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Nuovo Cinema Italiano: cronaca di un anno di grande cinema nostrano.

 

Nuovo Cinema Italiano: cronaca di un anno di grande cinema nostrano.3°: Sicilian Ghost StoryLuna e Giuseppe sono due bambini reciprocamente innamorati; quando il secondo scompare misteriosamente, la prima decide, contro tutto e tutti, di intraprendere un’indagine personale per trovare la verità. Presentato alla Semaine dell’ultimo Festival di Cannes, il secondo lungometraggio di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza è un vero gioiello. Pur attingendo palesemente a film piuttosto recenti (Io non ho paura, Le conseguenze dell’amore e soprattutto Le Meraviglie), la coppia di registi traduce il proprio affiatamento in un codice linguistico assolutamente peculiare, nutrito di una capacità immaginativa assolutamente autonoma. Potendo contare anche su un ottimo reparto tecnico, che annovera, tra gli altri, Luca Bigazzi alla fotografia e Cristiano Travaglioli al montaggio, Grassadonia e Piazza firmano un’opera coraggiosa nel suo essere ibrida: è una storia d’amore, ma anche un brutto affare di mafia; è onirico, ma realissimo; è un incubo ad occhi aperti, ma non rinuncia al tono favolistico. Sicilian Ghost Story è un elogio alla bellezza della vita, nonché un invito a riscoprire quella spregiudicata incoscienza dell’infanzia troppo a lungo celata nelle lacrime della vita adulta. Lirico. Incasso: € 73.200.

<Lui è la mia vita. Lo capisci cosa significa? Pensare a lui sempre, chiedersi tutto il tempo dov’è! Se è vivo, se è morto, sentire la sua voce nella testa. Sapere che ha bisogno di aiuto e non riuscire a fare niente per lui. Piangere ogni sera prima di addormentarmi, avere la nausea al solo pensiero di andare a scuola e non trovarlo. Io non ce la faccio a non pensare a lui! E non voglio!>

Nuovo Cinema Italiano: cronaca di un anno di grande cinema nostrano.2°: I Figli della Notte. In un collegio per giovani figli di ricchi imprenditori, Giulio ed Edoardo stringono da subito un ottimo rapporto di amicizia. La scoperta di un locale notturno nel bosco e un terribile segreto custodito nella soffitta dell’Istituto mineranno ogni equilibrio, portando a dei risvolti imprevedibili. Presentata all’ultimo Festival del cinema di Torino, il primo lungometraggio di Andrea De Sica (già assistente alla regia per Bernardo Bertolucci e Ferzan Ozpetek) è un esordio straordinario al punto che difficilmente si può credere che sia un’opera prima. Il film è indubbiamente un immenso tributo a quel cinema d’atmosfera che rese grandi certi Maestri e che caratterizza ancora oggi alcune felici promesse. Di questo mondo magico e surreale qui non manca davvero nulla: dalle geniali intuizioni di Alfred Hitchcock ai deliri onirici di David Lynch, dai corridoi alla Shining di Stanley Kubrick ai neon rosso sangue di Nicolas Winding Refn, senza trascurare quel pizzico di sana modernità attinto dal genio canadese di Xavier Dolan. A questo mixer esplosivo De Sica aggiunge l’irresistibile grazia del brivido, scrivendo una sceneggiatura complessa e tesissima. Ne viene fuori un gustosissimo gioco di citazioni e al tempo stesso un prodotto originalissimo e pervasivo, che si insinua sottopelle e tiene incollati alla poltrona con una forza oggi davvero rara e momenti indimenticabili: sono già cult la scena in discoteca sulle note di Ti Sento dei Matia Bazar e, soprattutto, la tentata fuga accompagnata da Vivere di Luciano Pavarotti. Tra gli interpreti si fa notare il giovane Ludovico Succio, dotato di un talento naturale e del quale sentiremo sicuramente parlare nei prossimi anni. Bisogna comunque dire che si tratta di una pellicola che non dà spazio a vie di mezzo: o la si ama o la si odia, prendere o lasciare. Folgorante. Incasso: € 37.700.

<Tu stai attraversando un bosco: è scuro, freddo, vorresti tornare indietro. Non farlo!>
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