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Unbelievable: recensione della serie targata Netflix

Una storia tanto agghiacciante quanto vera sbarca sulla piattaforma streaming

Al centro di Unbelievable, nuova serie Netflix appena uscita sulla piattaforma di streaming troviamo una storia vera che è un pugno nello stomaco. È la storia di Marie Adler, documentata nell’inchiesta An Unbelievable Story of Rape dei giornalisti T. Christian Miller e Ken Armstrong. L’inchiesta si è aggiudicata il Premio Pulitzer 2016 per il giornalismo investigativo; andiamo a scoprirne di più nella nostra recensione di Unbelievable, adattamento per la tv di questo articolo. Siamo di fronte a un altro prodotto di qualità fra le nuove uscite di settembre di Netflix.

La miniserie crime drammatica, strutturata in 8 puntate, mette sul piatto molti temi interessanti, forti e di attualità. Primo fra tutti il tema della violenza sessuale e di tutto ciò che ad essa consegue. Alla regia di Unbelievable ci sono Susannah Grant e Lisa Cholodenko; alla sceneggiatura la stessa Grant insieme a Michael Chabon e Ayelet Waldman. Nel cast, nel ruolo della detective Grace Rasmussen, Toni Collette, già vista in Little Miss Sunshine, The Hours e Hereditary – Le Radici del Male. Susannah Grant (che per la sceneggiatura di Erin Brokovich ha ricevuto, nel 2001, una candidatura all’Oscar) ha dichiarato in un’intervista che il suo obiettivo era quello di far luce sui molti problemi culturali e sociali legati al tema della violenza sessuale. L’obiettivo è centrato in pieno, senza ambiguità: Unbelievable è una serie che lascia il segno, un segno profondo. Da non perdere.

Indice

Trama – Unbelievable recensione

Lynwood, Stato di Washington, 2008, Marie Adler è una diciottenne con un passato difficile alle spalle, un’infanzia negata e un continuo spostamento da una famiglia affidataria all’altra. Si è da poco trasferita in un complesso di appartamenti per ragazzi seguiti dai servizi sociali e lavora come commessa. Una notte Marie chiama la polizia per denunciare uno stupro: uno sconosciuto è entrato in casa, l’ha bendata, legata e l’ha violentata. Intervengono i detective Parker (Eric Lange) e Pruitt (Bill Fagerbakke) che fin da subito dubitano della deposizione della ragazza. I dettagli sono confusi, ci sono troppe incongruenze e poche prove tangibili, alcuni particolari sembrano poco credibili.

Anche Judith (Elizabeth Marvel), ultima madre affidataria di Marie, sembra non credere al racconto della ragazza. Sottoposta a una pressione psicologica insostenibile, Marie ritratta e dichiara ai detective che lo stupro non è mai avvenuto, che si è inventata tutto. Gli assistenti sociali non si fidano più, gli amici le voltano le spalle e la polizia la cita in giudizio per aver sporto falsa denuncia. Il caso viene frettolosamente chiuso. Siamo nel 2011, in Colorado, quando le detective Karen Duvall (Merritt Wever) e Grace Rasmussen (Toni Collette) uniscono le forze per dare la caccia a uno stupratore seriale che ha commesso violenze nelle città di Golden e Westminster. Sarà l’indagine delle due donne a far luce sul caso di Marie e a dare alla ragazza l’opportunità di rifarsi una vita dopo tante ingiustizie.

An unbelievable story of rape

Unbelievable, nuova serie Netflix dalla forte impronta femminile, è l’adattamento per il piccolo schermo di una storia vera dolorosa e, purtroppo, attualissima. Accade spesso che non si creda a una vittima di stupro, che si usino contro di lei certi aspetti della sua storia personale. Nel caso di Marie Adler è il suo passato traumatico a venire strumentalizzato. I detective (uomini) che per primi indagano sullo stupro sanno bene di avere di fronte una ragazza fragile e facilmente manipolabile. Facendo leva su queste debolezze riescono ad estorcerle una “confessione” e a farla passare da vittima a colpevole di falsa denuncia. Marie non ha la forza di combattere da sola per la verità e il tessuto sociale che la circonda fallisce nell’intento di proteggerla.

È solo grazie alla tenacia di due detective donne (Stacy Galbraith e Edna Hendershot nella realtà) che Marie riesce ad ottenere la giustizia che merita. Le detective si uniscono nella ricerca dello stupratore e portano l’indagine fino in fondo. Non lasciano nessuna pista intentata e mettono in campo tutte le risorse a loro disposizione fino alla cattura del colpevole. Solo quando arrestano ed interrogano lo stupratore seriale vengono a conoscenza del caso erroneamente chiuso di Marie. Il fallimento dei detective che si erano occupati del caso della ragazza è evidente, ma per loro non ci sono pene da scontare, conseguenze con cui fare i conti.unbelievable recensione

Regia e osservazioni tecniche – Unbelievable recensione

Unbelievable è un prodotto qualitativamente molto alto sotto tutti i punti di vista. La sceneggiatura è ben scritta, la regia è elegante e il cast in stato di grazia. Susannah Grant e Lisa Cholodenko, forti di una sceneggiatura solida, portano in scena una storia difficilissima in maniera magistrale. Nel primo episodio la Cholodenko sceglie in modo impeccabile come e quando mostrare le violenze subite da Marie: sia quella fisica dello stupratore che quella psicologica della polizia. Siamo dentro l’orrore dello stupro, lo viviamo dal punto di vista di Marie con un’accuratezza didascalica. Siamo con lei in ogni abuso di potere durante la deposizione a Parker e Pruitt, in tutti i campo – controcampo delle inquadrature in cui si articola la narrazione.

Non servono sensazionalismi, basta la documentazione dettagliata di quello che sta succedendo. Lo stesso equilibrio, la stessa potenza comunicativa si ritrovano negli episodi diretti dalla Grant. Il montaggio conferisce alla narrazione un ritmo serrato e incalzante; una caratteristica questa che rende avvincenti anche le parti della storia che raccontano le fasi più tecniche delle indagini. Indovinata la scelta di inserire alcune ellissi nei flashback che mostrano le violenze subite da Marie e dalle altre donne. Il racconto delle vittime è frammentato e il montaggio ellittico delle scene che lo accompagnano è una trasposizione perfetta.

Un cast tutto al femminile

In questa recensione di Unbelievable vogliamo sottolineare come lo spettatore si trovi di fronte a tre performance femminili eccellenti, a cominciare da quella di Kaitlyn Dever nella parte di Marie. L’interpretazione della Dever tocca le corde giuste nel suo essere una rappresentazione nuda e cruda del dolore: mai eccessiva, mai forzata, credibile dalla prima all’ultima scena. Merritt Wever e Toni Collette, protagoniste della storyline investigativa parallela, sono perfette nei loro ruoli. Abbiamo di fronte due personaggi femminili forti, accomunate da etica professionale e passione, ma diversissime nel carattere. La detective Duvall (Merritt Wever) è empatica, quasi materna, a tratti insicura. Grace Rasmussen (Toni Collette) invece è sicura di sé, più dura, sempre nel pieno controllo delle proprie emozioni.

Puntata dopo puntata, le due detective tirano fuori il meglio l’una dall’altra e la stessa cosa fanno le attrici, perfettamente complementari. La Wever, che agli Emmy Awards 2018 è stata premiata come miglior attrice non protagonista nella serie Godless, regala un’interpretazione carica di emozioni. Intensa e malinconica, sembra portare lei stessa sulle spalle tutto il dolore delle donne per cui il suo personaggio cerca giustizia. Graffiante e appassionata l’interpretazione di Toni Collette: il personaggio della detective Rasmussen è cucito addosso alla versatile e talentuosa attrice australiana.

Considerazioni finali – Unbelievable recensione

“Sono nei guai?”. È con questa domanda rivolta al detective Parker che Marie si arrende e racconta al poliziotto ciò che vuole sentirsi dire. Marie non viene creduta perché non piange, è troppo calma, perché non ha le reazioni che gli altri si aspettano da lei. È una frase che fa male, così come fa male pensare che ancora oggi molte donne non denuncino le violenze subite. Per paura di non essere credute, ascoltate, aiutate; per paura di sentirsi dire “te la sei cercata”, di finire nei guai. Unbelievable è un saggio a puntate su come trattare il tema della violenza sessuale. La brutalità non è mai esibita, piuttosto è accennata, suggerita e questa scelta non è scontata, trattandosi di una miniserie di genere crime. Una scelta di rispetto totale verso il tema, verso le protagoniste reali della storia e verso tutte le vittime di stupro.

Ed è proprio sulle vittime il focus della narrazione, insieme alle tappe dell’indagine che portano alla soluzione del caso. Conosciamo “di persona” lo stupratore solo nelle ultimissime puntate; prima è presente solo nei racconti delle donne che ha violentato, nei flashback che ce lo mostrano a volto coperto. Non c’è spazio per un’umanizzazione del colpevole, per una sua “comprensione”. Capita spesso nelle serie crime che sia dedicato largo spazio al colpevole, alla sua storia, al suo punto di vista. In Unbelievable no: lo spettatore partecipa all’indagine con le detective, senza un punto di osservazione privilegiato. La nuova serie Netflix Unbelievable si presta molto bene alla visione tutta d’un fiato grazie a un ritmo narrativo incalzante, nonostante gli episodi siano abbastanza lunghi (50 minuti circa ciascuno) e la materia trattata complessa. Le puntate scorrono veloci una dopo l’altra senza cali di tensione o momenti di noia.

Unbelievable

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Storia forte e coinvolgente
  • Cast eccellente
  • Regia perfetta
  • Sceneggiatura solida e ben scritta

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