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Too Old To Die Young: recensione del primo episodio della serie di Nicolas Winding Refn

Sbarca finalmente su Prime Video l'attesissima serie del regista danese

Too Old To Die Young recensione primo episodio della serie ideata da Nicolas Winding Refn e distribuita in streaming da Prime Video. A prescindere dalla divisione, che spesso si fa, tra amanti del cinema e amanti delle serie tv, questi giorni erano molto attesi. Gli estimatori dell’arte audiovisiva tutta fremevano per il debutto online di un progetto artistico attesissimo. Infatti, il 14 giugno 2019 è arrivata su Amazon Prime Video Too Old To Die Young, serie tv (o meglio opera) prodotta, scritta e diretta da Nicolas Winding Refn.

Il regista dell’amatissimo Drive e autore di film artisticamente magnifici come The Neon Demon e Solo Dio Perdona, ha deciso di mettersi alla prova con il “prodotto televisivo”. La redazione di Filmpost.it essendo composta da amanti di cinema e dell’arte in generale non vedeva l’ora di parlarvi dell’ultima fatica del regista di origine danese. Se come noi siete incuriositi da questa nuova avventura di Refn seguiteci nella cronaca di Too Old To Die Young a partire dalla recensione del primo episodio. Nota distintiva di questo primo capitolo è l’utilizzo deciso, ma estremamente sapiente, di citazioni del cinema noir e poliziesco degli anni ’40 e ’50 e delle atmosfere del cinema “da drive-in” tanto care anche a Quentin Tarantino.

Indice

 L’incipit – Too Old To Die Young recensione primo episodio

too old to die young recensione primo episodioSono passati 3 anni dall’ultima volta in cui Nicolas Winding Refn ha messo in scena un’opera, eppure sembra che il tempo non sia mai passato. Quasi come se volesse avvisare lo spettatore del “luogo” in cui si sta per calare, Refn apre il primo episodio di TOTDY come aveva aperto The Neon Demon. Lo schema è il medesimo: una lenta carrellata che ci mostra dei soggetti immobili, quasi come se stessero aspettando di entrare in scena. In The Neon Demon la protagonista dell’inquadratura è una ragazza, qui avremo invece due poliziotti pronti per entrare in azione. Questa dichiarazione di intenti rivela dell’altro.

L’Autore ci dice che ha intenzione di riprendere da dove ha lasciato. Storie diverse, volti diversi, emozioni (forse) diverse. Quello che è certo è il ritorno dell’atmosfera, il “luogo ideale” del cinema di N.W. Refn torna in tutta la sua potenza. Saremo catapultati un mondo di periferie buie e sporche, piene zeppe di criminali.Un mondo in cui non vorremmo sicuramente vivere, ma che vorremmo sicuramente vedere. Tutto porta il marchio distintivo del cinema di Refn, a partire dai giochi di luci che caratterizzano i luoghi bui. Questi sono illuminati da luci al neon, prevalentemente di tonalità rosse e blu, che celano – e svelano solo in parte – l’animo corrotto dei personaggi che popolano i mondi creati dal regista.

L’uso ampio di fermo-immagine, di campi lunghi e di personaggi lontani dal punto focale dell’inquadratura, sono caratteristici del cinema di Refn; distanziano lo spettatore dal coinvolgimento emotivo ma creano in lui una morbosa curiosità. Le vite dei loschi protagonisti ci passano davanti accompagnate dai caratteristici movimenti di macchina di Refn. Movimenti lenti – quasi impercettibili – ma estremamente fluidi, che chiudono il cerchio di una costruzione scenica (e visiva) che pochissimi oggi nel mondo cinematografico riescono a creare.

Too Old To Die Young: l’Inferno

too old to die young recensione primo episodioIl titolo dell’episodio è “The Devil” (“Il Diavolo”) ma chi è il Maligno? È  forse uno dei protagonisti, Martin, il poliziotto interpretato superbamente da Miles Teller (protagonista di Whiplash)? O è forse una figura con cui Martin dovrà stingere un patto per salvarsi in quel mondo di criminalità, droga e violenza inaudita? La risposta al momento è ancora incerta. In questo primo capitolo Refn più che il Diavolo in sé ci mostra l’inferno dove costui regna.

In un eco dantesco l’Inferno di questo diavolo è vissuto non come in un adrenalinico film horror con sequenze al cardiopalma, ma, con estrema misura. I dannati nell’Inferno di Dante non avevano “fretta”, loro avevano tutta l’eternità per espiare le loro colpe e soffrire; così i dannati di Refn hanno tutta l’eternità per subire le conseguenze dei loro peccati, muovendosi e parlando con estrema calma, non avendo chance di scappare.

Il personaggio di Miles Teller, taciturno, estremamente posato nei movimenti e nei gesti vive questo mondo quasi sapendo di non avere possibilità di fuga, di non aver altra vita dopo questa vita. Martin allora si adatta alla sua esistenza da dannato, tra i ricatti di una tossicodipendente e le minacce di un gangster spietato. In tutto questo deve evitare la morte per mano di chi ha giurato vendetta contro di lui. L’unico conforto è l’amore di una giovanissima ragazza. Non aspettiamoci una love-story eroica come quella di Ryan Gosling in Drive.

Ciò che vediamo ci dà fin da subito la sensazione che tutto, in questo surreale mondo, abbia le radici in qualcosa di malato. Un disturbante senso di inquietudine pervade anche le situazioni più normali portandoci a pensare “può davvero avere un lieto fine una storia come questa”? Ci sono ancora nove episodi che ci separano dalla risposta.

Conclusioni e considerazioni finali

too old to die young recensione espisodio 1Il primo episodio di Too Old To Die Young è indubbiamente “preparatorio” presentando i primi dettagli del “campo di battaglia” e alcuni dei volti che ci accompagneranno per tutta la serie. Proprio per questo abbiamo glissato quasi totalmente sulla trama, perché in questo primo atto ciò che succede è importante ma non è fondamentale. Come nella migliore tradizione del cinema d’autore europeo Nicolas Winding Refn non vuole mai solo raccontare una storia, ma vuole conversare con lo spettatore. Dobbiamo sentirci a disagio nel vedere queste stranianti immagini perché solo così potremmo aprire una linea di dialogo con noi stessi su ciò che si vede e – soprattutto – su ciò che non si vede.

Chiudiamo dicendo che le premesse per un’opera artistica di grande qualità ci sono tutte, già con il primo episodio l’esperienza visiva sublime è garantita. Ci permettiamo però di palesare un timore: l’imprescindibile onnipresenza dell’impronta “estrema” di Nicola Winding Refn potrebbe allontanare molto presto il grande pubblico da quest’opera. Infatti la narrazione dell’Autore è estremamente atipica, a tratti ostica. Potrebbe dunque mancare di quel mordente che permetta al pubblico di “intrattenersi” e non solo di  riflettere ad ogni piè sospinto su quello che sta vedendo.

Refn ha aperto le porte di questo “Inferno”, vedremo cosa ci riserveranno i prossimi atti.

The Devil - Too Old To Die Young

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Messa in scena

Lati negativi

  • Ritmo narrativo estremamente "personale"

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