La vita che verrà – Herself: recensione del film disponibile su Sky

La storia di resilienza e determinazione di una madre che cerca di costruire un nuovo futuro

Dal 25 novembre è disponibile su Sky il film La vita che verrà – Herself, di cui vi proponiamo la recensione. E proprio il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La cronaca italiana riporta dei dati sconcertanti in relazione alla violenza e ai femminicidi. Nel corso dell’anno c’è stato un aumento del 8% con un totale di 109 vittime. Questo fenomeno è di una portata spaventosa ed allarmante, sinonimo di una società che ha un impellente bisogno di una riforma culturale ed educativa in relazione ai diritti delle donne. Il cinema, come espressione e specchio del mondo reale, veicola anche storie di donne vittime di queste violenze. La vita che verrà ce ne racconta una, di come la protagonista lotti con tutta sé stessa per ricostruirsi una vita e per prendersi cura delle due figlie. 

La pellicola è diretta da Phillyda Lloyd già regista di Mamma mia! e The Iron Lady mentre la sceneggiatura è curata da Malcolm Campbell and Clare Dunne, che recita come la protagonista. Ha fatto il suo debutto al Sundance Film Festival nel gennaio 2020 e ha ottenuto anche una candidatura per la stessa Clare Dunne come migliore attrice al British Independent Film Awards. Ad affiancare la protagonista ci sono anche Harriet Walter(Espiazione, The Crown e The Last Duel), Conleth Hill (Il trono di spade) e Ian Lloyd Anderson. Non è una storia semplice quella che viene raccontata, è a tratti cruda e difficile da metabolizzare, così come lo sono queste situazioni. È uno spaccato sulla vita di una donna con una sua storia, un nome, desideri ed aspirazioni che si vede costretta a lottare per costruirsi un futuro nuovo. Approfondiamolo meglio nella nostra recensione.

Indice: 

TramaLa vita che verrà, recensione 

Sandra vive con il marito Gary e le due figlie Emma e Molly. Fin dai primi minuti scopriamo però che il clima in casa non è affatto semplice. Gary è un uomo violento che spesso picchia Sandra e in uno dei suoi ennesimi attacchi la colpisce in viso e le rompe il polso. Stanca di vivere nella paura costante, Sandra decide di denunciare. Lei e le bambine vengono così immediatamente allontanate dalla casa e dal marito. Da quel momento è in attesa che le venga assegnato un alloggio mentre vive temporaneamente in un hotel fuori città. Per prendersi cura delle bambine, nonostante il padre paghi per il loro mantenimento, Sandra ha due lavori. Fa la donna delle pulizie a casa della Dottoressa Jo, ex-datrice di lavoro della madre di Sandra che lei ha sostituito dopo la morte. Nel pomeriggio invece lavora come cameriera in un locale.

La situazione è sempre più complicata perché l’alloggio è ben lontano dall’esserle assegnato e ha sempre dolore al polso che per via del lavoro non riesce a guarire completamente. Una sera Emma, la figlia maggiore, le racconta una vecchia leggenda in cui una principessa ottenne tutta la terra che desiderava per poter costruire una casa. L’idea, in apparenza folle, si fa strada nella mente di Sandra che comincia a raccogliere informazioni. Scopre che con 35.000 sterline può costruire una casa autofinanziandosi. Ciò di cui ha bisogno è un terreno e qualcuno che la aiuti con i progetti. Nonostante tenti di tenerlo nascosto a Jo, quest’ultima lo scopre e, in nome dell’affetto che la legava alla madre, le offre il terreno sul retro della propria casa. Grazie a Jo, un operaio che lavorava con il marito e altre persone, Sandra comincerà a costruire una nuova casa. 

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Picturehouse Entertainment, Element Pictures

Vedova Nera e Meitheal 

La vita che verrà di cui state leggendo la recensione, ha due temi principali. Il primo è quello della sopravvivenza, il secondo quello della rinascita. All’interno del film questi due sono associati a due termini: Vedova nera e Meitheal . Vedova nera è una parola in codice con la quale Sandra si è vista costretta a comunicare una situazione di pericolo alle bambine. Il film riesce a gestire questa tematica complicata e molto difficile usando un approccio semplice ma altrettanto schietto. Non nasconde le conseguenze delle violenze, sia fisiche che psicologiche. Sandra soffre visibilmente questa situazione e ha dei momenti di panico come conseguenza di queste violenze, ossessionata dal ricordo delle situazioni di pericolo. L’unica cosa che sembra aiutarla e la spinge ad andare avanti è la necessità di offrire alle proprie figlie una stabilità e garantire loro un futuro migliore del presente incerto che si trovano a vivere. 

L’altro elemento invece è legato alla rinascita, a sua volta strettamente legato alla collaborazione, all’altruismo. Il progetto di Sandra è ambizioso e di difficile realizzazione. Difficoltà con la quale lei si scontrerà molte volte ma davanti alla quale non si arrenderà mai. Grazie ad una rete di conoscenze mette insieme un gruppo di persone che con dedizione e cura, l’aiuteranno a costruire la sua casa. Questo viene identificato all’interno del film con il termine Meitheal, di origine irlandese che indica il fare gruppo, creare supporto tra persone che siano vicini, amici o conoscenti: il semplice atto di fare comunità. Un’occasione che offre sostegno a Sandra laddove è lasciata sola. Nella costruzione indipendente della casa c’è anche una denuncia alla pessima gestione dell’assegnazione degli alloggi da parte del sistema pubblico. Un sistema che dovrebbe supportarla la lascia invece in condizioni precarie, difficili e soprattutto indeterminate. 

Considerazioni tecnicheLa vita che verrà, recensione 

Proseguendo la nostra recensione di La vita che verrà, ribadiamo come il film racconti la storia di Sandra in modi diversi. Non lo fa solo da un punto di vista narrativo ma anche da un punto di vista visivo. Le scena d’apertura e di chiusura sono caratterizzata da una lenta messa a fuoco dei soggetti, che rispecchiano la lotta di Sandra, la sua determinazione nel riuscire a vedere un futuro davanti a se. Quella di Phillyda Lloyd è una regia attenta ma che non fa sconti e non nasconde le violenze e gli abusi di cui Sandra è vittima. Non risparmia flashback diretti della violenza che montati in alternanza con scene del presente trasmettono una sensazione di claustrofobia e di panico. Una combinazione che spinge lo spettatore ad immedesimarsi con Sandra. Notevole anche la fotografia che usa in maniera specifica i colori per identificare il passato, il presente e il futuro.  

Questo emerge non solo grazie alla regia ma anche all’ottima performance di Clare Dunne che riesce a interpretare un personaggio in grande difficoltà. Sandra si arrende, ma ogni volta respira profondamente e si concentra sempre di più sul proprio obiettivo, rialzandosi con nuova determinante tenacia. Da un punto di vista della sceneggiatura la storia segue un’evoluzione coerente raggiungendo un picco qualitativo nei dialoghi passata la metà del film. C’è un dialogo che rappresenta una forte denuncia a tutte le frasi di circostanza e i commenti superficiali e perbenisti espressi in queste situazioni. Risulta difficile trovare dei difetti al film, forse solo verso la fine lo spettatore viene un po’ depistato, ma è un finale che in un certo senso rimane coerente con la storia. Emozionanti e estremamente coinvolgenti le performance di Clare Dunne, le piccole Molly McCann e Ruby Rose O’Hara. Una storia ben scritta, ben rappresentata. 

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Picturehouse Entertainment, Element Pictures

Conclusione 

Giunti alla conclusione della nostra recensione di Una vita che verrà, non possiamo che consigliarvi la visione del film. È una storia indubbiamente non facile, con delle premesse complicate e difficili da metabolizzare, ma è anche una storia di resilienza. Dimostra la determinazione di una madre che trova la forza di reagire ad ogni ostacolo che la vita le pone davanti. Ha uno sguardo spento Sandra, ma una luce dentro che cerca sempre di brillare più forte di prima e che la guida passo dopo passo. Oltre a questo la pellicola è anche una denuncia al sistema che non riesce a gestire con efficienza i casi di violenza. Lo Stato dovrebbe fornire un supporto totale ma che in questo caso, e troppo spesso, funziona a metà, critica e incolpa la vittima, invece di condannare il carnefice. 

È interessante anche come la sceneggiatura mostri oltre a queste difficoltà, il dolore per una vita che Sandra aveva desiderato. Ci mette davanti agli occhi non solo il dolore degli abusi ma anche tutto ciò che questi le hanno strappato. È una donna con dei sogni, delle speranze e dei desideri, ha una vita che conta e che non merita di essere cancellata da questa violenza. La sua come quella di tante altre donne che si trovano nella stessa identica situazione. È storia di rinascita e di collaborazione che insegna come la famiglia spesso non è quella con cui si condivide il DNA ma chi sa starti vicino sempre. Coloro che sanno aiutarti e dimostrano il loro supporto sempre, pronti a condividere con te la vita che verrà. 

La vita che verrà - Herself

Voto - 7.5

7.5

Voto

Lati positivi

  • Prospettiva rispettosa ma allo stesso tempo diretta ed efficiente nel raccontare una situazione delicata
  • Buoni i dialoghi, soprattutto in una scena verso la fine
  • Ottima la performance di Clare Dunn

Lati negativi

  • Ci sono scene schiette che possono risultare forti
  • Finale che potrebbe depistare lo spettatore ma che a lungo andare è coerente con il film

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