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I don’t feel at home in this world anymore – La stella del Sundance

All’evento più importante del cinema indipendente arriva “I don’t feel at home in this world anymore”. Una produzione Netflix che sta lasciando tutti a bocca aperta, e i migliori complimenti vanno al neo-regista: Macon Blair.

Sundance Film Festival, 2017: alla kermesse cinematografica ideata da Robert Redford arriva Macon Blair, attore noto per le diverse collaborazioni con il regista Jeremy Saulnier (Blue Ruin, Green Room). Per la prima volta dietro la macchina da presa, Blair si presenta in concorso con “I don’t feel at home in this world anymore”, pellicola prodotta da Netflix. Basso budget, pochi interpreti, ma tante nuove idee. Il risultato? Un successo assicurato.

Nel giro di poco tempo il film è riuscito a far breccia nel cuore del pubblico e  della critica, guadagnandosi il Gran Premio della Giuria al Sundance e riscontrando consensi pressoché unanimi dopo la sua distribuzione. Questa curiosa avventura racconta qualche giorno della vita di Ruth (Melanie Lynskey), infermiera sull’orlo della depressione che si ritrova vittima di un furto in casa: hanno preso di tutto, dal computer all’argenteria della nonna. La polizia, una volta effettuato il sopralluogo, non vuole però saperne delle sue farneticazioni, spiegandole che la prassi non consente alcunché dopo quanto accaduto in assenza di prove certe o indizi sulla refurtiva.

Ferma sulle sue decisioni, la donna si trova così costretta a sfruttare le proprie risorse e ad improvvisare con tutto l’aiuto che riesce a trovare. Il vicino Tony (Elijah Wood), un “freak” in piena regola, si offre volontario nel proteggerla e risalire fino ai rapinatori.

Il debutto registico di Macon Blair sfocia presto in un’estenuante ricerca, una folle sequela di eventi al limite tra l’incredibile e l’improbabile. È proprio questo il punto forte del film: mettere insieme azione, mistero, dramma e comicità in 96 minuti di delirio allo stato puro. In “I don’t feel at home in this world anymore” è come se la cattiveria e il menefreghismo di cui l’essere umano è capace siano stati concentrati nei caratteri dei personaggi e portati all’estremo: il mondo intero sembra avercela con sé stesso, che sia l’anziana razzista davanti al telegiornale, il tale che non fa mai la fila alla cassa o lo sconosciuto che spoilera il finale di un bel libro. Non è difficile immaginare il perché la protagonista provi ribrezzo verso chiunque le stia intorno.

In controtendenza c’è proprio Tony, un ragazzo timido e solitario che si trasforma in un piccolo vigilante pur d’aiutare la sua nuova amica. Il richiamo a citazioni di lebowskiana memoria è evidente, così come l’omaggio di Blair alla filmografia dell’amico Saulnier: i movimenti di camera e le atmosfere richiamano spesso il suo stile, mentre la fotografia di Larkin Seiple (Swiss Army Man) è perfetta nel dare sfumature pacifiche e leggere, con un ampio utilizzo del controluce e scene in low-key dal grande impatto visivo.

“I don’t feel at home in this world anymore”, titolo preso da un verso del cantante Jim Reeves, sembra quasi portare lo stesso spettatore a non potersi più riconoscere nel mondo in cui sta “vivendo”: più il film va avanti, più i toni variano fino a rasentare l’assurdo. Un’arma a doppio taglio – o una scelta voluta – che impedisce un pieno sviluppo psicologico dei personaggi ma riesce a portare una rara imprevedibilità attraverso continui colpi di scena.

Sono gli stessi interpreti a dare un grande contributo, a rendere credibili questi individui sull’orlo d’una crisi di nervi: oltre all’ottimo cast di supporto, vanno menzionati Melanie Lynskey – in una delle sue migliori performance in assoluto – e un Elijah Wood sempre più cult in questa fase della sua carriera (come se il recente ruolo in Dirk Gently fosse nulla a confronto).

L’esperimento di Blair e Netflix si distingue per avere un concept ben più profondo di quanto possa sembrare ad una prima occhiata. Del resto, rappresentare con macabra ironia una società in cui “chiunque può fare qualsiasi cosa se glielo si lascia fare” non è da tutti. “Benvenuto nel mondo!”.

This world is not my home, I’m just a-passin’ through
My treasures are laid up somewhere beyond the blue
The angels beckon me from heaven’s open door
And I can’t feel at home in this world anymore

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