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Il Sindaco del Rione Sanità: recensione del film di Mario Martone – Venezia 76

Il sindaco del rione sanità è un film del 2019, scritto da Mario Martone adattando l’omonima pièce teatrale di Eduardo De Filippo, e diretta da Martone stesso. La pellicola è stata presentata in concorso presso la 76 Mostra del Cinema di Venezia. La trama è molto simile a quella dello spettacolo teatrale diretto da Mario Martone stesso, ovvero la storia di Don Antonio Barracano, un uomo che vive al rione Sanità di Napoli e che è conosciuto con il nome di Sindaco. Rispettato da tutti, Don Antonio è solito ospitare le persone che hanno bisogno di lui presso la sua dimora, una bellissima villa dalla quale si può ammirare il vulcano Vesuvio. La questione diventerà complicata quando a casa del sindaco arriverò un ragazza intento a uccidere il proprio padre, che è un panettiere molto famoso nel quartiere. Qui la nostra recensione de Il sindaco del rione sanità

Il film è stato presentato in anteprima al Venezia e Verrà distribuito nelle sale cinematografiche italiane da Nexo Digital solo il 30 settembre, l’1 e il 2 ottobre 2019. In questo articolo andremo a discutere della pellicola, andando a vedere quali sono i pregi e i difetti maggiori dell’ultima fatica del regista italiano Mario Martone.

Indice

Il Sindaco del Rione Sanità: recensione

Il film si apre presentando quello che è una piccola scaramuccia tra adolescenti napoletani. Quello che sembra essere nulla di grave diventa serio quando uno dei due spara all’altro. E’ a questo punto che viene introdotto il personaggio di Fabio, un medico che vive all’interno della casa del Sindaco. Tramite questo fatto il film ci fa conoscere anche gli altri personaggi che sono residenti alla villa. Tra di loro ci sono i figli e la moglie di Don Antonio e alcuni suoi collaboratori. Don Antonio è un uomo sulla trentina. È diventato quello che è dopo essersi costruito da solo. Grazie alla sua astuzia e intelligenza ma anche all’inganno e il crimine, è diventato uno degli uomini più importanti della città e chiunque voglia fare qualcosa che va oltre alle regole deve prima presentarsi da lui, per essere consigliato sul da farsi.

Cosi un giorno arriva Rafiluccio insieme alla sua fidanzata che prega prepotentemente di vedere il sindaco. Solo una frase gli ripete: io domani devo uccidere mio padre. Per Barracano inizierà un avventura molto più complicata di quello che avrebbe mai immaginato.

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Riflessioni sui personaggi

Il film è sicuramente legato ai maggiori film di mafia o di criminalità, sia in ambito nazionale che internazionale. Quello che lo differenzia da essi però è la struttura narrativa, che è molto legata alla versione teatrale. In questo modo la pellicola va approfondire e mostrare non gli atti criminosi o le grandi gang criminali in se per se ma le sfaccettature di un uomo, che si ritrova con un grande potere in mano. Don Antonio è un personaggio umano, ci viene mostrato forte e deciso ma non mancante di difetti o lati fragili. Infatti non vuole continuare a spargere sangue, non vuole trasformarsi in un mostro. È questo che smuoverà la vicenda di Rafiluccio e il padre, quello che potrebbe essere un caso su tanti diverrà molto importante per il personaggio principale, che è stanco della violenza e vuole la pace.

Il film costruisce così un microcosmo, che è la villa del sindaco. Costruisce rapporti interni particolari; sia con il medico che sta da loro sia con gli altri membri della famiglia, che a loro volta hanno i propri ruoli ma anche i propri problemi. Martone ci mostra dei personaggi reali, con emozioni e comportamenti verosimili. L’attaccamento verso i cani del Sindaco, la voglia di partire in America del medico, il riscatto che vuole il figlio del panettiere nei confronti del padre. È una storia di sentimenti, di gelosie e di responsabilità. Nonostante ci siano molti aspetti che lo riconducono al classico film sulla malavita, Il Sindaco del Rione Sanità riesce comunque a rendersi interessante e originale.

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Aspetti tecnici – Il Sindaco del Rione Sanità recensione

La colonna sonora aiuta a ambientare la storia, in questo senso l’hip hop è una buona arma. Lo stesso vale anche con la lingua parlata, ovvero il dialetto. La fotografia naturale ci aiuta a farci godere una splendida ambientazione e dona uno stampo quasi teatrale ai personaggi. In effetti, questo è un film di personaggi. A volte si infrange la legge, ma la fiducia e il rispetto sono cose che non devono mancare. La responsabilità che si prende Don Antonio non è da tutti, forse è troppa per un solo uomo.

Come dice l’attore Francesco Di Leva in un intervista, il Sindaco è diverso da quello descritto nella versione teatrale. Per cominciare, non ha settanta anni ma la metà. Questo perché, al giorno d’oggi, questi tipi di uomini non ci arrivano a quell’età. Molte volte o muoiono o finiscono in galera. Per questo motivo Martone ha scelto di far impersonare il personaggio al giovane attore napoletano, andando a dipingere un baby boss della mafia. La regia è a servizio della narrazione, perciò ci mostra molte volte i personaggi e si concentra sui loro volti, sui loro gesti e i loro movimenti. Poche sono le ambientazioni esterne mentre spesso le azioni vengono svolte allìinterno degli edifici, che possono essere case, negozi, depositi.

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In conclusione, Il Sindaco del Rione Sanità è un film che ci mostra dei personaggi umani, non esenti di colpe e difetti. Punto a favore del film è anche il tono non del tutto cupo e drammatico; molto spesso c’è spazio anche per la commedia e qualche sorriso. Nonostante la materia trattata non sia innovativa o mai utilizzata, il film riesce nell’intento di raccontare un personaggio complesso, che ha a che fare con un mondo duro e crudo, nel quale non sempre si esce senza ferite.

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