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Review: The Birth of a Nation- Il risveglio di un popolo

 

Dopo 12 anni schiavo, Django unchained, quest’anno ritorna al cinema un film sulla schiavitù, sulla ribellione degli schiavi, del risveglio di un popolo. Si chiama The Birth of a Nation, diretto da Nate Parker, ed è ambientato nella Virginia del 1831. La storia è semplice: Nat Turner è uno schiavo che fin da piccolo ha avuto un’educazione dalla famiglia del padrone di tipo religioso, questo lo renderà un ottimo predicatore e sarà sfruttato dal suo padrone Samuel Turner per sottomettere e reprimere i desideri di rivolta e libertà degli schiavi che lavorano per la sua famiglia. Il film si apre subito con una visione, un rito religioso, il destino che renderà Nat il prescelto. Lui dovrà rovesciare il sistema della schiavitù, portare libertà e mettere fine agli orrori che avvengono nei campi di cotone .

Fin dal titolo del film, che riprende quello del famoso film di Griffith, si coglie la serietà con cui verrà narrata la materia ma oltre alla storia di ribellione e giustizia, all’interno del film troviamo anche una serie di simboli e messaggi che inspessiscono la pellicola comprendenti scene di sogni, visioni, crude e solenni immagini sulla violenza utilizzata dagli schiavisti. Il tutto è accompagnato da una bellissima colonna sonora che ripercorre la tradizione del blues e dei canti degli schiavi nelle riserve. Le immagini scorrono eleganti, vantandosi di una fotografia asciutta, netta, che dipinge sia bellissimi paesaggi come le distese della Virginia o sgargianti ville dei padroni di schiavi ma anche impiccagioni, frustate, orrori macchiati di rossissimo sangue. Tutto ciò rende The Birth of a Nation un discreto prodotto, che non si discosta molto dal contesto dei film sulla schiavitù e non porta nessuna novità ma sviluppa un avvincente storia, ben calibrata, che sfocerà alla fine al massacro, alla decisione di Nat di combattere, un po’ egoisticamente, per la libertà di una nazione sotto la guida di Dio stesso, che lo avrebbe scelto come portatore della nuova giustizia.  Sotto questo punto di vista, la svolta è un po’ troppo brusca, durante la visione di nota bene come da una prima parte di introduzione, di descrizione della vita da schiavo, si passi alla lotta, alle armi e alla rivolta. Forse era anche quello che premeva di più al giovane Parker, che sembra si sia concentrato molto sulla figura dello schiavo Nat che a contesto storico della secessione americana. Al cinema dal 14 Dicembre nelle sale italiane, se vi ritrovate a dover affrontare un cupo week end e non sapete dove sbattere la testa, vi consiglio di dare un’occhiata a questo Birth of a Nation, a patto che abbiate recuperato prima pellicole come Captain Fantastic (recensione qua: http://www.filmpost.it/captain-fantastic-la-natura-si-scontra-la-civilizzazione/) o Sully(di un Clint Eastwood che non ne sbaglia una).

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