Serie Tv made in Italy: a che punto siamo con le produzioni televisive nostrane?

Serie Tv made in Italy: a che punto siamo con le produzioni televisive nostrane.4) La Mafia Uccide Solo d’Estate. 

Diretta da Luca Ribuoli e ispirata all’omonimo film di Pier Francesco Diliberto, in arte Pif, la serie di Rai Uno in sei puntate racconta le vicende della famiglia Giammarresi nella Palermo di fine anni Settanta, scossa da spaventosi delitti mafiosi. La genialità dell’operazione, tanto nel film quanto nella fiction, è quella di descrivere una situazione tragica, ancor più che drammatica, dal punto di vista incredulo di un bambino e di una famiglia assolutamente normale che assiste impotente all’inferno intorno: il tutto coi toni della commedia brillante e dolceamara. Cast di eccezione, nel quale spiccano la bravissima Anna Foglietta e il prodigio umano Francesco Scianna (fenomenale!), e la peculiare attenzione ad evitare la retorica spicciola hanno fatto di questa serie un successo senza pari, con altissime punte di gradimento da parte di pubblico e critica. Non mancano i tratti grotteschi e surreali che avevano fatto la fortuna del film del 2013: qui si ride tantissimo e si piange ancora di più. Inoltre, proprio in questi giorni è stato riaperto il set della seconda e attesissima stagione: siamo sicuri che non deluderà.

 

Serie Tv made in Italy: a che punto siamo con le produzioni televisive nostrane.5) Tutto Può Succedere. 

I Ferraro non si possono non amare. Giunto alla seconda stagione, e la terza è prevista in onda già per il prossimo Aprile, il remake nostrano dell’americano Parenthood è una moderna saga famigliare, in una contemporaneità attraversata da più generazioni: la coppia di anziani; i quattro fratelli e sorelle; la loro rispettiva prole. Il tono è sempre in bilico tra la commedia e il dramma, ma i due versanti sono quasi sempre ben bilanciati e il cast è così ben amalgamato e appassionato da attirare la simpatia, in senso più che letterale, degli spettatori. Questa è la tipica serie da tifoseria domestica: ognuno si ritroverà in un personaggio e ne difenderà a voce alta le ragioni accusando atteggiamenti altrui, invece puntualmente condivisi dall’altra persona con cui si sta guardando la TV. È una fiction che trasuda la beata quotidianità dei sentimenti, tra mani sfiorati e occhi che luccicano, tra innamoramenti e recriminazioni. Lucio Pellegrini ricorda il buon Muccino antecedente alla deriva americana (quello di Ricordati di me per intenderci) nella presentazione di una famiglia disfunzionale, che alterna i sorrisi e i pianti, gli schiaffi e le carezze, i silenzi e le grida esasperate. E ci ricorda che la vita è la partita più difficile del mondo: ora si vince, ora si perde, ma, mai come in questo caso, l’importante è mettersi in gioco, saggiare il rischio, perché, come dice il buon vecchio Seneca: ‘Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che le cose sono difficili’.

 

 

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