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American Animals: recensione del film di Bart Layton

American Animals: recensione del film di Bart Layton presentato alla Festa del Cinema di Roma

Gli americani il cinema lo sanno fare, eccome se lo sanno fare, e questo film ne è la prova. American Animals riprende un fatto di cronaca realmente accaduto: la rapina, messa in atto da quattro studenti, alla biblioteca della Transylvania University. A metà tra il documentario e il film di finzione, la pellicola del documentarista Bart Layton unisce testimonianze dei reali protagonisti dell’episodio a immagini della pianificazione “immatura” del furto e della rapina stessa.

La pellicola segue da vicino le vicende dei quattro rapinatori: Warren Lippa, interpretato da Evan Peters (volto noto della serie American Horror Story), Spencer Reinhard da Barry Keoghan (Il sacrificio del cervo sacro), Chas Allen da Blake Jenner (Tutti vogliono qualcosa) ed Eric Borsuk da Jared Abrahamsson (Hello Destroyer). Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2018 ed in concorso nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma, il film di Bart Layton sicuramente intrattiene lo spettatore senza, per questo, risultare banale. Ecco le nostre impressioni su American Animals.

American Animals: trama e recensione del film di Bart Layton

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American Animals si rifà a un fatto di cronaca americana poco conosciuto. La vicenda ha luogo a Lexington (Kentucky) nel 2003, dove quattro studenti universitari, divorati da un profondo senso di noia e inutilità (potremmo dire anche normale nella fase giovanile), decidono di mettere in atto un piano per arricchirsi in maniera immediata. Il progetto è quello di rubare dei preziosi libri, tra cui un’edizione unica di L’origine della specie di Darwin e il costosissimo libro di illustrazioni Birds of America di John James Audubon, dalla biblioteca della Transylvania University, facendo leva sullo scarso sistema di sicurezza della struttura. Il gruppo di ragazzi dovrà, però, fare i conti con l’imprevedibilità degli eventi.

Il film di Bart Layton lascia con il fiato sospeso fino all’ultimo secondo. La musica incalzante, ma soprattutto il montaggio giocano un ruolo decisivo nella resa finale del prodotto. Specialmente nelle scene inerenti la rapina, la tensione è continua, non cala neanche per un secondo. E’ uno di quei film che portano lo spettatore quasi ad interagire con i personaggi ed a immedesimarsi con loro. E per questo motivo, possiamo dire che Layton ha proprio fatto centro.

American Animals: l’impronta documentaristica di Bart Layton

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Bart Layton abbandona, seppur non completamente, il documentario per concentrarsi sul cosiddetto “cinema di finzione”. La sua impronta documentaristica, in effetti, viene solo apparentemente tralasciata. La scelta di far intervenire i protagonisti reali della vicenda nel film non fa che confermare il suo attaccamento al cinema documentarista a cui si era dedicato fino a questo momento. E non si capisce se questa sia una scelta vincente oppure no, il dubbio ci attanaglia durante il corso del film, perfino dopo. Forse, in questo caso, ci si poteva limitare a mostrare solamente i fatti? Ad ogni modo, il film convince, eccome se lo fa.

Le testimonianze dei protagonisti sono comunque importanti per capire i motivi che li hanno spinti a compiere questo atto ed arrivare alla presa di coscienza delle conseguenze delle loro azioni. Anche la decisione di far interagire i veri ragazzi del colpo con gli interpreti dei loro ruoli non disturba affatto, anzi, rende alcune sequenze persino più efficaci.

American Animals: la genesi del colpo

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L’idea della rapina, come affermano i protagonisti reali, venne inizialmente a Spencer e Warren, a cui si unirono solo successivamente Eric e Chas. Come viene dichiarato e mostrato nel film, l’errore più grande che commisero i ragazzi fu nell’immaturità e l’ingenuità con cui si approcciarono a qualcosa di definitivamente più grande di loro. Anche il solo fatto di prepararsi al colpo guardando e riguardando film di rapine e rubando il nome ai personaggi di Le Iene, non fa che testimoniare l’aspetto amatoriale dell’impresa. La voglia di fare qualcosa di straordinario in un modo così apparentemente semplice e riuscire ad uscirne indenni, però, coincide con il “troppo bello per essere vero”.

Bart Layton in un’intervista si esprime a riguardo:

Quando si prende una sceneggiatura, la prima cosa da fare, di solito, è stabilire chi sono i personaggi e stabilire quali siano i loro problemi. Qui troviamo l’idea di qualcuno in cui principale problema è il non avere problemi, ma l’averne bisogno. Era così straordinario e interessante. E ho pensato, Dio, questa è una storia vera sui nostri tempi.

Ed è esattamente così. Seppur accaduto una quindicina di anni fa, non farebbe sicuramente meravigliare se un episodio del genere venisse annunciato al telegiornale oggi. La voglia di fare qualcosa di inusuale, fuori dagli schemi, lontano dalla noiosa vita di tutti i giorni: è in questo che si trovano le principali ragioni che hanno spinto i quattro studenti a compiere l’atto. Ed è proprio questo l’aspetto da non sottovalutare nei giovani di ieri e, soprattutto, di oggi. Il desiderio di sentirsi invincibili non smetterà di esistere.

American Animals: considerazioni finali

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Tirando le somme… American Animals ha sicuramente i suoi pregi e i suoi difetti, ma è, senza dubbio, un film ideato e creato in maniera intelligente. Senza scadere, quasi mai, nel banale, riporta una vicenda criminale senza giudicarla. Ma non si ferma a questo. Inserendo i reali protagonisti del colpo, Bart Layton non propone un’unica visione, ma mostra tutte le varie sfaccettature dell’evento.

Con un cast ristretto principalmente ai quattro attori protagonisti, giovani e molto talentuosi, la pellicola di Layton non annoia mai. E’ un film che intrattiene e informa lo spettatore: due degli obiettivi principali del cinema.

American Animals

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Resa intelligente della storia
  • Tensione continua nello spettatore

Lati negativi

  • Inserimento dei reali protagonisti del colpo non totalmente efficace

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