a scomparire ma, come ha spiegato Mufasa, diventerà erba e quest’erba diventerà il sostentamento di altri esseri viventi per poter continuare il cerchio. Questo significa che, per quanto piccola ed insignificante possa sembrare la propria esistenza rispetto alla grandezza della natura, della storia, e di tutto quello che c’è stato prima di noi e che ci sarà dopo; è necessaria affinché il cerchio possa esistere e rigenerarsi giorno dopo giorno come un “fiore che fine non ha”.

Il re leone” mette in luce il percorso interiore di Simba, in fuga da se stesso e dal passato, smarrito, alla ricerca di quello che è il suo ruolo nel grande cerchio della vita: essere l’erede di Mufasa per proteggere le Terre del Branco e i suoi simili. E, ne “Il re Leone 2: il regno di Simba”; sarà proprio Simba ad impartire la stessa lezione alla figlia Kiara nella canzone “Unica Realtà”:

Con orgoglio e lealtà siamo un’unica realtà, e nessuno la spezzerà mai.

 

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