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LOVE – Recensione della serie tv targata Netflix

La recensione della serie Netflix che parla semplicemente d'amore

LOVE, la serie TV creata da Judd Apatow, Paul Rust (attore protagonista) e Lesley Arfin per Netflix, si è da poco conclusa con l’uscita della terza stagione (9 Marzo 2018).

Il progetto nacque nel settembre 2014, quando Netflix commissionò ad Apatow (già regista e/o sceneggiatore di molte commedie come 40 anni vergine e Molto incinta) le prime due stagioni della serie. L’8 febbraio 2017 annunciò di aver rinnovato la serie per una terza stagione, prevista per il 2018. Il 15 dicembre 2017 viene proclamata la chiusura definitiva della serie.

Sembra una breve storia triste, ma in realtà – al contrario di altre serie che il colosso di streaming on demand ha cancellato di sua iniziativa – LOVE giunge alla sua naturale conclusione.

Avevamo già parlato della seconda stagione, ma adesso che abbiamo una visione d’insieme ci piacerebbe parlarne nel dettaglio e tirare le somme per capire cosa ci ha lasciato questa piccola perla televisiva del catalogo Netflix. Questa la nostra recensione della serie.

LOVE – Recensione della serie tv targata Netflix

Una semplice storia d’amore

LOVE è una romantic comedy (in gergo “rom-com”) ambientata nella frenetica Los Angeles contemporanea e ha come protagonisti due ragazzi qualunque. Gus (Paul Rust) è un insegnante di sostegno imbranato e nasone che lavora sul set di una serie young adult come tante altre.

Dopo la rottura con la fidanzata finisce coinvolto in una serie di (dis)avventure emotive e sessuali che lo porteranno a conoscere Mickey (Gillian Jacobs). Lei è completamente l’opposto di Gus: una bella ragazza, estroversa, scurrile e dipendente da tutto ciò che è “sbagliato” – sesso, alcool, marijuana.

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I due si conoscono per caso quando Gus presta i soldi a Mickey in un negozio per comprare un caffè e un pacchetto di sigarette. Quella mattina erano entrambi devastati dalle loro vite e insieme riescono a passare del tempo senza pensare troppo ai problemi quotidiani. All’inizio del loro rapporto non ben definito, Mickey prima lo stuzzica e poi tenta di sistemarlo con la sua nuova coinquilina Bertie. Finchè, infine, lo seduce.

LOVE racconta una semplice storia d’amore ambientata nell’epoca di Uber, di Tinder, della messagistica istantanea scritta con un linguaggio slang e volgare. E lo fa con un tono estremamente verosimile ma allo stesso tempo con un retrogusto di “favola a lieto fine”. Lo sfondo è quello di una Los Angeles eccentrica, continuamente in movimento e abitata da personaggi tanto strambi quanto inadeguati e fuori di testa come Mickey e Gus.

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L’amore in tre atti

Come nella famosa tripartizione aristotelica, (nonché il modello più tradizionale di sceneggiatura cinematografica) le tre stagioni della serie seguono una divisione in tre atti.

La prima è quella dell’incontro (primo atto: introduzione dei personaggi) quella in cui i due si conoscono, si corteggiano, fanno passi avanti ed altri indietro. La seconda quella della conoscenza (secondo atto: scontro e lotta), in cui affrontano le prime difficoltà e fanno i conti con l’impatto delle rispettive vite sulla relazione che li unisce.

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E la terza è quella della frequentazione e dei compromessi (terzo atto: risoluzione della crisi), cioè la stagione conclusiva in cui la relazione amorosa è al suo apice e vuole dei passi avanti (o indietro). Una struttura che ricorda molto la stupenda trilogia del Tramonto di Richard Linklater, che analizza in ciascun film le tre diverse fasi dell’innamoramento.

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?

What We Talk About When We Talk About Love è il titolo di una famosa opera letteraria di Raymond Carver, edita nel 1981. Chi ha visto (e amato) Birdman, se la ricorderà sicuramente. Il problema, quando si parla di amore, è che ci si può perdere in un mare di sottotemi.

Quello che gli autori fanno emergere da una serie come LOVE è un vero e proprio studio di caso sull’amore. Ci sono due personaggi assurdi ed assolutamente particolari, nei quali però ritroviamo atteggiamenti in cui tutti possiamo ritrovarci.

Mickey è una ragazza incasinata, che non sa cosa vuole e che fa un sacco di cazzate. Gus è un ragazzo insicuro, un po’ nerd e bruttino, pieno di dubbi e con la continua paura di essere lasciato.

Perché Love riesce a fare un discorso così complesso e riesce a dipanarlo in maniera così raffinata? Perché a differenza di molte altre serie, si tratta di uno show che mette i propri personaggi davanti a ogni altra cosa, che svuota di importanza il plot in favore dell’approfondimento dei due caratteri principali. Ad Apatow, Rust e Arfin non interessa sviluppare certe svolte narrative, non interessa la trama, ma prediligono una narrazione character driven, incentrata soprattutto sulla riflessione sull’amore in quanto sentimento complesso e contraddittorio all’interno della cornice anagrafica e sociale da loro scelta.

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Un finale delicato e necessario

Come detto all’inizio e come spiegato dallo stesso Paul Rust, LOVE è giunta alla sua naturale conclusione, senza forzature da parte di Netflix:

Abbiamo parlato con Netflix spiegandogli che era arrivato il momento giusto per interrompere lo show. Abbiamo avuto da parte di Netflix una collaborazione straordinaria e un grande supporto per tutte e tre le stagioni. In questo modo è stato più semplice sostenere con loro una conversazione dove esponevamo la nostra decisione di chiudere lo show. E’ diverso rispetto a quando qualcuno decide per te il destino della serie che stai scrivendo.

In questi ultimi dodici episodi della serie gli autori tentano di fare il punto di un discorso sull’amore che, guardato a serie conclusa, ha una straordinaria solidità. I temi trattati nelle prime due stagioni, esposti attraverso le avventure di ordinaria quotidianità che hanno coinvolto Mickey e Gus, convergono in un epilogo dolce quanto necessario.

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Primo e secondo atto si sono occupati della progressiva descrizione sia della vita di coppia sia delle rispettive singole vite dei due protagonisti. Il terzo atto trova infine la sua riflessione ultima, sulla maturità dell’amore.

I personaggi di LOVE sono appartengono ad un mondo in cui l’ombra nera della precarietà lavorativa aleggia sulla testa di tutti, specialmente dei giovani. Un mondo in cui ci si sente perennemente persi, spaesati, senza meta… E l’unico modo per combattere tutte le incertezze della vita è affidarsi alla forza dei sentimenti.

LOVE

Voto - 7.8

7.8

Lati positivi

  • Attori favolosi e perfetti per i loro ruoli
  • Coerenza e omogeneità della sceneggiatura, che favorisce un'ottima visione d'insieme

Lati negativi

  • Puntate brevi che favoriscono la visione in binge-watch, che ne compromette la godibilità (in poche parole: finisce troppo presto)
  • Il tema riconduce subito ad un prodotto banale e noioso (che ovviamente non è tale)

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