À pied d’oeuvre: recensione del film di Valérie Donzelli – Venezia 82
La nostra recensione di À pied d’œuvre, il nuovo film di Valérie Donzelli, in concorso a Venezia 82
Un tempo era un fotografo di successo, capace di guadagnare fior di quattrini con i suoi scatti. Poi, un giorno, decide che quel lavoro gli sta stretto, che ha bisogno di esprimere la propria arte in altri modi. Così sceglie di scrivere. Scrive tre romanzi, tutti ben recensiti dalla critica, ma che non riescono a vendere copie. La pubblicazione scarseggia, il successo manca e, di conseguenza, anche i soldi. La sua storia si articola tra il desiderio di scrivere, il bisogno di riscattarsi e la ricerca della giusta trama per un nuovo romanzo che possa portargli il riconoscimento sperato, mentre al tempo stesso è costretto ad adattarsi a qualsiasi lavoro che gli permetta di mangiare ogni giorno e non finire in mezzo a una strada.
Indice
La storia di Paul Marquel – À pied d’oeuvre recensione

Pitchipoï Productions (Alain Goldman)
È questa la storia di À pied d’oeuvre, in concorso all’ottantaduesima edizione del festival del cinema di Venezia, diretto da Valérie Donzelli e interpretato da Bastien Bouillon. À pied d’oeuvre, tratto dal romanzo di Franck Courtès, racconta la storia di Paul Marquet, un fotografo di successo che un giorno decide di vendere tutte le sue macchine fotografiche, abbandonare il proprio talento e il benessere economico per diventare scrittore. Rimasto single oltre che senza un euro, l’uomo deve dedicarsi sia alla scrittura del suo quarto libro sia alla sopravvivenza quotidiana, cercando di guadagnarsi quel minimo che gli consenta di vivere con dignità.
Con questo film la regista ha voluto interrogarsi e interrogare il pubblico “sul valore che diamo a una vita guidata da una passione silenziosa, poco spettacolare, ma inarrestabile: il bisogno di creare, qualunque cosa accada”. La passione è il cuore pulsante del film: non importa cosa succeda, quanto disperata possa diventare la vita, se desideri seguire la tua vocazione, dallo a qualsiasi prezzo, lavora sodo e credi in ciò che fai, anche quando gli altri ti chiedono di smettere perché vedono solo fallimento intorno a te.
Il sacrificio di chi vive di cultura – À pied d’oeuvre recensione
Chi lavora nel mondo della cultura lo sa bene e riconosce in Paul Marquet una verità semplice e universale. Sa cosa significa sacrificarsi, vivere la passione e provare dolore nel vedere che spesso, in una società come la nostra, dove i soldi sono l’unico strumento di sopravvivenza, il fuoco che arde dentro non basta. Il successo non arriva sempre e non per tutti: anzi, spesso si vive ai margini, costretti a ripiegare su altro, mentre la passione continua a crescere, gridando di esplodere e mostrarsi in tutta la sua imponenza.

À PIED D’OEUVRE / Valérie DONZELLI / 2025
À pied d’oeuvre è un film autentico, soprattutto semplice nella sua realizzazione. Nessuna colonna sonora incisiva, nessuna ripresa mozzafiato che possano imprimersi nel cuore dello spettatore. La Donzelli lascia che a parlare sia il suo protagonista: la sua dedizione al lavoro, la sua disperazione silenziosa e soprattutto la sua testardaggine. Il film vuole essere una critica alla società sempre più materialista, che non lascia spazio alla cultura. Ci riesce, perché se durante la proiezione lo spettatore guarda con diffidenza Paul e le sue scelte, una volta uscito dalla sala si perde nei nei propri pensieri, ripescando un po’ i desideri dell’infanzia, quelli che – crescendo – vengono bollati come capricci, ma che in realtà restano sogni puri e ostinati.
Luci e ombre – À pied d’oeuvre recensione
À pied d’oeuvre è senza dubbio un bel film, uno di quelli che spinge chi lo guarda a riflettere sulla propria condizione e a chiedersi: “sei davvero felice?”. Purtroppo, però, in alcuni momenti cade nel mielismo, soprattutto quando interviene la voce fuori campo dello stesso Paul: spiegazioni aggiuntive sulla sua condizione o riflessioni retoriche sulla società che risultano superflue. Non ce n’era bisogno: il protagonista e lo spettatore si stavano già intendendo e quelle parole finiscono talvolta per appesantire. À pied d’oeuvre esce al cinema il 29 agosto.
À pied d’œuvre
Voto - 7
7
Lati positivi
- Il film non cerca artifici estetici, ma lascia spazio al protagonista e alla sua umanità
- La passione artistica contrapposta alle difficoltà economiche è raccontata con sincerità
Lati negativi
- Spiegazioni aggiuntive e riflessioni retoriche che risultano superflue e a tratti appesantiscono la narrazione
- Alcune scene rischiano di indulgere troppo in un sentimentalismo che indebolisce la forza del messaggio