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Vox Lux: recensione del film di Brady Corbet con Natalie Portman

Presentato alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia, Vox Lux è l’ultimo film di Brady Corbet. Il giovane regista è al suo secondo lungometraggio: il suo esordio, infatti, arrivò con The Childhood of a Leader – L’infanzia di un capo, del 2015, anch’esso presentato in laguna e vincitore del Premio Orizzonti alla miglior regia e del Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis. In questo articolo la nostra recensione di Vox Lux, ultimo film del regista.

Vox Lux vanta un cast di altissimo livello, nel quale si distinguono i nomi di Natalie Portman, Jude Law e Stacy Martin. Il film, inoltre, può contare sulla voce della voce di Sia, cantante australiana che ha prestato le sue immense qualità canore per i brani originali del film. Il film è prodotto da Robert Salerno, Killer Films, Bold Films e Three Six Zero Entertainment. Tra i produttori esecutivi figurano la stessa Portman, Jude Law e Sia.

Indice

Dal terrore al successo – Vox Lux: la recensione

1999, New Brighton, Staten Island (New York). Durante un ordinario giorno di scuola la studentessa Celeste Cassidy vive il momento più brutto della sua vita. Improvvisamente un ragazzo entra nella sua classe e comincia a sparare. La ragazza sopravvive miracolosamente ma riporta una gravissima lesione alla spina dorsale a causa di un proiettile che poteva toglierle la vita. Durante la degenza in ospedale, insieme all’affetto e al supporto della sorella Ellie, scrive un brano per poter alleviare le sofferenze di una comunità scossa dal tragico evento. La canzone, eseguita dalle due durate una veglia per le vittime, entra nel cuore di tutti e diventa una sorta di inno, di slogan per andare avanti. La ragazza, una volta ripresa fisicamente, inizia così ad essere contattata da agenzie importanti per il suo talento musicale.

La ragazza, ancora fisicamente e psicologicamente turbata dagli eventi, tra il 2000 e il 2001 inizia la sua carriera musicale, producendo canzoni e video musicali in giro per il mondo. La vita della ragazza è cambiata grazie ad una tragedia e proprio quest’ultima la sta facendo diventare famosa. Grazie al supporto costante della sorella Celeste diventerà una pop star di successo ma i traumi legati alla tragedia non passeranno mai, anzi saranno sempre presenti nella sua mente e comprometteranno la sua stabilità nei momenti bui, tornando a colpire la sua fragilità. Anni dopo, nel 2017, già affermata ma ancora debole sia nel corpo che nella mente, alla vigilia dell’uscita di Vox Lux, suo ultimo lavoro, una nuova tragedia legata a quella avvenuta nel 1999 al passato verrà a bussare alla sua porta.Natalie Portman e Raffey Cassidy in Vox Lux

Un saggio sul singolo e la massa

Cosa porta una ragazza a diventare una pop-star? Può un dramma adolescenziale diventare portare ad un’evoluzione positiva per sé stessi e allo stesso tempo il proprio tormento? Queste le domande a cui Brady Corbert prova a rispondere in Vox Lux. La sofferenza, il dolore, l’incapacità di poter reagire possono essere trasformate in una carriera. Ma nei momenti più bui i drammi possono riemergere e far crollare il basamento solido che ogni singolo elemento ha costruito per andare avanti. Spesso, poi, quel tormento che ossessiona non torna a dar la caccia in prima persona ma lo fa sfruttato da terzi. Vox Lux riesce a raccontare ciò con una maestria saggistica che efficacemente riesce a coinvolgere e intrattenere, oltre che a raccontare e a non risparmiarsi la morale. Corbet sviluppa una narrazione che si dipana nel corso degli anni che portano dal dramma al successo.

Il metodo migliore per fare ciò viene utilizzato con efficacia: la divisione in capitoli, in atti, sarebbe meglio dire. I due atti, più il prologo e l’epilogo, raccontano tutti storie diverse. Diversi momenti in cui possiamo riuscire a rispondere alle domande poste e che ci riescono a far empatizzare maggiormente con la storia e i protagonisti. Vox Lux racconta la perdita di innocenza dell’essere umano, il sovvertimento morale che si insinua nelle vite, in un percorso parallelo che coinvolge il singolo e la massa, il cittadino e la nazione. La storia di Celeste, infatti, si fonde con quella che, in quegli anni, stanno vivendo gli States: dalla strage di Columbine (narrata nello splendido Elephant di Gus van Sant) all’11 settembre. E Corbet riesce a far convergere tutti i temi in questo saggio sulla corruzione dell’essere umano: lux come luce, quella stessa che si spenta portandoci a brancolare nel buio.Natalie Portman e Stacy Martin in Vox Lux

La tensione del dramma

Vox Lux è un film pienamente riuscito anche per la narrazione in cui si sperimentano più vie, sovrapponendole ma equilibrandole in ogni occasione. La struttura ad atti viene scandita da una voce esterna, un narratore (Willem Dafoe) che ci propina chiavi di lettura e non risparmia giudizi. E sono proprio questi momenti, quelli narrati dall’esterno, i più sperimentali. Il formato cambia, la concezione della narrazione pure trasformandosi in una sorta di visione documentaristica della vita di una pop star e del suo percorso. Ciò potrebbe far storcere il naso, per i repentini cambi di ritmo e soggettiva ma forse è proprio questo che aiuta a non allentare mai la tensione e a tenerci legati al filo sottile che lega la nostra attenzione a Vox Lux. Questa disomogeneità risulta però solo in superficie se poi si guarda alla linearità del messaggio e del sostrato narrativo, veri pilastri della pellicola.

La regia di Brady Corbet mostra la consapevolezza cinematografica che il regista ha già al suo secondo lungometraggio. Le sequenze, anche grazie ad un eccezionale montaggio, risultano sempre a metà fra l’equilibrio e la confusione, rispecchiando in primis la condizione dei protagonisti e adattando la forma al contenuto. Girato in 35mm, il film sfrutta proprio il formato della pellicola per creare atmosfere che portano la fotografia a variare a modificarsi nel corso degli atti, cambiando la visione dei singoli frammenti una volta modificato l’uso della palette di colori e delle luci. Anche in questo caso, estetica e concetto dialogano perfettamente. Sicuramente le prove degli attori, pur essendo qualcuno sottotono rispetto ai propri standard (ma ottimi in relazione al personaggio interpretato), aiutano e va sottolineata quella della giovanissima e bravissima Raffey Cassidy.vox lux recensione

Vox Lux: la recensione – Conclusioni

Concludendo la nostra recensione di Vox Lux, segnaliamo una nota più che positiva: la splendida colonna sonora curata da Scott Walker. La musica ha un’essenziale importanza nella creazione dell’atmosfera del film, amalgamandosi alla perfezione con le immagini. Tutto è ben giostrato ed amalgamato in un film che sembra più, come detto prima, un saggio sull’uomo, sulla corruzione, sul rapporto singolo-massa; ma anche una più profonda riflessione religiosa, sociale e politica. Brady Corbet provoca lo spettatore e lo spinge a riflettere, straziandolo e seducendolo, soffocandolo e infine rassicurandolo, prima di tornare a sconvolgerlo.

Del resto il giovane regista è stato svezzato, come attore, da maestri della provocazione come Lars von Trier, Araki e Haneke. Torna in sala con Vox Lux, forse non all’altezza del clamoroso esordio ma sicuramente con un potenziale incredibile. Un film dall’impatto visivo e psicologico profondo e incisivo. Una metafora melodrammatica capace di scuoterci con prepotenza per poi calmarci con una narrazione che sfrutta la cultura del XXI secolo per farci riflettere. Vox Lux è figlio della sua epoca; epoca che riesce a raccontare attraverso il dramma dei suoi personaggi.

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