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Brain on Fire – Recensione del nuovo film Netflix

Brain on Fire ci presenta la vera storia della giornalista Susannah Callahan, e del percorso da lei fatto per sconfiggere una malattia autoimmune al cervello

Scritto e diretto da Gerard Barrett, il film è un dramma autobiografico, ispirato al libro della giornalista Susannah Callahan a cui venne diagnosticata una malattia autoimmune al cervello. In questo articolo Brain on Fire recensione del film Netflix noi di filmpost.it vi proponiamo il nostro commento sulla pellicola che vede protagonista una convincente Chloë Grace Moretz.

Presentato per la prima volta nel mese di settembre 2016 al  Toronto International Film Festival, Brain of Fire si presenta come un film debole, il cui unico appiglio è rintracciabile nella ottima interpretazione della giovane protagonista.

Brain on Fire – Recensione del film Netflix

Usando come soggetto il libro autobiografico della giornalista del New York Post Susannah Callahan, il film diretto da Gerard Batter si presenta come un medical drama che tenta di intrecciarsi al versante thriller, senza tuttavia riuscirci.

Brain on fire recensione

La trama

Giovane e brillante giornalista presso il New York Post, Susannah ha tutte le porte aperte nella vita. Ha il lavoro dei suoi sogni, ed è pronta a impegnarsi con tutta se stessa per sfondare, e ottenere così la prima pagina del quotidiano. Tuttavia, proprio mente la sua carriera – e anche la sua vita amorosa – sembrano andare per il meglio, Susannah inizia a manifestare particolari condizioni. Condizioni che prevedono repentini cambi di umore, allucinazioni, scatti d’ira immotivati e un progressivo discostamento dalla realtà.

Vittima di una situazione che non può controllare, Susannah si rivolge ai medici, che tuttavia non riescono a comprendere cosa le stia accadendo; sarà solamente in seguito ad episodi più preoccupanti che i dottori inizieranno a concentrare le loro forze per trovare una risposta. Tuttavia, non sembra così facile come sembra: le analisi di Susannah non mostrano nessuna anomalia. Sarà solo in seguito alla decisione dei genitori di lei, che optano per un ricovero forzato, che finalmente i pezzi inizieranno a rimettersi insieme.

Brain on Fire – Analisi e commento

Brain on fire recensione

Nonostante un inizio promettente, il film con protagonista Chloë Grace Moretz non convince. I primi atti, durante i quali i disagi causati dalla malattia al cervello iniziano a mostrarsi, sono ben impostati; questo, tuttavia, dura solamente una mezz’ora. Per il resto del tempo, il film prosegue con un altalenante passaggio tra la prevedibilità narrativa e la piazzetta registica. Tanti gli spunti inerenti alla storia che avrebbero potuto avere un maggiore approfondimento, tra cui il rapporto con i genitori, con il ragazzo di Susannah e con i propri colleghi di lavoro; il regista, invece, sceglie di soffermarsi solamente sulla protagonista. E questa risulta essere una mossa vincente sul piano interpretativo, in quanto Chloë Grace Moretz ci offre una ottima performance.

Tuttavia, sul piano narrativo, la focalizzazione su un unico personaggio non è altrettanto positiva. La storia scorre con un susseguirsi di eventi banali, quasi fosse un episodio di un medical drama qualsiasi. E la regia segue la stessa direzione, brillando solamente nei primi minuti in cui nulla era ancora chiaro.
Inoltre, la risoluzione del caso e l’intervento del medico che saprà capire cosa affligge davvero Susannah avviene in maniera troppo repentina;  sbuca dal nulla, senza essere annunciato. E invece di risultare un cambiamento positivo, questa scelta si interpreta come la banale risoluzione di un caso complesso.

Conclusioni

Brain on Fire, purtroppo, non si mostra al meglio. Essendo ispirato a una storia vera, sarebbe stato difficile spaziare troppo senza tradire la realtà storica. Questo bisogna concederglielo. Tuttavia, il film sembra non provarci nemmeno, limitandosi a una piatta narrazione e a una retorica inutile. Gli spunti per rendere il film di Gerard Barrett non mancavano, ma nonostante questo il regista non è stato in grado di coglierli.

Quello che rimane, in definitiva, è un senso di vuoto. E non nell’accezione positiva del termine. Il film, in definitiva, non lascia nulla perché concretamente non ci dice nulla più di quanto non avremmo potuto leggere in un articolo di giornale o vedere in un servizio giornalistico di 5 minuti. Ma per spezzare una lancia in suo favore, impossibile non citare l’interpretazione della giovane Chloë Grace Moretz. L’attrice rimane il punto focale del film per quasi tutto il tempo; ed è un bene considerando che la sua performance è stata rimarchevole. Nei panni di Susannah, l’attrice classe 1997 ha saputo rendere bene i turbamenti della protagonista, le sue ansie e il lento decadimento verso quella che in molti ritenevano follia.

 

Brain on Fire - Recensione

5.5 - 5.5

5.5

Lati positivi

  • Recitazione di Chloë Grace Moretz

Lati negativi

  • Regia piatta
  • Scelte di sceneggiatura banali

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