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La battaglia di Hacksaw Ridge: un eroe senza armi

La battaglia di Hacksaw Ridge: un eroe senza armi

Rating - 7

7

The Good

  • Regia tecnicamente perfetta
  • Ottime scene di battaglia
  • Sceneggiatura molto fedele alla realtà

The Bad

  • Non tutti i personaggi risultano ben approfonditi
  • Sceneggiatura a tratti prevedibile e con clichè

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La battaglia di Hacksaw Ridge: Trama

Desmond T. Doss (Andrew Garfield) è un giovane obiettore di coscienza, figlio di un veterano della prima guerra mondiale. In seguito all’attacco giapponese di Pearl Harbor Doss capisce che è il momento di arruolarsi nell’esercito per servire il proprio paese, seguendo però i suoi principi religiosi e decidendo di non impugnare mai nessun’arma. Dopo un lungo e difficile addestramento gli viene permesso di andare in guerra come soccorritore, la sua prima missione sarà la battaglia di Okinawa. Doss dimostrerà a tutti il suo eroismo salvando 75 soldati e diventando il primo obiettore di coscienza premiato con la Medaglia d’Onore del Congresso.

La battaglia di Hacksaw Ridge: Recensione

La battaglia di Hacksaw Ridge è un film da dividere in due tempi. Il primo racconta, in un’ottica decisamente banale e con non pochi cliché, la vita di Desmond T. Doss: la sua incredibile fede, la sua difficile situazione famigliare e il suo innamoramento per la bella infermiera Dorothy (una moderna e meno sdolcinata versione di Pearl Harbor). La storia si fa più interessante con l’inizio dell’addestramento militare che, nonostante ricalchi goffamente il mito di Full Metal Jacket, risulta convincente. Poi, quasi all’improvviso, inizia il film: siamo nella battaglia, in una sanguinosa battaglia; Mel Gibson, regista del film, non si risparmia (come non ha mai fatto precedentemente in altre sue produzioni come Apocalypto) ed è violenza pura ma, allo stesso tempo, vera. Una violenza capace, fortunatamente, di non cadere nel cinema splatter. Desmond emerge come un eroe (quasi biblico) che cerca l’aiuto di Dio per portare a termine la sua missione: “Aiutami a salvarne ancora uno” è la frase che Doss continua a ripetersi. Nessuno mette in dubbio che questa storia dovesse essere raccontata e Mel Gibson l’ha fatto in modo tecnicamente convincente e con un protagonista (Andrew Garfield) capace di dare il meglio di sé proprio in questa seconda parte del film, quando le parole vengono meno e rimane l’espressività che è la vera dote di un attore. Nonostante tutte queste note di merito non stiamo parlando di un film perfetto, e questa mancata perfezione si ritrova soprattutto nella sceneggiatura, impregnata di luoghi comuni, momenti prevedibili e personaggi poco approfonditi (ne è un chiaro esempio il padre di Desmond) che una brillante seconda parte non può cancellare. Non ci resta che aspettare per scoprire se il film riuscirà ad accaparrarsi almeno una statuetta agli attesissimi Oscar 2017, ha infatti ricevuto ben sei candidature tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista.

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