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Recensione Whiplash: quando la musica diventa ossessione

Whiplash: ecco la nostra recensione

Recensione Whiplah

Whiplash è un film del 2014, diretto da Damien Chazelle e vincitore di 3 premi Oscar, a fronte di 5 candidature totali (Miglior attore non protagonista; Miglior montaggio e Miglior sonoro). Senza dubbio è un film-rivelazione, considerato uno dei migliori di quell’anno, e non è difficile capirne le motivazioni.

Andrew Neiman è un giovane batterista, che vive per la musica. Il suo è un sogno forte, concreto, ma non esente da pesanti sacrifici, sia fisici che mentali. Infatti il suo ostacolo maggiore consiste in quello che dovrebbe essere il suo punto di forza, ossia gli insegnamenti del suo mentore, Terence Fletcher, che con l’intenzione di spronarlo a dare il massimo gli infliggerà, consapevolmente o meno, una grave violenza psicologica.

Potrebbe sembrare una trama trita e ritrita, in cui le esercitazioni di batteria sostituiscono quelle militari, o in cui il maestro di musica viene abitato dai peggiori sergenti dei migliori film di guerra. Ma Whiplash è molto più di questo, e la straordinaria regia di un director poco più che trentenne ne è una prova sufficiente. Infatti Damien Chazelle (al suo secondo lungometraggio), riesce a instaurare un contatto con lo spettatore; lo fa entrare nella psicologia del protagonista, uno strabiliante Miles Teller, facendogli vivere sulla sua pelle tutte le pressioni di un giovane musicista ossessionato dal suo obiettivo.

Whiplash: la recensione

Le musiche, sia originali che non, composte e selezionate da un giovanissimo e bravissimo Justin Hurwitz (il cui sodalizio con Chazelle proseguirà anche in La La Land), il quale si trova davanti ad un compito arduo, ossia quello di rendere attuale un genere musicale, il Jazz, che decisamente non è popolare, ma di nicchia. La decisione di campionare la musica con strumenti reali è la vera rivoluzione del film, che rende la colonna sonora il ponte di collegamento tra la trama, la psicologia dei personaggi e quella dello spettatore, le quali, in un certo senso, si fondono. Da non dimenticare, inoltre, le numerose citazioni e omaggi ai grandi jazzisti del passato, come Charlie Parker e Buddie Ritch, e il suo capolavoro “Caravan”.

Ma le musiche non sono le protagoniste assolute, nonostante si tratti di un film in cui le sette note sono fondamentali. Il che è emblematico di una recitazione straordinaria (J.K. Simmons vince l’Oscar come Miglior attore non protagonista), di una regia fresca e funzionale e di un montaggio essenziale e cinico, che non lascia spazio ai fronzoli, ma si concentra sulla cruda emotività, rendendo Whiplash un concentrato di ansia, sacrificio, passione e un pizzico di delirio.

Recensione Whiplash

Il film, tuttavia, non è esente da difetti: infatti alcune scene, forse per rendere più “umana” la storia, sono forzate, come quella di un incidente terribilmente scontato, o la storia d’amore travagliata del protagonista, cui rinuncia per dedicarsi esclusivamente alla musica. In quei momenti il film prende i tratti di una commedia, con un’accezione non proprio positiva, ma di sicuro non condizionano l’atmosfera di forte tensione, palpabile per tutto il film.

In conclusione, Whiplash è un capolavoro di musica, dramma e psicologia, purtroppo poco pubblicizzato in Italia, ma che ogni appassionato di Cinema dovrebbe vedere.

 

Whiplash: la recensione

Rating - 8

8

The Good

  • J.K. Simmons eccezionale
  • Regia matura e intelligente

The Bad

  • Colonna sonora incredibile
  • Qualche scena è un po' forzata

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