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Peaky Blinders: recensione della quinta stagione della serie Netflix

Peaky Blinders torna in grande stile su Netflix con la quinta stagione

Dopo il successo delle prime quattro stagioni, Peaky Blinders torna su Netflix per la quinta stagione, e vi proponiamo la nostra recensione. Peaky Blinders non ha bisogno di presentazioni: la storia raccontata è quella della famiglia Shelby; una famiglia di origini gitane proveniente dall’Irlanda che in pochi anni ha conquistato Birmingham nei suoi affari, legali e soprattutto illegali.

Protagonisti di questa epopea familiare sono i vari membri della famiglia ed in particolare del suo capo: Thomas Shelby. Dopo quattro stagioni trascorse a combattere coloro che si mettevano contro la famiglia e contro i suoi affari, la quinta stagione riparte con un Thomas nuovo e allo stesso incapace di cambiare. Le nuove puntate ci mostrano l’ascesa ed il declino di un antieroe e dei suoi cari, sempre più trascinati nel baratro. Una quinta stagione in cui ritroviamo i volti noti a cui ci siamo affezionati e, dall’altro lato, nuovi ed interessanti personaggi.

Indice

La trama – Peaky Blinders recensione quinta stagione

La quinta stagione di Peaky Blinders si apre a poca distanza dai fatti della quarta stagione. Thomas diventa un deputato, rappresentante dell’area di Birmingham in parlamento. Forte del consenso popolare della società civile e operaia di Birmingham, Tommy si fa strada per conquistare fette di potere decisamente più importanti. Allo scadere degli anni venti, però, una nuova minaccia si insedia in Inghilterra e in Europa: il fascismo. Facciamo dunque la conoscenza di Owsald Mosley, un politico che vuole creare un partito fascista in Inghilterra.

Tommy, per conto della corona e del governo, si infiltra nell’organizzazione per boicottarla. Il protagonista, tuttavia, non dovrà fare i conti solo con questo nuovo nemico esterno. Le minacce più grandi derivano dalla sua stessa famiglia e da alcuni componenti che sono pronti ad abbandonarlo. Queste sono le premesse della quinta stagione, che si è rivelata un calderone pieno di ingredientisucculenti e ben amalgamati fra di loro. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa ci ha convinto di questa nuova stagione di Peaky Blinders.Peaky blinders recensione

In fondo al baratro – Peaky Blinders recensione quinta stagione

Mai come in questa stagione Tommy inizia a sentire il peso degli ultimi anni. Anni in cui ha effettivamente conquistato ben più di quanto si aspettasse, perdendo tuttavia altrettanto. La figura di Grace in questa stagione tornerà a tormentare ed allietare l’animo di Tommy, ormai perso e non salvabile. La figura di Grace rappresenta la causa di un’instabilità mentale ormai palese; questo spingerà il protagonista sempre più vicino al baratro e all’autodistruzione.

E se Tommy non se la passa bene, lo stesso si può dire dei suoi familiari: Arthur è una versione repressa di sé stesso, con il proposito di non far allontanare Linda; Polly è ad un bivio, quando deve scegliere fra Michael, colpevole di aver fatto perdere milioni alla famiglia, e Tommy, durante il crack di Wall Street del 1929. La famiglia e Tommy, insomma, sembrano sprofondare tanto più quanto più il loro potere aumenta. Una spirale continua di sotterfugi e giochi di potere interni. La sensazione che si prova durante la visione, è che tutto ciò che viene a contatto con gli Shelby diventi oro, o possa provocare violenza e morte.Peaky blinders recensione

Fra Shakespeare e tragedia greca

Tutto questo materiale viene servito allo spettatore con la solita cura dei dettagli che ha caratterizzato le precedenti stagioni. La storia viene narrata alternando scene ad alto ritmo con altre più incentrate sull’approfondimento psicologico dei protagonisti e ai dialoghi. Peaky Blinders conferma la sua ispirazione al teatro, in particolare a Shakespeare e alle tragedie greche. Da Shakespeare gli autori hanno attinto per le figure di potere, personaggi apparentemente forti ed invincibili, ma dall’animo devastato. Delle tragedie greche possiamo ritrovare gli intrighi familiari e le passioni travolgenti e mortali.

Qui, più che nelle altre stagioni, questi temi affiorano prepotentemente dando sempre di più alla serie le sembianze di una vera e propria epopea familiare. E, in questa quinta stagione, l’epopea inizia a coinvolgere la nazione stessa. Tommy, infatti, si ritroverà a doversi districare in un terreno più pericoloso delle strade fangose di Birmingham: il terreno politico. Buona parte della stagione, infatti, avviene all’interno del parlamento inglese. E, insieme ai vari intrighi politici presenti, questo ci farà capire quanto in alto sia arrivata l’influenza degli Shelby.

Ispirato a fatti realmente accaduti

Ovviamente la serie non ha mai voluto raccontare in maniera documentaristica alcun evento. Al di là del contesto storico e al fatto che i Peaky Blinders siano stati una gang realmente esistita, quella che viene raccontata è una storia totalmente romanzata. In questa stagione, tuttavia, troviamo un’aderenza a fatti realmente accaduti che andrà a condizionare le sorti degli Shelby. L’evento che da il via alle lotte interne alla famiglia è quello del crack finanziario del 1929, realmente accaduto a Wall Street. Un evento che influenzerà gli eventi e i rapporti fra i membri della famiglia stessa. In particolare fra Tommy e il giovane Michael, sempre di più simile al capo, e, proprio per questo, temuto da quest’ultimo.

Tommy, a causa anche della sua psiche ormai deteriorata, vedrà in Michael uno scomodo pretendente al suo trono.L’altro evento reale in cui vengono calati i personaggi della serie è quello dell’ascesa del fascismo. Un evento che viene ben rappresentato nella serie, come un virus che dilaga in tutta la nazione e che sembra impossibile da fermare. Ad aumentare il realismo ci pensa anche la presenza di Winston Churchill.cillian murphy

Cast e lato tecnico – Peaky Blinders recensione quinta stagione

Se queste sono le differenze che caratterizzano la quinta stagione, sono tantissimi invece i tratti distintivi che continuano a rimanere. Innanzitutto un cast che si dimostra sempre all’altezza, a cominciare dai suoi protagonisti. Cillian Murphy sembra essere nato per questo ruolo e ancora una volta ci porta dentro la testa e nelle azioni di un personaggio tanto razionale quanto instabile psicologicamente. Il resto del cast, d’altronde, non è da meno, come Paul Anderson, che interpreta Arthur Shelby. Un personaggio che cerca di reprimere sé stesso, ma che in realtà è posseduto da una rabbia quasi demoniaca pronta a uscire in ogni momento.

La vera sorpresa di questa stagione, tuttavia, è Sam Claflin, che qui interpreta Oswald Mosley, un nemico diverso da quelli affrontati dagli Shelby nelle precedenti stagioni. Un avversario che non ha apparentemente bisogno di sparare un colpo per conquistare il potere. Un personaggio che è realmente esistito, di cui la serie riprende il carattere e le azioni politiche realmente da lui messe in atto. La serie accenna inoltre al suo sostegno, la sua amicizia e la sua ammirazione per l’allora celebre Benito Mussolini.Peaky blinders recensione

Un uomo che, come molti potenti, fa leva sulle paure e sulle frustrazioni del popolo per imporre una politica fascista. Claflin è stato magnifico nel tratteggiare un personaggio dalle mille sfaccettature e con un carisma fuori dal comune. Un villain che risulta decisamente più realistico ed accattivante rispetto al Luca Changretta interpretato da Adrien Brody; un personaggio forse troppo macchiettistico e che risultava come il solito gangster italoamericano ormai abusato in troppe opere.

Peaky Blinders: recensione – Conclusioni

Il lato tecnico della serie continua a regalare momenti di altissima qualità, confermando il trend dell’ultimo decennio che vede le serie tener testa al cinema per quanto riguarda regia, sceneggiatura e realizzazione. La regia si conferma sempre piena di ritmo quando l’azione esplode, sapendo tuttavia volgere alla riflessione e all’introspezione quando la storia lo richiede.

Tutto questo grazie anche alla sempre perfetta ed azzeccatissima colonna sonora. Questa, come al solito, è composta da brani rock, in particolare Nick Cave, Arctic Monkeys e White Stripes, che danno un tono decisamente più epico alle situazioni in scena. I dialoghi, infine, risultano sempre ben scritti e mai noiosi: un potente strumento attraverso i quali possiamo conoscere la psicologia dei vari personaggi e i loro rapporti.Peaky blinders recensione

Questa stagione di Peaky Blinders ci ha convinti davvero moltissimo, ed è difficile credere che, nonostante la somiglianza fra le stagioni, queste regalino ancora emozioni. Questa quinta stagione eccelle in tutto, e riesce addirittura a superare la precedente. Tutto ciò grazie alla presenza delle tantissime qualità già confermate da anni e all’aggiunta di nuovi personaggi e di un nuovo contesto storico.

Peaky Blinders Recensione

Voto - 8.5

8.5

The Good

  • Conferma delle qualita' della serie
  • Cast in gran forma
  • Colonna sonora aggerssiva e coinvolgente
  • Nuovi personaggi intriganti
  • Tante vicende nella trama...

Lati negativi

  • ...forse troppe

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