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Manchester by the sea: la recensione del film candidato all’Oscar

Kenneth Lonergan costruisce una pellicola commovente e intensa, con l’aiuto di Casey Affleck, Lucas Hedges e Michelle Williams

Uno dei protagonisti dell’ottantanovesima edizione degli Academy Awards, il film di Lonergan costituisce un esempio di pellicola che divide. Nonostante sia stato un trionfo di pubblico e critica, infatti, sono diversi coloro che non sono usciti entusiasti dalla visione. Forse per via della trama, ricca di eventi ma dal finale quasi impercettibile, oppure per le interpretazioni asciutte ma incredibilmente efficaci. Manchester by the sea, nome di una cittadina dell’Essex, non è un film indimenticabile, di quelli che escono una volta ogni cento anni.

Tuttavia lascia qualcosa di importante nello spettatore, un’emozione autentica e non forzata. La potenza della pellicola, infatti, sta tutta lì: nella forza emotiva. La colonna sonora, le interpretazioni degli attori, la fotografia e le immagini stesse trasudano emozione, dapprima contenuta e successivamente esplosiva. Merito anche delle strabilianti interpretazioni dei protagonisti, Casey Affleck su tutti. Ecco quindi la nostra recensione di Manchester by the sea, di Kenneth Lonergan.

Manchester by the sea: la trama

Lee Chandler (un impressionante Casey Affleck) vive in un monolocale di Boston e sopravvive svolgendo il portiere tuttofare per un complesso di palazzi. La sua esistenza è stata segnata da una serie di catastrofi che non ha potuto evitare, ed è proprio per questo che la sua espressione sembra sempre vuota. Fin da subito, quindi, viene posto l’accento sulla psicologia del protagonista, che Affleck riesce a gestire in modo magistrale. A seguito di un incidente terribile, la sua vita cambia radicalmente, allontanandosi dai principali affetti. Gli unici che gli rimangono sono suo fratello Joe (Kyle Chandler) e suo nipote Patrick (un Lucas Hedges strabiliante), i quali sono legati dalla passione comune per il mare e la pesca. Il film si apre infatti proprio con un flashback di loro tre sulla barca Claudia Marie, nome della madre dei due fratelli.

Nonostante le già tantissime difficoltà, la vita di Lee viene segnata anche da un altro nefasto evento. Joe, soffrendo di scompenso cardiaco, improvvisamente muore, lasciando al fratello l’incombenza di doversi occupare di Patrick. Tutto il film si basa quindi sul rapporto che via via si instaura tra i due, legati dalla tragedia ma in perenne contrasto. Lee dovrà continuamente fare i conti con i suoi demoni, a partire da se stesso.

Manchester by the sea: la tecnica

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Il film si apre, come già detto, con un flashback sulla Claudia Marie, la barca di Joe sulla quale Lee, Joe e Patrick erano soliti pescare. Proprio questa forma narrativa sarà tipica di tutta la pellicola, che si costruisce alternando passato e presente. Lo scopo è quello di rimarcare dei momenti particolari che spieghino la situazione vissuta dal protagonista, che soffre di un grave disagio psicologico.

A sostenere la psicologia dei personaggi è soprattutto la colonna sonora, che qui funge principalmente da elemento accompagnatore. Le musiche curate da Lesley Barber (sia diegetiche che extra) sono infatti sempre coerenti, ma non si sostituiscono mai alla scena. Un altro elemento particolare è costituito dalla regia. La mano di Kenneth Lonergan è quasi impercettibile, ma non per questo invisibile. Il regista sceglie per quasi tutto il film la camera fissa, preferendo le immagini in movimento solo in situazioni che lo richiedono, come i viaggi in macchina o le frequenti risse che Lee fa scoppiare nei pub. È caratteristica, soprattutto all’inizio, l’inquadratura del protagonista attraverso il quadro di una porta, che lo mostra quasi sempre in piano americano.

Non è da sottovalutare nemmeno l’elemento fotografico. I colori scuri, coerenti con lo stato d’animo dei personaggi, si sostituiscono di frequente al bianco della neve o a quelli accesi della pittoresca cittadina che dà il nome alla pellicola. Spesso il montaggio mette in fila una serie di immagini statiche, simili a quadri, talvolta accompagnate dalla colonna sonora.

Manchester by the sea: l’interpretazione

L’elemento che maggiormente colpisce è la recitazione. Seppure gli attori svolgano un ruolo paritario rispetto agli altri comparti tecnici, qui spiccano le interpretazioni di altissimo livello dei protagonisti, ma anche degli attori minori. Casey Affleck, all’apice della sua carriera, costruisce sulla sua pelle un personaggio veramente difficile da gestire, e lo fa con una bravura a tratti mostruosa. Non c’è un attimo in cui non perda l’intensità, e in cui l’espressione del suo viso e del suo corpo non comunichi un sentimento. Il dramma di un uomo si consuma lentamente, in modo straziante. Affleck è sempre sul pezzo, e riesce a trasmettere perfettamente sensazioni diverse, dall’ubriachezza al desiderio di suicidarsi. Egli sembra sempre sul punto di esplodere, emozione che comunica perennemente.

Lucas Hedges, candidato come Miglior attore non protagonista, nonostante la sua giovane età riesce ad entrare nell’Olimpo del cinema soprattutto grazie alla sua incredibile interpretazione proprio in questo film. Patrick è un ragazzo iracondo, che ancora minorenne ne ha già passate tante. Dalla madre psicolabile e ubriacona alla morte del padre, per non parlare del rapporto sempre in via di costruzione con lo zio. Rabbia, paura, panico e spavalderia fanno parte di un unico corpo e di un’unica mente, quella di un ragazzo fragile e forte allo stesso tempo. Memorabile la scena dell’attacco di panico, in cui Hedges fa rabbrividire tutti in meno di due minuti.

Michelle Williams, anche lei candidata agli Oscar, nonostante nel film compaia poco, lascia il segno come una vera professionista dovrebbe fare. Risate, gioia, dolore e pianti hanno la stessa intensità nel volto e nel corpo di un’attrice sempre più grande. Anche lei, che interpreta Randi, la moglie di Lee, deve trasmettere sullo schermo un peso difficile da portare. E questo peso esplode alla fine, in una scena ad alto tasso di pathos, tra lei e il suo ex marito.

Manchester by the sea: la psicologia

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Si è detto come, nella pellicola, sia fondamentale l’elemento psicologico. Lee, Patrick e Randi devono combattere contro tristezza e panico. La vita con loro non è stata clemente, ma nonostante questo devono trovare la forza di andare avanti e ricominciare.

Il rapporto tra zio e nipote è in continua via di costruzione. Se, quando quest’ultimo era piccolo, lo zio vi era molto legato, dopo che si trovano a dover vivere insieme tutto cambia. Tra i due inizia ad esserci attrito, ma l’amore prevale sempre. Patrick si plasma nel carattere dello zio, ma solo nell’elaborazione del lutto. Infatti entrambi sono cinici, e affrontano la morte del loro caro dal punto di vista della logistica. Questo cinismo, a volte, diventa quasi grottesco, al limite del cattivo gusto, tanto da sembrare quasi insensibilità alla morte. Questa, però, è solo una maschera difensiva.

Non è un caso che, tolte le poche tra Lee e Randi, nella maggior parte delle scene ad alto picco emozionale siano presenti loro due. Il lutto li farà scoprire a vicenda, e insegnerà loro dei lati del proprio carattere e di quello dell’altro che pensavano non esistere. Il film si incentra proprio sulla costruzione di questo rapporto, che è fatto di scontri, ma soprattutto di vicinanza. Tanto che, nella scena finale, capiamo come il figlio si sostituisca al padre nella vita del protagonista.

Manchester by the sea: conclusioni

Amazon Studios, in collaborazione con K Period Media, produce una pellicola dall’eccezionale valore. Non ci sono grandi azioni, effetti speciali o particolari tecniche narrative a sostegno del film. La recitazione non prevede grandissimi exploit e le ambientazioni sono pressoché le stesse. La forza del film sta, invece, nel messaggio di vicinanza soprattutto nei grandi momenti di difficoltà, e nel coraggio necessario nell’affrontare la vita. Messaggio che lo spettatore recepisce forte e chiaro dopo la visione. Non manca tuttavia la componente comica, inserita in maniera coerente durante la pellicola.

Due Oscar (Casey Affleck per il Miglior attore protagonista e Kenneth Lonergan per la Miglior sceneggiatura originale) su sei nomination totali (Film, Regia, Attore non protagonista e Attrice non protagonista). Più o meno lo stesso destino anche per quanto riguarda i Golden Globes e i BAFTA. Candidato ai David di Donatello come Miglior film straniero.

Da guardare almeno una volta nella vita.

Manchester by the sea

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Recitazione spettacolare
  • Sceneggiatura ben costruita

Lati negativi

  • Può risultare lento

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