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Silence di Martin Scorsese: ecco perchè è un film su cui pensare

Dal 12 Gennaio è nelle sale Silence, l’ultimo film di uno dei protagonisti del cinema contemporaneo: Martin Scorsese.

Opera discussa, complessa e dalla struttura monumentale instilla riflessioni di portata universale.Silence di Scorsese riflessioni

Si dice che il regista statunitense desiderasse realizzare un film del genare da circa trent’anni. Di fatto, da Silence emerge questa maturazione, emergono le domande che un uomo si pone lungo tutta la vita.

Nel Giappone del XVII secolo, al tentativo di evangelizzazione cattolica, la riposta erano persecuzioni e torture. Due monaci portoghesi gesuiti vanno alla ricerca del loro maestro, speranza della missione, che si teme abbia abiurato.

E’ una storia dai tempi lunghi, ritenuta lenta dai più, ma che ha tanto da dire. Opera discussa, complessa e dalla struttura monumentale instilla riflessioni di portata universale.

Ecco alcuni spunti di riflessione su Silence di Scorsese.

Le immagini parlano, le inquadrature di spazi sconfinati ci trasportano su isole orientali, l’attenzione ai piccoli dettagli ci fa accostare agli abitanti del luogo, le luci naturali ci avvolgono in un’atmosfera di secoli fa.

Da una parte un’ingerenza ostinata e non facilmente giustificabile, dall’altra una repressione fredda e calcolata, dall’altra ancora una fede incondizionata e passiva.

Meditazione, spiritualità e una dirompente carica espressiva non hanno bisogno di molte parole. Nel silenzio si percorrono le vie del peccato tra i sentieri paralleli di rito, natura, e abnegazione contro superbia.

E tra i tormenti della fede e della carne, si giunge all’abiura: per il silenzio di Dio, troppo assordante rispetto alle grida strazianti dei torturati. Nel silenzio di Dio si perde la fede, nel proprio silenzio la si può ritrovare… Cosa vuol dire servire il proprio Dio?

Silence di Scorsese riflessioni

Fin dove può arrivare la fede? Dove si cela il labile confine fra martirio ed inutile sacrificio? Esiste davvero e come si  può configurare il concetto di universalità nella religione?

Silence è riflessione: perfino dalla figura dell’Inquisitore emergono acuti spunti di apprezzabile saggezza. Il Giappone viene definito come un terreno stagnante, dove il cattolicesimo non può fiorire. O come un uomo che, per la propria pace, rifiuti di avre accanto donne. Sembra non parlare solo della sua terra ma di ogni popolzione toccata da conflitti religiosi, in ogni luogo e da sempre.

In fondo, si può dire che i credenti giapponesi comprendessero davvero il dogma occidentale? O piuttosto il loro sacrificio si aggrappava ad una cieca consolazione, ad un ideale che contrastasse con la dura reltà delle loro vite?

E forse il più apprezzabile pregio del film, nonostante la nota fede del regista, è l’imparzialità del messaggio. Qualunque spettatore può formulare riflessioni e accennare risposte, qualunque sia la propria religione.

 

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