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Marianne: recensione della serie horror Netflix

Ai giorni nostri la credenza dominante consiste nel considerare il genere orrorifico come non naturalmente predisposto alla serialità. Effettivamente, dati i classici stilemi del genere, l’horror non si sposa molto bene con la lunghezza tipica delle serie TV. La dispersività che deriva da una tale durata è deleteria per la paura, che funziona molto meglio se contratta in un paio di ore. Il punto di forza di una serie è infatti il tempo riservato ai personaggi e alla loro costruzione: un lusso che raramente l’horror si permette. Netflix si lanciò in produzioni simili alternando ottimi risultati (Hill House) a esiti deludenti (Chambers), ma sarà riuscito a fare centro con questa nuova serie TVfrancese? Scopriamolo con la recensione di Marianne!

Il fulcro della trama è Emma, una scrittrice divenuta celebre grazie ai suoi racconti horror. Le storie che scrive nei suoi libri non sono altro che gli incubi che lei stessa aveva da bambina. Questi ultimi sono stati per la giovane Emma un vero e proprio fardello e se ne liberò solamente grazie alla loro trasposizione su carta. Un giorno, nel bel mezzo della presentazione del suo ultimo libro legato alla strega Marianne, si ripresenta una sua amica di infanzia. La donna supplica la scrittrice di tornare nella sua città natale, Elden, dove gli incubi che la tormentavano si stanno accostando alla realtà. Ciò che vedeva da bambina potrebbe dunque essere molto di più di una semplice fonte di ispirazione…

Indice

A metà fra il vecchio e il nuovo – Mariane recensioneMarianne recensione

Marianne è in primo luogo una serie intelligente. Teorizzata per un target giovanile Marianne non disdegna il jump scare, ma allo stesso tempo richiama i cult del genere. Samuel Bodin, il regista, miscela sapientemente questi ingredienti al fine di ottenere una serie digeribile sia per il largo pubblico che per lo spettatore di nicchia. Infatti non si abusa del jump scare, limitandolo alle sequenze dove, seppur telefonato, funziona. La serie è vietata ai minori di 14 anni, un limite che permette di inserire qualche goccia di sangue in più e che, funzionalmente all’idea di base, avvicina i giovani.

Atmosfere fantasy-horror e una lunga serie di personaggi ricordano la struttura smodatamente usata dei teen-movie, ma Marianne riesce a stupire. Passando per L’esorcista arriviamo al Nightmare di Wes Craven, dal quale Bodin riprende il binomio-sogno realtà. Un ruolo importantissimo lo svolge il comparto sonoro che sembra riprendere le atmosfere burtoniane. Nei momenti di maggiore suspense ci sono infatti delle somiglianze con il miglior Danny Elfman, che sembra aver appositamente ricreato atmosfere inquietanti e magiche.

Lavoro di squadra – Marianne recensioneMarianne recenisone

Questa serie TV funziona alla grande grazie a tutti i suoi piccoli meccanismi, che incastrandosi perfettamente producono un ottimo risultato. Il cast degli attori è capace e ha una buona alchimia, in particolare Emma (Victoire Du Bois) e Camilla (Lucie Boujenah). La protagonista, famosa grazie a Call me by your name, è un po’ irrigidita e non all’altezza dei primi fasti, ma regala comunque una prova convincente. Il fiore all’occhiello del gruppo di attori è però certamente Mireille Herbstmeyer, agghiacciante in ogni sua apparizione. Una mimica facciale invidiabile rendono questa “strega” davvero inquietante.

Gran parte del merito va certamente anche alla sceneggiatura che, seppur non visionaria, tesse molto bene i fili del racconto, che appare infatti funzionale e sequenziale. C’è comunque qualche stranezza inspiegabile classica del genere, ma nel complesso gli otto episodi filano via lisci. La regia di Bodin è molto educata e, senza osare troppo, da vita a inquadrature interessanti sfruttando soggettive apparenti da buchi o fessure. Spesso crea sapientemente delle intriganti scenografie utilizzando più piani prospettici e diversi contrasti luminosi, creando sequenze per niente scontate.

L’unica pecca sul piano tecnico è un montaggio forzatamente indicato a un associazione ben precisa: quella tra la vita di Emma e i suoi libri. La divisione della storia in capitoli che trascendono gli episodi già si amalgama a fatica, ma ancora regge. Il punto di rottura è quando il rimando alla scrittura è presente anche in ogni transizione dove, passando da una scena all’altra, ci viene mostrato un libro sfogliato. Un goffo tentativo di ribadire ciò che la sceneggiatura sta già chiaramente illustrando.

Conclusioni – Marianne recensione Marianne recensione

Marianne di certo non è un horror pionieristico e visionario del calibro di Midsommar, ma è una produzione onesta. Più vicino a Hill House che a Chambers, Marianne attrae gli appassionati del genere e spaventa i neofiti dimostrando grande versatilità. Più di una volta passeggia sul terreno fertile del dualismo fra mondo reale e onirico, declinato in modo non troppo originale. Anche l’idea alla base, l’opera di un artista che prende vita, è già stata largamente sfruttata dal panorama orrorifico.

Marianne instaura il dubbio che sempre attanaglia produzioni di questo tipo: si tratta di possessione o di malattia mentale? Un tema sempreverde che crea curiosità, ma la sensazione è che la sceneggiatura si tiri un po’ indietro. Bodin avrebbe potuto spingere maggiormente sulla malattia mentale anziché sulla possessione, ma questo non va a inficiare il buon lavoro svolto e non rende la recensione di Marianne negativa.

Marianne

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Mireillle Herbstmeyer domina la scena con una recitazione sopra le righe
  • Adatta sia ad un amante dei cult che a un novizio del genere

Lati negativi

  • Personaggi secondari e relative storyline poco approfondite
  • Poco coraggio nello sperimentare, preferendo affidarsi a stilemi classici
  • Un montaggio scellerato e ridondante

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