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Analisi della Trilogia dell’Appartamento di Roman Polanski

In questo articolo ci proponiamo di parlarvi della Trilogia dell'appartamento di Roman Polanski, che comprende: Repulsione, Rosemary's Baby e L'inquilino del terzo piano.

In questo articolo ci proponiamo di parlarvi della famosa e importante trilogia dell’appartamento di Roman Polanski, che non può mancare tra le visioni di un cinefilo. I film sono: Repulsione, Rosemary’s Baby e L’inquilino del terzo piano. Le caratteristiche base di questa trilogia sono la claustrofobia, gli ambienti chiusi, le nevrosi e le paranoie dei personaggi e ovviamente la presenza di un appartamento.

Analisi della Trilogia dell’Appartamento di Roman Polanski

 

Roman Polanski è uno dei più influenti registi della nostra epoca, è stato vincitore di diversi premi ed ha lasciato in nostra eredità molteplici cult, sia di genere che di autore. Nasce a Parigi il 18 Agosto del 1933, in un periodo difficile. Nato da una famiglia ebraica, fu costretto ad emigrare in Polonia per sfuggire all’antisemitismo. I suoi genitori in seguito saranno perseguitati dai nazisti mentre il giovane Roman si salverà grazie al trasferimento presso un’altra famiglia. Intraprende gli studi di cinema pressa uno scuola danese e nel 1962 gira il suo primo lungometraggio, “Il coltello nell’acqua”.

Trilogia dell'appartamento Roman Polanski

Dopo di questo, inizia a lavorare a quello che sarà il primo dei tre film che si usa raggruppare nella famosa trilogia dell’appartamento.

Repulsione – L’inconscio e la pazzia

Nel 1965 gira appunto “Repulsione”, con protagonista Catherine Denueve. Il film valse il premio della giuria al Festival di Berlino. È inoltre il primo lungometraggio girato in lingua inglese e con sé si porta dietro un sacco di innovazioni. In primo luogo, l’uso del grandangolo in spazi chiusi come quelli di stanze o corridoi che distorcono la realtà, metafora della situazione della protagonista. Così come l’uso della profondità di campo, tutte tecniche volte al creare un luogo metafisico ed onirico, come una coscienza trasfigurata.

Trilogia dell'appartamento Roman Polanski

Sembrano discorsi un po’ astrusi vero? Bhe, tutto sembrerà più semplice una volta visto il film. La storia è semplice: Carol, una giovane manicure belga, vive a Londra con la sorella Helene. Fin dall’inizio notiamo come abbia una certa repulsione o comunque disagio verso il sesso opposto, come una paura o una paranoia inconscia. Un giorno Helene decide di andare in vacanza con il fidanzato lasciando Carol da sola. Sarà questo che scatenerà in lei tutta la nevrosi che ha dentro di lei, che la costringerà a fare azioni assurde e pericolose.

Questo film è quasi un horror, ma è anche un thriller psicologico e sicuramente un film di autore. L’interpretazione di Catherine Denueve è straordinaria, messa in scena sempre con un’espressione persa, le unghie mangiate e l’aria di chi non arriverà alla fine del film sano. Questo è il primo di una lunga serie di film dove il tema del sesso, delle nevrosi, e delle teorie di Freud vengono a galla. L’uso delle musiche è perfetto, aumentando l’esperienza angosciante, così come utilizzo delle scene oniriche. Mani che spuntano dalle pareti, uomini pronti ad abusare della protagonista, omicidi: questo è quello che la mente dissociata della protagonista finirà a credere.

Sicuramente con Repulsione, Polanski si fece subito notare al pubblico, creando uno dei suoi film più terrificanti e più riusciti.

Rosemary’s Baby – L’oppressione della società

Passano gli anni, e nel 1968 scrive e gira quello che sarà il suo capolavoro assoluto e secondo film della trilogia dell’appartamento. Stiamo parlando di Rosemary’s Baby. È interpretato da Mia Farrow e John Cassavetes, che inscenano una coppia che si trasferisce all’interno di un appartamento. In questa pellicola saranno importanti i condomini, quello che accade all’interno della famiglia e ciò che si scoprirà avere Rosemary.  Ancora una volta troviamo la claustrofobia, la repressione e l’inconscio, che fuoriesce da sogni rivelatori. La fotografia e le inquadrature aiutano tutto ciò, rendono il film un susseguirsi di suspance e angoscia. In questo senso, il film è molto vicino ai film di Hitchcock. Alla fine, come con Repulsion, si arriverà al finale sorprendente. Ma è affidabile? O meglio, tutto ciò che mostra il film è realtà o una fantasia della protagonista? Sono domande legittime quando si guarda un film di Roman Polanski.

“L’immagine che mi ha più influenzato è il ritratto dei coniugi Arnolfini di Van Eyck. È una scena all’apparenza semplice, un uomo e una donna che si tengono per mano al centro di una stanza da letto di un ricco appartamento borghese. Eppure è una delle opere più enigmatiche della storia dell’arte. La normalità è piena di mistero”.

Nel film troviamo un’amara riflessione sulla società contemporanea, e sulla crisi dei valori del capitalismo.

Il demonio sarà un tema ricorrente e centrale nella pellicola. Infatti questo si è fatto veste del discendente della coppia, metafora profonda del film. Tutto il film può essere visto come un lungo viaggio di integrazione della protagonista, che dovrà affrontare tanti pericoli ed ostacoli.

Trilogia dell'appartamento Roman Polanski

Alla fine Rosemary dovrà soccombere alla società, un po’ come l’uomo moderno al giorno d’oggi.

L’inquilino del terzo piano –  Il thriller psicologico d’autore

Arriviamo al 1976, anno in ci esce uno dei migliori film del regista polacco. Terzo film della trilogia, stiamo parlando de L’inquilino del terzo piano. Questo è il film che consiglierei a tutti quelli che prediligono il thriller psicologico alla Inception o il Sesto Senso. Fortunatamente, però, non troveremo una trottola che non si smette mai di girare (e non se la prendano i fan di Nolan)… Anzi, ci avvicineremo ad un’opera di una complessità al livello dei film di David Lynch. Straordinaria è la versatilità del regista, che si muove tra tanti generi diversi.

La quotidianità si fa incubo

Interpretato dallo stesso Polanski, il film tratta di un nuovo inquilino all’interno di un condominio. Prima di lui, una ragazza ci abitava ma un incidente quasi mortale la porta all’ospedale e libera il posto al nuovo inquilino. Sembra che Simone, il nome dell’inquilina precedente, si sia buttata giù dalla finestra dell’appartamento, riportando molte ferite che in seguito la portano alla morte. Trelkovsky, il giovane inquilino di origine ebraiche, si trasferisce ma nota da subito uno strano comportamento da parte degli altri condomini. Inizierà così una persecuzione dei confronti del giovane inquilino, che lo porterà a fare delle gesta assurde. Ancora una volta Polanski gioca con la psiche, con l’inconscio e la repressione sessuale.

Trilogia dell'appartamento Roman Polanski

Rispetto ai film citati in precedenza, questa pellicola è ancora più difficile da decifrare. Anzi, la sua bellezza sta nelle tante interpretazione che le si possono dare.  Come ispirazione, non mancano quelle dalla tradizione egizia ed orientale sulla rinascita e reincarnazione; lo potrete notare dai simboli e dalle letture proposte nel film. Inoltre, le già citate teorie freudiane, l’autobiografia e la sessualità sono temi importantissimi del film. L’alienazione, la frustrazione sessuale e la paranoia sono temi che hanno fatto pensare anche a una possibile ispirazione kafkiana, in quanto anche molti critici hanno contribuito a chiamare questo film il primo film horror kafkiano.

Tra l’altro, è uno tra i primi film a utilizzare la Louma, insieme a 1941 – Allarme a Hollywood di Steven Spielberg e al Superman di Richard Donner. Inoltre, Polanski ha doppiato se stesso in  inglese, francese, ed italiano.

La grandezza di questo film sta anche nella magnifica regia e alla fotografia che rende le ambientazioni cupe e scure, chiuse e claustrofobiche. Tratto dal romanzo omonimo, scritto da Roland Topor, il film rimane molto fedele all’opera iniziale, ritrovando ed enfatizzando le atmosfere.

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