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15 film da vedere tra i film in scadenza su Netflix!

6) Per qualche dollaro in più – Scadenza: 14 ottobreMedia: 8,2 (8,3 IMDb/ 7,8 Rotten Tomatoes/ 8,5 FilmPost)

Su Per qualche dollaro in più, secondo film della cosiddetta Trilogia del dollaro di marca Leoniana, si potrebbe dire di tutto. Del Clint Eastwood più sullo sfondo, del catalizzante Gian Maria Volonté ripresentatosi nei panni del cattivissimo, o del redivivo Lee Van Cleef, risorto dalle ceneri di una morte artistica ormai annunciata. Ma soffermiamoci su un aspetto in particolare: l’alchimia Leone-Morricone, che qui raggiunge la completa maturazione. La musica entra in gioco e congiungendosi perfettamente all’azione regala momenti d’epicità e pathos più unici che rari. Ne è un esempio il duplice orologio carillon: prima misterioso oggetto di scena auscultabile solo dagli interpreti, poi rivelatore del background dei personaggi e parte integrante della colonna sonora, infine dispensatore di colpi di scena. E se il western, peraltro il western all’italiana, non fa per voi, evidentemente è il cinema a non fare per voi. Giudicate voi stessi, guardando almeno il duello finale qui sopra.

5) Hunger – Scad. 14 ottobreMedia: 8,3 (7,6 IMDb/82 Metascore/9 FP)

Accennato in precedenza parlando di Shame, Hunger è il clamoroso esordio cinematografico di Steve McQueen con Michael Fassbender protagonista, anch’esso all’esordio (quantomeno da frontman). E ne è una sorta di prequel: il tema è sempre quello delle prigioni, prima fisiche e imposte con Hunger, poi mentali ed autoimposte con Shame. Basato su una storia vera, il film ricostruisce la vicenda di Bobby Sands e del regime carcerario di Long Kesh, nell’Irlanda del Nord; per ottenere il riconoscimento dello status di prigionieri politici come membri dell’IRA, Bobby e altri detenuti organizzarono diverse e agghiaccianti forme di protesta. Il risultato è uno dei drammi carcerari più potenti dell’intera storia del cinema; non tanto per l’intreccio narrativo, sia pure esso fondamentale, specie considerando la veridicità della vicenda; quanto per la potenza della messa in atto, la realizzazione scenografica e registica del tutto, la crudezza dei dialoghi e dei lunghi piani sequenza. Inutile dirlo, caldamente consigliato.

4) Il sospetto – Scad. 14 ottobreMedia: 8,3 (8,3 IMDb/76 Metascore/9 FP)

Il compito del traduttore è tra i più ostici: tradurre qualcosa, che sia una linea di dialogo o un titolo, garantendone allo stesso tempo coerenza e adattamento, non è mai semplice. Ed è per questo che il tanto vituperato Se mi lasci ti cancello NON è un titolo affatto malvagio; tradurlo alla lettera sarebbe stato francamente impossibile; mantenere quello originale avrebbe rasentato la follia; farne uno proprio rispettando la tematica del film, pur affibbiandogli un’aura da allegra commediola, fu assolutamente un buon compromesso. Non è il caso de Il sospetto, originariamente Jagten (il film è danese), che letteralmente avrebbe poi dovuto tradursi La caccia (tant’è che in inglese è stato tradotto in The Hunt). Ebbene, è in questo caso che l’adattamento del titolo risulta una grossa grossa porcata. Perché? Perché non soltanto tradisce il titolo originale per non si sa qual motivo, ma soprattutto tradisce il significato dell’intera opera.

Vediamo perché.

Intitolare il film Il sospetto finisce per depistare l’interesse dello spettatore che, sulla falsariga de Il dubbio (che pure tratta il tema della pedofilia, ma in maniera, per l’appunto, diametralmente opposta), finisce per aspettarsi un thriller dai labili confini giocato interamente sulla colpevolezza o meno del protagonista. Cosa che non avverrà (e che invece avviene ne Il dubbio). Fin dall’inizio lo spettatore viene, infatti, messo al corrente dell’innocenza del protagonista. Proprio perché il regista, Thomas Vinterberg (massimo compare di Lars von Trier, con cui fondò il Dogma 95), non vuole focalizzarsi e fossilizzarsi su una struttura narrativa vincente perché ambigua: bensì sui meccanismi e i comportamenti della società in seguito alla scandalo, sulla fallacia del tribunale del popolino (nell’era di internet, poi, la potenza del messaggio è decuplicata). Sullo sgretolamento di solidi rapporti e certezze, sul claustrofobico isolamento forzato, sull’ingiusta caccia all’uomo. Sulla caccia, appunto; notare, a tal proposito, come il film si apra e si chiuda in maniera ciclica, ma con esiti differenti. La tematica è scottante e la via intrapresa da Vinterberg impervia, colma d’ostacoli e patetismi; che il nostro dribbla sommessamente convertendoli in sequenze da applausi a scena aperta (come l’incrocio di sguardi in chiesa, ma a contribuire enormemente sono gli attori, soprattutto lo straordinario protagonista Mads Mikkelsen, premiato, giustamente, come miglior attore al Festival di Cannes del 2012). Alla fine della fiera siamo tutti un po’ più sporchi, turbati, ammaliati.

Continua a pagina 5 per gli ultimi film!



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