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Vanilla Sky, di Cameron Crowe: la Recensione

Scritto e diretto da Cameron Crowe, Vanilla Sky è il remake hollywoodiano del celebre film spagnolo/francese/italiano “Apri gli Occhi” del regista Alejandro Amenàbar del 1997. Nel cast ci sono diversi nomi importanti tra cui il protagonista Tom Cruise, Cameron Diaz e Penelope Cruz, solo per citare i più rilevanti.

“Apri gli Occhi”

Si apre proprio così la pellicola, con questa frase che, non solo riprende il titolo del film originale da cui è ripreso il sottoscritto, ma tornerà diverse volte durante lo sviluppo drammaturgico. David Aames è un bello e affascinante dirigente di una casa editrice di New York, conduce una vita spensierata e agiata tra il lavoro, il lusso e la compagnia di Julie, una donna che frequenta spesso senza esserne veramente innamorato. Una notte David incontra Sofia e si innamora perdutamente di lei ma Julie non è disposta a perderlo senza lottare. Qualcosa però cambia nella vita di David quando incontra Sofia, che egli identifica come la ragazza dei suoi sogni.

Il film oscilla continuamente tra realtà e sogno, tra la vita vera e la memoria della mente del protagonista David, spostandosi su diversi archi temporali. Attraverso il racconto di David allo psichiatra Curtis McCabe, interpretato da Kurt Russell, veniamo a conoscenza di ciò che si cela nella mente del protagonista. Il film quindi è di quelli che se ci si stacca un attimo dalla visione si rischia di perdere i vari collegamenti, temporali e diegetici. Ci troviamo di fronte ad una pellicola che si trova un po’ a metà tra la fantascienza, il thriller ed il sentimentale, con qualche tocco comico sparso nell’incipit. Probabilmente quello che ne viene fuori è un film per lo più “disordinato”, in cui neanche un livello così alto di attenzione ci permetterebbe di capire per filo e per segno quello che sta accadendo di fronte ai nostri occhi. Il colpo di scena finale senz’altro c’è. Il problema è che non è un vero e proprio colpo di scena, ma un chiarimento di tutto quello che abbiamo visto per poco più di 120 minuti, in cui ci siamo forse un po’ annoiati per diversi tratti.

Dei tocchi positivi senz’altro ci sono, a partire dalla scelta della Colonna Sonora, che appare decisamente azzeccata. Infatti troviamo i R.E.M., i Radiohead, Paul McCartney, Peter Gabriel, solo per citarne alcuni. Dal punto di vista registico, invece, c’è da dire che Cameron Crowe è molto bravo nell’usare il suo attore protagonista Tom Cruise. Egli gioca molto col suo sorriso, delineando molto bene un personaggio a cui le donne proprio non sanno dire di no. Tanto che, ad un certo punto Sofia – aka Penelope Cruz – lo disegnerà in un ritratto con i dentoni. Nei momenti che presumiamo essere onirici, ma senza neanche troppa certezza data la confusione del film, Crowe fa un interessante uso della soggettiva e di una luce particolare attorno a tutti i personaggi, grazie anche alla fotografia di John Toll.

 

Le prove attoriali sono per lo più convincenti: Tom Cruise, che interpreta un ricco sciupafemmine con un animo alquanto ribelle e sregolato, è molto bravo ad interpretare il personaggio; Cameron Diaz invece è una ragazza ossessionata da Cruise, che c’è andata a letto per diverse volte ma che probabilmente nutre un sentimento in più; abbastanza sotto le righe invece ci appare l’interpretazione di Penelope Cruz, che forse delude un po’ le aspettative, spesso infatti la vediamo con gli occhi lucidi ma è un emozione che non sembra sfondare la “quarta parete”; bravi anche Kurt Russell, aka Dottor McCabe, Jason Lee, il migliore amico di David, e Noah Taylor, che non ha quasi nessuna espressione, essendo un personaggio “elettronico”.

 

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