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Festival di Sanremo: intervista a Keanu Reeves

Il super ospite di Sanremo 2017: l’intervista a Keanu Reeves

Festival di Sanremo: intervista a Keanu Reeves

Brezza che viene dal mare” è il significato del nome di Keanu Reeves: così lo introduce Maria De Filippi.
Dopo un breve video in cui scorrono alcune scene dei suoi film più famosi, l’attore viene accolto in studio accompagnato dalla colonna sonora di Matrix.

“Come stai?” gli chiede Maria.
“E’ bello essere in Italia” risponde.

Sanremo 2017: Intervista a Keanu Reeves

Sanremo 2017: Intervista a Keanu Reeves

Maria De filippi gli mostra alcuni oggetti, e gli chiede di dirle cosa gli fanno venire in mente.

Un pacco di pasta.
“Quando ero bambino, lavoravo in un negozio di alimentari italiani. Avevo 16 anni… Facevo io la pasta, mettevo gli ingredienti, giravo e cercavo di rendere giusta la consistenza! A Toronto, in Canada”

Scarponi da ghiaccio
“Quando ero piccolo, giocavo a Hockey sul Ghiaccio. In Canada devi giocare a Hockey. Facevo il portiere e giocavo tantissimo. Ero abbastanza bravo. Quando andavo al liceo mi soprannominavano il muro, quindi da portiere ho avuto dei momenti di gloria, ma anche qualche disastro. Ma è così che funziona lo sport.”

Moto
“Ho cominciato a correre in motocicletta a 22 anni e mi piaceva tantissimo. Mi dava senso di libertà, il vento, l’aria, il rumore.. Così ho avviato un’azienda di motociclette. Vado in motocicletta tutti i santi giorni. Da giovane andavo più veloce, ma adesso ho fatto qualche incidente, così vado più piano. Mi sono rotto i denti, la milza… Ma ancora oggi qualche volta mi piace correre.”

Una casa
“Ci sono stati molti anni in cui ho fatto una vita da gitano. Lavoro, tornavo a Los Angeles, prendevo case in affitto.. E dopo un po’ sono andato a cercarmi una casa, per arrivare in un posto e dire ‘ecco, questo è quello che voglio’. E quella è ancora la casa in cui vivo adesso. E’ un posto sicuro in cui riposare, pensare, intrattenere. E’ bello avercela.”

Maria gli chiede di parlargli del suo libro, intitolato “Ode alla felicità”
“E’ un’ode alla felicità. Io ho un’amica, che a volte si deprime un po’. Una sera, nella cucina di casa mia, lei era da me, con questa depressione, così ho scritto una poesia per farla sorridere. (..) Questa poesia è diventata un libro d’artista che cerca di farti sorridere quando sei triste.”
(In questa parte l’interprete ha fatto fatica a tradurre le parole di Keanu, forse per la sua parlantina veloce: sembrava davvero entusiasta nel parlare di quest’ode alla felicità)

Maria fa avvicinare Keanu all’orchestra, mostrandogli il bassista. Gli chiede della sua esperienza a livello musicale.
“Ho suonato in una band, ma è tanto tempo che non suono. Ci avevo suonato per una decina d’anni, ma ci siamo sciolti circa 9 anni fa”
Maria gli chiede di suonare, con la scusa che “Suonare il basso è come andare in bicicletta: non si dimentica mai come si fa”. Così Keanu prende lo strumento e dice “Scusate se sarà terribile, scusatemi.”
Inizia a suonare chiedendo l’appoggio della batteria.
(Da profana posso dirvi che non sembrava che fossero passati quasi 10 anni dall’ultima volta che aveva toccato un basso)

Arriva Carlo Conti, congratulandosi e scherzando -dicendo di essere la controfigura di Keanu in “Matrix“. “Ecco dove mi sembrava di averti già visto!” Risponde lui. Gli porta un mazzo di fiori, dicendo che è da “parte di tutte le signore”.

Gli chiede se porta una canzone italiana nel cuore, e Keanu risponde:
“Una delle prime canzoni italiane che abbia mai sentito era quando mia sorella aveva 16 o 17 anni e aveva il fidanzato italiano, e cantava “VA BENE COSIIII” -di Vasco Rossi-. Mi rendeva felice sentirla. E’ una canzone romantica, no? Le conosci le parole?”

Maria fa delle finte ‘avances’ (Che Keanu sembra non capire) e si salutano con un bacio.

Inconfondibili la gentilezza, la compostezza e la timidezza di un attore così grande e allo stesso tempo così umile.

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