Occhiali neri: recensione del nuovo film di Dario Argento

Dal 24 febbraio Dario Argento torna al cinema con Occhiali neri, a dieci anni di distanza dal suo ultimo film

Occhiali neri, il nuovo film del maestro del brivido Dario Argento di cui vi proponiamo la nostra recensione, arriverà in sala il prossimo 24 febbraio. A dieci anni di distanza da Dracula 3D, Argento presenta fuori concorso a Berlino 2022 – in Berlinale Special Gala – la sua ultima fatica. Il Maestro torna al giallo (e, purtroppo, anche dalle parti di Giallo) con la storia di Diana, una giovane escort romana presa di mira da un serial killer di prostitute, che rimane cieca a seguito di un incidente. Argento affida il ruolo ad Ilenia Pastorelli, David di Donatello nel 2016 con il suo film di esordio Lo chiamavano Jeeg Robot. Asia Argento, anche produttrice, veste invece i panni di Rita, un’istruttrice per non vedenti che aiuta la ragazza ad adattarsi alla sua nuova condizione. Nel cast anche il giovanissimo Andrea Zheng. Prima di passare alla recensione di Occhiali neri, vediamo qui di seguito la sinossi ufficiale.

occhiali neri recensione

Occhiali neri. Urania Pictures, Getaway Films, Rai Cinema

Roma. L’eclissi oscura il Sole in una torrida giornata di estate. È il presagio del buio che avvolge Diana quando un serial killer la sceglie come preda. La giovane escort, per sfuggire al suo aggressore, va a schiantarsi contro una macchina e perde la vista. Dallo choc Diana riemerge decisa a combattere per la sua sopravvivenza, ma non è più sola. A difenderla e a vedere per lei adesso ci sono Nerea, il suo cane lupo tedesco, e il piccolo Chin, sopravvissuto all’incidente. Il bambino cinese con i suoi grandi occhi, la voce dolce dall’accento straniero, il carattere di un ometto indipendente e indifeso allo stesso tempo, la accompagnerà nella fuga. Ossessionati dal sangue che li circonda, saranno uniti dalla paura e dalla disperata ricerca di una via di scampo, perché l’assassino non vuole rinunciare alle sue prede. Chi si salverà?

Indice:

Al buio – Occhiali neri recensione

Occhiali neri si regge su una trama essenziale. Uno spunto semplice ma potenzialmente accattivante, soprattutto per innestare tutti quei luoghi tipici del cinema argentiano, da sempre legato all’importanza dei sensi – e della vista in particolare – come fulcro narrativo. Quasi fin da subito Diana si ritrova al buio a seguito di un grave trauma e la dimensione della cecità viene approfondita solo per certi aspetti. Certo vediamo la ragazza adattarsi alla sua nuova condizione, ma essa non è sfruttata a sufficienza né come espediente narrativo né visivo o sensoriale. Diana scende a patti con la cecità, impara ad accettarla, ma a livello pratico – di nuove percezioni – catturiamo e comprendiamo troppo poco. Sarebbe invece stato molto interessante andare a fondo della questione, anche come meccanismo per innescare una maggior tensione. Tensione che, invece, latita.

Argento predilige uno sguardo “personale” sulla protagonista, per certi aspetti addirittura romantico, privilegiando la sfera emotiva. Non che si tratti una scelta errata, ma nelle dinamiche di un giallo sarebbe servito un bilanciamento maggiore sul fronte degli elementi cardine del genere. Si fa inoltre non poca fatica ad assumere il punto di vista della protagonista. In altre parole non siamo quasi mai nelle condizioni di partecipare, fino in fondo, a quel che accade nella storia. Giocare meglio questa carta sarebbe stato un punto di forza notevole a fronte – tocca ripeterlo – di una trama così semplice. Non aiutano nemmeno la scrittura e i dialoghi, vera nota dolente di Occhiali neri.

Un ritorno che non convince – Occhiali neri recensione

Purtroppo Occhiali neri è un film dimenticabile. Per quanto filosofeggiare senza posa sull’Argento dei tempi che furono lasci il tempo che trova, qui siamo obiettivamente lontani dai fasti del Maestro. Occhiali neri non manca di un certo simbolismo e non mancano neppure alcuni sprazzi in cui emergono le tipicità argentiane. È il caso della funzione chiave degli animali (il cane guida Nerea ha un ruolo fondamentale), del modo di sfruttare l’ambiente urbano (sebbene in maniera un po’ troppo limitata), della gestione della colonna sonora firmata da Arnaud Rebotini. Gli effetti speciali curati da Sergio Stivaletti sono dosati senza eccessi (chi si aspetta largo uso di gore rimarrà deluso) ma fanno il loro dovere.

I veri tasti dolenti di Occhiali neri, come già accennato, sono gli snodi narrativi della trama e i dialoghi. Dialoghi spesso inservibili, forzati e poco credibili, le cui cacofonie non si possono ignorare. Non va meglio sul fronte della recitazione, con Ilenia Pastorelli che oscilla fra inespressività e overacting e il giovanissimo Andrea Zhang che fa quello che può alle prese con un personaggio scritto male. Meglio Asia Argento, che centra la natura e le funzioni del suo personaggio, finendo per ricordare molto da vicino lo stile di sua madre, Daria Nicolodi, scomparsa nel novembre del 2020. Il ritratto del serial killer, poi, è piatto, privo del benché minimo mordente narrativo e carente sul fronte delle motivazioni alla base del suo agire criminale.

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Occhiali neri. Urania Pictures, Getaway Films, Rai Cinema

In conclusione

È impresa ardua approcciarsi a un film di Dario Argento senza un filtro che carichi lo sguardo di nostalgia e spesso ed è quasi inevitabile non rapportare i suoi ultimi lavori alle pietre miliari passate. Tanto più che anche in Occhiali neri non mancano citazioni, più o meno esplicite, ai suoi film più celebri. Il maestro del brivido ha cambiato – o meglio, adattato – il registro espressivo e in parte anche quello stilistico. Ma anche quest’ultimo film – in sé e per sé e al di là di confronti e paragoni – è un capitolo dimenticabile.

Un film poco ispirato, in cui certo si percepisce l’intento di portare sullo schermo una storia di coraggio al femminile, ma che purtroppo non funziona a causa dei troppi difetti di scrittura e ritmo. L’incipit promette bene, ma col passare dei minuti, proprio quando la tensione dovrebbe andare in crescendo di pari passo col coinvolgimento, Occhiali neri si avvolge su se stesso, mancando l’obiettivo. Dopo la presentazione al Festival di Berlino, l’ultima pellicola di Dario Argento – scritta a quattro mani dallo stesso regista insieme allo storico collaboratore Franco Ferrini – arriverà nelle sale cinematografiche il prossimo 24 febbraio.

 

Occhiali neri

Voto - 5

5

Lati positivi

  • L'incipit funziona, così come l'utilizzo della colonna sonora e gli effetti visivi curati da Sergio Stivaletti
  • Asia Argento centra il suo personaggio

Lati negativi

  • I dialoghi sono troppo forzati e la prova di Ilenia Pastorelli oscilla tra l'inespressività e l'overacting
  • Il ritmo cala rapidamente, di pari passo col coinvolgimento e l'attenzione di chi guarda

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