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DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO D’ AMORE? – parte2

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO D’AMORE

Sono queste le parole che continuavano a passare per la mia testa dopo la visione di BIRDMAN all’uscita del cinema ,ma sappiamo davvero parlare d’amore ?

Parlare di amore è difficile, quasi impossibile. Parlare di amore, penso a volte, è come parlare di dio. Qualcuno ci crede, qualcuno no. Quelli che ci credono chiedono a quelli che non ci credono di spiegare perché non dovrebbe esistere e viceversa.

Da secoli filosofi e scrittori si interrogano sul significato di questa parola ,in conclusione forse parlare d’amore è una delle cose più difficili da fare ,per questo noi ci affidiamo alla SETTIMA ARTE che attraverso i dialoghi ,le immagini i suoni ,riesce a trasmettere qualcosa di più profondo delle semplici parole ,emozioni .

Ho pensato che nulla, meglio  di un ”film”  potesse cercare di spiegare e di trasmettere tutto quello che la parola AMORE  dovrebbe significare .

Come si esprime la rabbia o l’amore ? Quando dico la parola amore il suono viene fuori dalla mia bocca e colpisce l’orecchio dell’altra persona, viaggia attraverso un intricato percorso che porta al cervello attraverso i ricordi d’amore o di mancanza d’amore e l’altra persona registra quello che dico e dice di capire, ma io come faccio a saperlo? Perché le parole sono inerti, sono simboli, sono morte, capisci? E una grandissima parte di tutta la nostra esperienza è intangibile, gran parte di quello che percepiamo non può essere espressa con le parole. Eppure… quando noi comunichiamo l’uno con l’altro, e percepiamo di avere stabilito un contatto, e capiamo di essere stati capiti, secondo me proviamo una sensazione quasi di… comunione spirituale. Ed è forse una sensazione transitoria ma è ciò per cui viviamo.WAKING LIFE

Di seguito una ”lista” di Film che trattano il tema dell’amore in modo diverso ,più che parlare cercano di trasmettere emozioni .

 

 

  • “BEFORE SUNRISE , BEFORE SUNSET,, BEFORE MIDNIGHT” TRILOGIA DI RICHARD LINKLATERBefore_Midnight_IMG_0044__120905172103

Quello che ha creato Linklater non è una semplice trilogia Romantica ,quello che crea è un viaggio che parla dell’amore come pochi film riescono a fare.Tre film basati sul rapporto di due individui ,un evoluzione durata anni, Il regista ha avuto il coraggio di affidare il senso della sua operazione soprattutto alla parola. I dialoghi tra i due protagonisti costituiscono la parte essenziale dei film e quella più interessante,basata completamente sui dialoghi dei due protagonisti ,la maestria di Linklater sta proprio nel non annoiare mai,ognuno di noi si ritroverò almeno per un istante nei due innamorati.Un film che non parla semplicemente d’amore,ma che è l’amore stesso .

E’ amore quello che ha appena il tempo di sbocciare a Vienna, nell’estate del 1986, tra Jesse e Céline, due giovani che si incontrano per caso, passano una notte insieme, girovagando per la città; parlano, si conoscono, si piacciono…Il tempo di unirsi nei giardini del Prater, prima dell’alba, e poi la separazione, con la promessa di ritrovarsi 6 mesi dopo, allo stesso binario dove lei prende il treno per Parigi.

C’è la freschezza, c’è l’entusiasmo, c’è la bellezza della gioventù; c’è l’incanto di entrare subito in consonanza, di andare al nocciolo dei propri sentimenti e stati d’animo, di far intrecciare le proprie storie, di non avere segreti né reticenze, eppure anche la consapevolezza di non aver esplorato tutto della persona con cui ti accompagni, il mistero di qualcosa che non è stato ancora svelato.

L’amore rivive, con naturalezza, non 6 mesi, ma 9 anni dopo, a Parigi. Jesse e Céline sono maturati, cambiati; lui è scrittore, lei non ha ancora un ruolo definito, ma vive la passione di comporre e cantare canzoni, accompagnandosi con la chitarra.

C’è un aereo in partenza per gli Stati Uniti, che sta per separarli: lui si dovrà imbarcare entro breve, si trova a Parigi unicamente per presentare il suo libro, che ha avuto successo e racconta proprio la loro storia, interrotta anni prima…

Ancora 9 anni passano e troviamo i due insieme, in una vacanza in Grecia, in compagnia di due gemelline bionde, nate 8 anni prima dal loro rapporto.

E’ ancora amore: l’attrazione fisica è sempre viva, le parole continuano a entrare in profondità… Ma l’usura del tempo e la pesantezza del vivere quotidiano si fanno sentire, mentre si manifesta l’azione erosiva di problemi, rinunce, frustrazioni, sensi di colpa.

 

 

 

 

  • IO   E  ANNIE

 

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”FRATTANTO SI ERA FATTO TARDI E TUTT’E DUE DOVEVAMO ANDARE PER I FATTI NOSTRI. MA ERA STATO MOLTO BELLO, RIVEDERE ANCORA ANNIE, DICO BENE? MI RESI CONTO DI QUANTO ERA IN GAMBA STUPENDA E, SÌ, ERA UN PIACERE… SOLO AVERLA CONOSCIUTA… E ALLORA IO PENSO A QUELLA VECCHIA BARZELLETTA, SAPETE, QUELLA DOVE UNO VA DA UNO PSICHIATRA E DICE: DOTTORE, MIO FRATELLO È PAZZO, CREDE DI ESSERE UNA GALLINA. E IL DOTTORE GLI DICE: PERCHÉ NON LO INTERNA?. E IO PENSAI A QUELLA VECCHIA BARZELLETTA… SAPETE? QUELLA DOVE UNO VA DA UNO PSICHIATRA E DICE: DOTTORE, MIO FRATELLO È PAZZO: CREDE DI ESSERE UNA GALLINA. E IL DOTTORE GLI DICE: PERCHÉ NON LO INTERNA?. E QUELLO RISPONDE: E POI A ME LE UOVA CHI ME LE FA?. BEH, CREDO CHE CORRISPONDA MOLTO A QUELLO CHE PENSO IO DEI RAPPORTI UOMO”

-MONOGOLO FINALE

 

  • Per tutti gli appassionati del cinema di Woody Allen, “Io e Annie” rappresenta sicuramente uno dei film più teneri e divertenti di sempre, un’originale, malinconica, dolcissima storia d’amore che racconta con tono autobiografico il vero rapporto tra Allen e la sua partner Diane Keaton. Il film è narrato proprio dal punto di vista schiettamente soggettivo del protagonista, il comico televisivo Alvy Singer, perfetto alter-ego di Woody Allen afflitto da centinaia di assurde manie e perennemente dipendente dalla psicanalisi. Attraverso una serie di flashback senza un preciso ordine cronologico, in uno stile narrativo tipicamente felliniano che sembra seguire il libero flusso di pensiero del protagonista, Alvy ricostruisce alcuni episodi della sua relazione con Annie, rivivendoli in maniera del tutto personale e rielaborandoli di volta in volta secondo la propria immaginazione, con risultati assolutamente strepitosi. Il suo immancabile campionario di piccole nevrosi quotidiane e di improbabili ossessioni non fanno che aggiungere un tocco ancora più personale al film, assieme alle straordinarie trovate registiche di Allen (ispirate direttamente a “8½” di Fellini e alla sua commistione fra realtà e fantasia), che danno vita ad alcune scene formidabili: la coda al botteghino del cinema, le analessi sull’infanzia di Alvy, le coscienze dei personaggi che escono dai propri corpi, il cartone animato tratto da “Biancaneve”, le sedute di terapia parallele. Il film, una rappresentazione ironica e sincera dei vari aspetti della vita moderna e dell’amore romantico, si avvale di una formidabile raccolta di battute da antologia e di attori eccellenti, con il magnifico scenario di una New York fotografata in tutta la sua ineffabile bellezza metropolitana. Irresistibile interpretazione della bravissima Diane Keaton, premiata con l’Oscar come miglior attrice e il Golden Globe per il ruolo della deliziosa, stravagante, simpaticissima Annie Hall, che si veste con pantaloni, cravatte e camicie da uomo e canticchia il famoso motivetto “la-di-dah”. Considerato dai più il miglior film nell’intera carriera di Woody Allen, “Io e Annie” ha ottenuto 4 premi Oscar come miglior film, regista, attrice e sceneggiatura, e resta ancora oggi una pellicola indimenticabile che, a distanza di tanti anni, conserva inalterata tutta la sua carica di divertimento e di magia
  • MR.NOBODY

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“NON SI PUÒ TORNARE INDIETRO, PER QUESTO È DIFFICILE FARE UNA SCELTA, MA FIN QUANDO NON SI SCEGLIE NULLA… TUTTO È POSSIBILE.”

 

 

Ci sono dei film che ti chiamano a sè, che non puoi astenerti dal vedere, perchè forse sono già dentro di te senza che neppure tu lo sappia… Ieri prima di cena stavo sonnolento davanti alla tv a godermi il feticismo in pellicola di “Jukebox”, la rubrica di trailer di Coming Soon Tv e per caso mi sono imbattuto in immagini folgoranti, abbacinanti, liricamente poetiche e in grado di stuzzicare come una frustata la mia intorpidita sensibilità del dopo lavoro. Un bimbo che rincorre un treno, fiori rossi, cielo, mare, due volti che si scrutano sotto un lenzuolo… Che film sarà, mi sono chiesto, non ne ho mai sentito parlare, probabilmente non sarà ancora uscito. Ed invece, scartabellando in giro, ho scoperto che questo Mr. Nobody è un film “vecchio” di quasi due anni, presentato a Venezia, snobbato dal pubblico e mai uscito (ovviamente) in Italia: troppo complesso per l’anestetizzato pubblico di casa nostra. Ma io dovevo vederlo a tutti i costi e, una volta recuperatolo, ho abbandonato le ciance patetiche della nostra politica spettacolo per staccarmi dal mondo reale e lasciarmi travolgere da un sogno in immagini, da vite che si incrociano e si diramano ad ogni più piccola scelta. Volti e corpi indagati come psicologie tangibili, viaggi dell’essenza e della sostanza, scienza e filosofia, scelte e rinunce, percorsi e staticità. Tutto ho trovato negli occhi di Jared Leto, gli stessi, profondi come l’impatto tra cielo e mare, che ritroviamo sempre in lui, a più di cento anni, che nascondono in se stessi una vita intera, leggibile in mille modi ma capace di raccontarsi in ogni rivolo creato da ciascuna singola scelta che costella la nostra vita. E così si va in viaggio, dagli anni ottanta che sembrano i sessanta in cui crebbe il regista, fino a un futuro, su marte silenzioso e imprescrutabile o sulla stessa terra, ridotta fantasmagorico a simulacro di sè. Quale sarà il nostro domani, quello di ogni singolo essere umano e quello dell’umanità nel suo complesso? Impossibile dirlo, dipende dalla scelta di ciascuno, ma allora forse tutto è solo ipotetico, destinato, a causa delle nostre decisioni dipendenti da altri, a ripetersi ogni volta con sfumature sempre diverse. O magari si tornerà sempre indietro fino a una (ri)nascita che sfugge alla comprensione e alla logica. O forse c’è una terza via, prima invisibile tra ciò che si ha davanti agli occhi, la mano della propria madre, e dietro, la voce del proprio padre. E’ qualcosa di simbolicamente perpendicolare che improvvisamente diventa la scelta più evidente e ovvia. E allora via, di corsa, verso la propria indipendenza e maturità. Stanotte ho sognato. Come non mi capitava da anni.

  • 500 DAY OF SUMMER

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    “500 giorni insieme” è uno di quei piccoli-grandi film che conosci per caso e di cui ti innamori da subito. Il film racconta di Tom (Joseph Gordon-Levitt) che si innamora di un’ammiccante collega di ufficio (Zooey Deschanel) e incomincia una fragile storia d’amore, per lui è una cosa seria, ma lei la prende alla leggera. Un racconto di formazione dove Tom aiutato dagli amici e compagni di ufficio e dalla sorellina (più saggia di lui), scoprirà la differenza tra aspettative e realtà. Una commedia romantica così originale non la si vedeva dai lontani anni ’80, l’era di “Harry ti presento Sally”

  • HARRY TI PRESENTO SALLY

ADORO IL FATTO CHE TU ABBIA FREDDO QUANDO FUORI CI SONO 25 GRADI. ADORO IL FATTO CHE CI METTI UN’ORA E MEZZO PER ORDINARE UN PANINO. ADORO LA PICCOLA RUGA CHE TI SI FORMA SUL NASO QUANDO MI GUARDI COME SE FOSSI MATTO. ADORO IL FATTO CHE DOPO AVER PASSATO UNA GIORNATA CON TE, POSSA ANCORA SENTIRE IL TUO PROFUMO SUI MIEI VESTITI. E ADORO IL FATTO CHE TU SIA L’ULTIMA PERSONA CON LA QUALE VOGLIO PARLARE PRIMA DI ADDORMENTARMI LA NOTTE. NON È CHE MI SENTA SOLO, E NON C’ENTRA IL FATTO CHE SIA CAPODANNO. SONO VENUTO QUI STASERA PERCHÉ QUANDO TI RENDI CONTO CHE VUOI PASSARE IL RESTO DELLA TUA VITA CON UNA PERSONA, VUOI CHE IL RESTO DELLA TUA VITA INIZI IL PRIMA POSSIBILE.

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C’è ancora qualcosa da dire sulla più bella commedia sentimentale degli anni ’80? Spesso rimango di sale quando i miei coetanei affermano di non sapere neppure di cosa si tratti… quindi evidentemente c’è ancora molto ma molto da dire su Harry ti presento Sally, una commistione a dir poco paradisiaca di intelligenza mainstream, romanticismo, cultura e finissima ironia. Le battute cult si sprecano (da “quello che ha preso la signorina…” a “cameriere c’è troppo pepe sulla mia paprika” fino alla mitica dichiarazione d’amore alla festa finale), la colonna sonora adorabile, la regia perfetta e mai invadente che lascia spazio alla fantastica sceneggiatura di Nora Ephron. Su tutto, due interpreti straordinari di cui è difficile non innamorarsi. Da recuperare (mai che venisse riproposto in tv…) per chi non l’ha visto, da vedere e rivedere per chi già lo conosce a memoria (come me…) Play it again…

AMAMI SE HAI IL CORAGGIO

GRANDE SOPHIE IL GIOCO ERA RIPRESO A TUTTO GAS. FELICITÀ ALLO STATO PURO, BRUTA, PRIMITIVA, VULCANICA. MAGNIFICO. IL MEGLIO DEL MEGLIO; MEGLIO DELLA DROGA, DELL’EROINA, MEGLIO DELLE CANNE COCA CRACK FIX JOINT SHITH SHUZ SNIFF PET MARJUANA CANNABIS PEOTE COLLA ACIDO LSD EXTASY, MEGLIO DEL SESSO, MEGLIO DEL POMPINO, IL 69, LE ORGE, MASTURBAZIONE TANTRISMO KAMASUTRA MASSAGGIO TAILANDESE, MEGLIO DELLA CIOCCOLATA, IL MONT BLANC, LA BANANA SPLINT, MEGLIO DI TUTTE LE TRILOGIE DI GEORGE LUCAS, DELLE PUNTATE DEL MUPPET SHOW, MEGLIO DELL’ANCHEGGIARE DI EMMA, MARYLIN, LA PUFFETTA, LARA CROFT, NAOMI CAMPBELL, I NEI DI CINDY CRAWFORD, MEGLIO DELLA FACCIATA B DI ABBEY ROAD, GLI ASSOLI DI HENDRIX, MEGLIO DEI PASSETTI DI ARMSTRONG SULLA LUNA, LE MONTAGNE RUSSE, I FESTONI NATALIZI, LA FORTUNA DI BILL GATES, LE TRANCE DEL DALAILAMA, LA RESUREZIONE DI LAZZARO, TUTTE LE PERE DI TESTOSTERONE DI SCHWARTZ, IL COLLAGENE NELLE LABBRA DI PAMELA ANDERSON, MEGLIO DI WOODSTOCK E DEI RAVE PARTY PIÙ TRASGRESSIVI, MEGLIO DEI TRIP DI SAD, RAINBOW, MORRISON E CASTANEDA, MEGLIO DELLA LIBERTÀ… MEGLIO DELLA VITA!

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“Amami se hai coraggio” o in francese “Jeux d’enfants” che rende a pieno tutta la sceneggiatura del film tradotta in modo orribile in italiano ,uno dei tanti casi .

Julen è Sophie sono due bambini con problemi. Julien ha la mamma malata, e un brutto rapporto con il padre, Sophie invece è povera e derisa da tutti i compagni perchè polacca. I due ragazzi giocano tra di loro sfidandosi in una serie di imprese più o meno coraggiose. I due bambini crescono, diventano adolescenti, ma il loro rapporto sembra sempre segnato dal loro gioco da bambini, i due continuano a sfidarsi, ma tra i due nasce un sentimento, ma quanto di questo amore è gioco e quanto è realtà? Yann Samuell racconta una favola sull’amore, tanto irreale quanto suggestiva, infatti quasi tutto rimanda al sogno nel suo miscuglio pop/grottesco. Il regista racconta l’amore in tutte sue le sfaccettature dalla sofferenza della lontanza alla gelosia, sempre con un tono “sopra le righe”. La Cotillard e Carnet sono i punti cardine del film, i personaggi di contorno ci sono, ma non hanno importanza perchè il fulcro del film è chiaramente il rapporto tra i due protagonisti e i due attori sono capaci e bravi (più la Cotillard a mio parere).  L’amore dunque è un gioco, una serie di sfide tra i due innamorati ed è questo che il regista vuole mostrarci, certo Samuell ne ha una visione un tantino cinica, ma idealmente crede nel lieto fine (come in tutte le storie d’amore che si rispettino) nella possibilità di superare le sfide improbe della vita e del cuore per il raggiungimento dell’amore eterno, che non si consuma nel matrimonio, o con una semplice promessa, ma con i fatti.  Da citare la Vie En Rose, il tema onnipresente del film che però riproposto in innumerevoli versioni non stanca mai, anzi te la trovi a canticchiare alla fine del film. Concludo col dire che questo è un film che va visto, un film che finalmente racconta l’amore non nel solito modo, certo il film di difetti ne ha, ma passano facilmente in secondo piano. Un ora e mezza volata, ma che ti lascia qualcosa

L’arte del Sogno

Benvenuti nel magico mondo di Michel Gdownload (5)ondry! 3 anni dopo aver firmato un capolavoro, Eternal Sunshine of the Spotless mind, Gondry era atteso al varco, per la 1° volta senza il suo fido sceneggiatore Kaufman, per la 1°volta regista in patria, lui, francese d’America, riuscendo a superarlo in maniera magnifica! Un film onirico, nuovamente psicologico, dentro la testa del protagonista, un bravissimo Gael Garcia Bernal, rappresentata come un studio televisivo, tra folli sogni in grado di miscelarsi con la realtà, dando vita ad un concentrato visivamente irresistibile. Bernal è un messicano rimasto orfano del padre, deciso a tornare dalla madre, in Francia, dove ad attenderlo c’è un alienante lavoro, per lui giovane creativo, in una sorta di copisteria, portata avanti da dei folli soggetti! Unica nota positiva l’incontro con la vicina di pianerottolo, Charlotte Gaingsbourg, artistoide come lui con la passione per i giocattoli di pezza. Gondy trasporta sullo schermo i suoi incredibili sogni, riuscendo a rapprasentartli in maniera pazzesca, tra cellophane, ovatta, cartoni di compensato, cartine di caramelle, macchine del tempo in grado di portarti avandi o indietro di solo 1secondo, caschi celebrali, pupazzi di pezza meccanici! Il protagonista vive in una sorta di limbo, incapace di separare il sogno dalla realtà, causa un sentimento, l’amore, non corrisposto, tranne che nel magico e personale mondo onirico. L’assenza di Kaufman, dal punto di vista della sceneggiatura, si fa sentire, ma Gondry riesce comunque a realizzare un film fantastico, lucidamente folle, capace di portare lo spettatore nel mondo del sogno ad occhi aperti. Geniali gli effetti speciali, questo film andrebbe fatto vedere in tutte le scuole di cinema, come tipico esempio di come si possa fare ottimi film, con pochi mezzi a disposizione, visto i “soli” 9 milioni di dollari di budget. Un vero gioiello, da vedere e rivedere, da conservare con gelosia, per un regista che dopo aver rivoluzionato il mondo dei videoclip, nel suo piccolo si sta ripetendo anche nel mondo del cinema.

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