Film da vedereFilmPost consiglia

Captain Fantastic – Un viaggio alla scoperta della semplicità

Fin dalle prime immagini del trailer, capiamo che Captain Fantastic  è un film dalle sfumature un po’ vintage ed un po’ indie. D’altronde sono queste le caratteristiche che contraddistinguono un tipico “film da Sundence”. Viene infatti presentato per la prima volta il 23 gennaio al Sundance Film Festival 2016, riscuotendo un discreto successo; per poi approdare a Cannes 69 nella categoria “Un Certain Regard” vincendo il premio Miglior regia. In Italia lo vediamo arrivare soltanto nel mese di ottobre, presentato nella sezione “Alice nella città” alla Festa del Cinema di Roma 2016 e distribuito nelle sale il 7 dicembre.

Captain Fantastic – Un viaggio alla scoperta della semplicità

*Questo articolo si propone come riflessione sul film da parte dell’autrice e non una recensione (spoiler alert)*

Captain Fantastic (Matt Ross, 2016)

Vita tra i boschi

Abbiamo di fronte un film che ci lascia inizialmente spiazzati per i temi trattati e soprattutto per la schiettezza con la quale vengono trasposti sullo schermo. L’educazione dei figli, l’elaborazione del lutto, il rapporto conflittuale (e la totale chiusura) con una società fatta quasi esclusivamente di beni materiali.

Il protagonista Ben – uno splendido Viggo Mortensen che sarà candidato come miglior attore protagonista agli Oscar 2017 per questo ruolo – è un padre atipico che ha deciso insieme alla moglie Leslie, di crescere i propri figli nei boschi della costa nord-occidentale degli Stati Uniti. Lontano dal mondo “normale”, quello tecnologicamente evoluto e governato dal consumismo.

Alla scoperta del “nuovo mondo”

Quasi subito accade qualcosa che sconvolge l’equilibrio di questa stramba famiglia. La madre dei ragazzi, assente già da qualche mese dalla vita nella natura selvaggia, muore suicida a causa di un disturbo bipolare da cui era affetta da parecchi anni. Sarà questo il motore che spingerà la “gang del bosco” a partire alla scoperta del mondo moderno, per compiere le ultime volontà della donna, cioè essere cremata (e non sepolta, come volevano i genitori fortemente conservatori) per poi far gettare le proprie ceneri nel gabinetto di un luogo pubblico qualunque.

Con la fine del primo atto inizia davvero la vicenda. La famiglia decide di intraprendere un folle viaggio, a bordo del loro vecchio scuolabus di nome Steve, verso il Nuovo Messico per assistere al funerale della madre. Nonostante la forte ostilità del padre di lei (Frank Langella) nei confronti di Ben, ritenendolo il responsabile della malattia della figlia, la bizzarra famiglia si presenta in chiesa vestita con colori sgargianti.

Riflessione Captain Fantastic

Parole d’ordine:  semplicità e stupore

Sulla scia di altri road-movie come Littlie Miss Sunshine o Into the Wild, il nostro “Fantastico Capitano” ci coinvolge in un viaggio divertente ed allo stesso tempo malinconico, riuscendo a farci vedere il mondo con lo stesso stupore dei figli di Ben quando scoprono tutti quegli oggetti, simbolo del tanto odiato capitalismo, dei quali non conoscevano neanche l’esistenza – la Coca-cola, le patatine fritte, i supermercati, i videogiochi dei cuginetti viziati.

Avendo sempre vissuto nella semplicità, essi passano il loro viaggio ad osservare tutto con naturale meraviglia (quasi come il fatidico Fanciullino di Pascoli). Mentre loro scrutano ciò che li circonda con occhi curiosi e nuovi, noi spettatori impariamo a conoscere questi piccoli protagonisti. Vediamo il loro rapporto con Ben, un padre severo ma premuroso che risponde sempre in modo schietto e sincero a qualunque domanda, anche a quelle più scomode – anche quando gli viene chiesto dalla figlia più piccola che cos’è un rapporto sessuale.

Riflessione Captain Fantastic

Un padre che li ha educati alla lettura e li istruisce con un metodo self-made, facendogli studiare testi di ogni genere; dalla scienza alla storia, alla letteratura russa. Li interroga spesso chiedendo commenti ben articolati e motivati, vietando parole come “interessante” (definita una non-parola).

Critica al sistema ed utopia

Cogliamo l’esplicito disprezzo del regista Matt Ross nei confronti dello stile di vita americano, pieno di problemi in materia di educazione, di metodi didattici e relazionali. Il film riesce a criticare senza risultare ridondante ed estremizzando volontariamente con un grande sarcasmo modi di pensare e slogan prefabbricati come “Abbasso il sistema!”. Un dinamismo divertente che vediamo sgonfiarsi in un finale che sfocia in un’utopia dal tono quasi quasi bucolico delle situazioni rappresentate.

 

Potrebbe interessarti anche:

Captain Fantastic: quando la natura si scontra con la civilizzazione

Lista dei Film da vedere

Into the Wild – Nelle terre selvagge

 

Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Adblock Rilevato

Per favore supportaci disabilitando il tuo Ad Blocker