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“Thor: Ragnarok” – Recensione del nuovo film Marvel

Sta ottenendo un grande successo anche nelle sale italiane “Thor: Ragnarok“, il nuovo  film targato Marvel Studios. Chris Hemsworth veste per la quinta volta i panni del dio del tuono asgardiano e, questa volta, vivrà un’avventura che lo cambierà radicalmente. Al suo fianco, come sempre, l’infido fratellastro Loki, interpretato da Tom Hiddleston. Eccovi la nostra recensione!


Quali Novità per Thor?

C’è un sottile filo rosso che lega il personaggio di Thor al suo “collega” Wolverine. Entrambi molto efficaci come comprimari in film collettivi hanno poi trovato serie difficoltà nell’azzeccare il giusto “tono” nelle loro avventure soliste. Tutti e due hanno alle spalle una trilogia in cui ogni capitolo è marcatamente diverso da quello precedente. Se l’artigliato mutante canadese ha chiuso all’insegna del dramma e del sangue con il crepuscolare “Logan”, il dio del tuono ha optato per il genere opposto: la commedia avventurosa.

Thor deve fare i conti con Hela (Cate Blanchett), la sorella maggiore che non vedeva l’ora di assistere al crollo dell’autorità di Odino (Anthony Hopkins) per impossessarsi di Asgard. Nel tentativo di fermarla, il dio norreno e Loki vengono scaraventati sul pianeta alieno di Sakaar dove il folle Gran Maestro (un istrionico Jeff Goldblum) organizza giochi gladiatori per il suo svago. Grande sarà la sorpresa dei due asgardiani nello scoprire che il campione imbattuto di questi giochi è il vecchio Hulk, naufrago spaziale a sua volta. Con il suo aiuto e quello della guerriera Valchiria (la bellissima Tessa Thompson) Thor dovrà trovare il modo di tornare a casa prima che Hela inneschi il Ragnarok, ovvero l’apocalisse nella mitologia nordica.

Thor Ragnarok Recensione Marvel

Un regista “agli antipodi”

Dietro la macchina da presa per “Thor: Ragnarok” è arrivato Taika Waititi, neozelandese classe 1975. Attore e regista ha alle spalle alcuni titoli indie, compreso il divertente “What We Do in the Shadows”, mockumentary su un trio di scalcagnati vampiri. Alla sua prima esperienza hollywoodiana, Waititi ha deciso di adottare la strada a lui più congeniale dell’ironia, effettuando un restyling stilistico e visivo che ricorda da vicino l’approccio di James Gunn in “I Guardiani della Galassia”. A differenza di quest’ultimo, però, il buon Taika non è riuscito ad amalgamare gli ingredienti al meglio nonostante un risultato finale decisamente piacevole.

Se c’è un fattore che rende molto difficile l’approccio a Thor da parte di qualunque autore è sicuramente la sua Assolutezza. Stiamo parlando di un dio bellissimo, potentissimo e capace di qualunque cosa…cosa mai può fare scattare una forma di “empatia” da parte dello spettatore? Mentre per Iron Man e Capitan America è possibile appellarsi alla loro umanità per innescare un processo di immedesimazione questo diventa davvero complesso nel caso del nostro eroe nordico. Stan Lee e Jack Kirby, quando lo introdussero nell’Universo Marvel, lo costrinsero all’identità segreta del medico zoppo Donald Blake.

Il concetto, poi ripreso anche da Kenneth Branagh nel primo film del 2011, era quello di strappare il personaggio dalla sua comfort zone e metterlo alla prova come una “persona qualunque”.

Waititi segue il medesimo processo e, se possibile, lo esaspera. Raramente si è visto un regista così insofferente nei riguardi del protagonista di un suo film come nel caso di “Thor: Ragnarok“! Il poveretto viene privato del martello Mjolnir, dei suoi poteri e della sua patria. Persino la fluente chioma viene troncata di netto in una lenta trasformazione volta a umanizzare il personaggio al fine di renderlo meno inaccessibile. Il massiccio uso di ironia, caratteristica amata/odiata nei film Marvel, qui è parte integrante del processo di smitizzazione ed è indubbio che l’insospettata vena comica di Hemsworth ne esca rafforzata.

Thor Ragnarok Recensione Marvel

Ironia vs Recitazione?

Se l’erculeo Chris Hemsworth si diverte un mondo a tratteggiare un Thor più fanfarone e meno impostato  non si può dire lo stesso degli altri membri del cast. La forte componente ironica che pervade l’intero film, inevitabilmente, smorza quasi ogni tentativo di apporto epico/drammatico alla storia. A risentirne sono attori come Mark Ruffalo, uno svogliatissimo Tom Hiddleston e, soprattutto, Cate Blanchett. Dotata del carisma naturale per un ruolo così sopra le righe, la sua Hela patisce la struttura frammentaria del film. Il brusco sbalzo fra le atmosfere drammatiche di Asgard e quelle caciarone di Sakaar non giova alla sua caratterizzazione o alla percezione della sua pericolosità.

Thor: Ragnarok” sembra un film che intende giocare allo stesso sport de “I Guardiani della Galassia” senza eguagliarne l’efficacia. James Gunn aveva carta bianca nello sviluppare un tono e uno stile capaci di differenziarsi dai predecessori. Waititi, invece, deve barcamenarsi tra la sua visione personale e gli obblighi della continuity Marvel. La necessità di “riannodare i fili” delle precedenti avventure di Thor smorza la resa del film in termini di tono, trasformandolo in un patchwork simpatico ma dalle forti discontinuità stilistiche.

Siamo convinti che se l’intera pellicola fosse stata ambientata fra i giochi gladiatori di Sakaar avremmo avuto fra le mani un gioiellino che mescolava la mitologia norrena a “Flash Gordon”. Invece, pur non essendo quel disastro che molti critici hanno etichettato “Natale ad Asgard“, resta un film discontinuo e solo a tratti efficace in toto.

Thor: Ragnarok

Rating - 6

6

The Good

  • Approccio inedito al genere supereroistico
  • Ottima resa di Chris Hemsworth nei toni della commedia

The Bad

  • Forte discontinuità stilistica e di tono
  • Evidente sottoutilizzo di alcuni ottimi attori
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