La Vetta degli Dei: recensione del film d’animazione francese disponibile su Netflix

La Vetta degli Dei ci racconta una storia profonda e interessante che riesce a catturare e a far riflettere

L’alpinismo è sempre stata una disciplina affascinante quanto particolare ed è l’oggetto del film d’animazione Netflix di cui vi proponiamo la recensione: La vetta degli dei. Un film francese che è l’adattamento dell’omonima serie di manga di Jirō Taniguchi, autore giapponese. Il film per la sua ora e mezza ci racconta due storie parallele, una che si basa sulla ricerca della verità e l’altra che cerca di comprendere il rapporto tra gli alpinisti e la montagna. Una relazione particolare e che è stata sempre oggetto di riflessione. Cosa spinge un uomo, con i suoi limiti a vivere un’avventura come quella della scalata? Perché si imbarca in spedizioni pericolose in cui un improvviso cambio del tempo può essergli fatale? Il rapporto ancestrale tra la natura e l’uomo, una sua creatura, che nella solitudine di certe avventure si concretizza nella sua forma più pura; un confronto diretto che può cambiare un uomo.

Tutte riflessioni che il film, soprattuto nella sua seconda parte, suscita grazie al suo tono sobrio e ad un soggetto di base ben strutturato. Patrick Imbert e Megali Pouzol hanno adattato la storia del manga trasformandola in sceneggiatura. Inizialmente il film doveva essere realizzato in CGI ma si è poi optato per la realizzazione in 2D con la regia dello stesso Patrick Imbert. Una scelta che ha reso il film da un punto di vista visivo qualitativamente ineccepibile. Alcune inquadrature sono talmente belle e ben fatte da non sembrare animazioni, ma scene reali.  Prima della sua diffusione su Netflix a partire dallo scorso 30 novembre, il film è stato presentato al Festival di Cannes. Analizziamolo con i suoi lati positivi e negativi nella nostra recensione. 

Indice: 

 

Trama – La Vetta degli Dei, recensione 

Il giornalista giapponese Makoto Fukamachi è un reporter che lavora per una rivista naturalistica. Una sera in un bar uno sconosciuto vorrebbe vendergli la macchina fotografica appartenuta a George Mallroy. L’uomo è stato uno dei primi a tentare la scalata dell’Everest nel 1924. Fukamachi però lo ignora e quando esce dal bar vede lo sconosciuto parlare con una figura semi nascosta nell’ombra. Il giornalista sembra riconosce in questa figura Habu Joji, un famoso scalatore giapponese. Da quel momento Fukamachi sente di dover cercare quella macchina in quanto il suo rullino potrebbe svelare come Mallory sia stato il primo a raggiungere la vetta dell’Everest. Una spedizione precedente a quella del 1953 che è invece stata riconosciuta come la prima scalata ufficiale.

Il giornalista inizia così la ricerca di Habu Joji, un uomo di cui il film ci presenta parallelamente la storia. Viene descritto come schietto e determinato, con atteggiamento distante e solitario. Un comportamento che ha finito per isolarlo dal resto dei suoi compagni con cui era solito scalare. L’uomo ha continuato a fare diverse scalate, spesso in solitaria, fino a quando non si è definitivamente allontanato dal Giappone facendo perdere le sue tracce. Fukamachi tuttavia è determinato a trovarlo per scoprire la verità sulla spedizione di Mallroy e possibilmente rendere giustizia all’uomo per essere riuscito nella straordinaria impresa di scalare una delle vette più alte al mondo.

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Folivari, Mélusine Productions

Cos’è la vetta?  

Come già accennato nell’introduzione della nostra recensione de La vetta degli Dei il tema trattato è quello dell’alpinismo. Vengono ricostruiti gli eventi delle varie spedizioni, come quella di Mallroy e Andrew Irvine, e quelle di altri alpinisti giapponesi e non. Attraverso il personaggio di Habu vediamo invece il rapporto che c’è tra la montagna e l’uomo. Molti alpinisti vedevano le scalate e la conquista delle loro vette come un successo, un primato che li rendeva migliori dei loro colleghi. È interessante qui provare a capire non solo cosa spinga l’uomo a scalare, ma anche il senso metaforico che una scalata può avere. Che sia testare i propri limiti, provare l’ebrezza del pericolo essendo esposti a condizioni meteorologiche molto rigide; o l’idea stessa di essere sospeso in aria attaccato ad una parete con il rischio che un passo falso possa essere fatale. Qualunque cosa li guida è un segreto personale. 

Metaforicamente parlando invece la conquista della vetta può avere diverse interpretazioni. Raggiungerla può incarnare il desiderio da parte dell’uomo di essere il più vicino possibile ad un’entità divina. La vetta non è solo il punto fisicamente più alto ma anche quello più vicino a questa entità. Un’altra lettura potrebbe invece interpretare il raggiungimento della vetta come un’azione che trasforma l’uomo. Raggiungere quelle altezze significa compiere un’impresa fuori dall’ordinario e indica come l’uomo nel superare i propri limiti, abbia perso la sua condizione “umana.” Dietro le scalate ci può essere il desiderio di sfidare la condizione effimera dell’uomo, dimostrare – e per questo documentare – che si è arrivati lassù dove solo un’entità divina può risiedere. Da una parte una creatura immensa e dalle meraviglie strabilianti e, dall’altra la creatura effimera e mortale che forse proprio in nome di questa condizione e della sua incapacità di accettarla, osa oltre i propri limiti. 

Considerazioni tecniche – La Vetta degli Dei, recensione 

Proseguendo nella nostra recensione de La Vetta degli Dei ribadiamo come il film abbia un lato tecnico decisamente notevole. Nella sua animazione c’è un’attenzione alla realizzazione dei disegni in cui dominano i dettagli; dai personaggi alle scene di vita quotidiana, giornali, le fotografie, ma soprattutto gli oggetti utilizzati per le scalate: zaini, ganci, picconi e tende. Come già accennato accanto a questi dettagli c’è poi uno degli elementi che rende il film di ottima qualità: la fotografia. Ci sono delle scene incredibili soprattutto quelle ambientate sulla catena dell’Himalaya. Disegni che  lasciano lo spettatore quasi senza fiato, sorpreso dal fatto che non siano riprese reali. Catene montuose, cime, pareti tutte ben rappresentate attraverso differenti sfumature di colori che vanno dal grigio, al bianco e al nero. Allo stesso modo sono state rappresentate le sensazioni di freddo o della paura sperimentate dai personaggi sullo schermo. 

Tutte le inquadrature rafforzano quella sensazione che i personaggi provano davanti all’ignoto, danno concretezza a quei sentimenti che si provano trovandosi in un contesto come quello della natura nella sua forma più pura. Il suono del vento, il roboante suono della neve che precipita in una valanga, tutto fortemente realistico. L’altro elemento degno di nota è la storia che è ben strutturata e distribuita per un’ora e mezza di durata della pellicola. Riesce ad alternare momenti di narrazione ad altri di tensione pura e serrata in cui lo spettatore non può non immedesimarsi. Infine tra i lati negativi ci sentiamo di evidenziare, soprattutto nella parte iniziale, una confusione nella presentazione degli eventi. Questi sono alternati senza chiarire bene le linee temporali cosa che confonde un po’ e non permette di riconoscere bene anche i diversi personaggi che vengono presentati.

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Folivari, Mélusine Productions

Considerazioni Conclusive 

Giunti alla conclusione della nostra recensione de La Vetta degli Dei, vi consigliamo indubbiamente la visione di questo film d’animazione. Per gli appassionati di manga e dell’autore sarà piacevole vedere le loro storie preferite in un nuovo adattamento, sebbene questo sia sempre un tema sensibile. Tuttavia consideriamo comunque il film qualitativamente di alto livello, ribadendo come  i punti di forza siano l’animazione e la tematica trattata. Oltre al lato tecnico è interessante il tema trattato dal film ovvero quello dell’alpinismo, delle scalate e del rapporto tra l’uomo e la natura. Una storia molto visiva in cui la comunicazione dei messaggi e dei sentimenti avviene non attraverso i dialoghi, che sono pochi e diretti,  ma attraverso le immagini.

Domina anche il silenzio nel film che è lo stesso sperimentato dai personaggi che scalano una parete o affrontano una montagna con le sue condizioni difficili. Il tema dell’alpinismo rimane di grande interesse e può suscitare tante riflessioni. In primis il rapporto tra l’umanità e la natura, i sentimenti che vivere queste esperienze può suscitare.  Senza dimenticare che il confronto con la grande e vasta dimensione della natura può anche essere rivelatorio per l’uomo. Può fornirgli delle risposte, può dargli una prospettiva diversa sulle sue difficoltà, sulla vita e sulla sua condizione. Una storia quindi che riesce a coinvolgere nella sua narrazione ma che spinge anche a riflettere su queste tematiche di una profondità esistenziale.

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La Vetta degli Dei

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Eccellente animazione, con disegni mozzafiato
  • Buona l’alternanza nella narrazione tra corso degli eventi e momenti di tensione
  • Estremamente interessante il tema che il film vuole affrontare

Lati negativi

  • Difficoltà nel distinguere le linee temporali, soprattutto nella prima parte del film
  • Alcuni personaggi poco approfonditi rispetto alla loro presentazione nella storia

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