The Hanging Sun – Sole di mezzanotte: recensione del film con Alessandro Borghi

Alessandro Borghi è il protagonista di questo thriller scandinavo tratto dal romanzo di Jo Nesbø

Presentato in anteprima come film di chiusura dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è finalmente arrivato su Sky e Now Tv The Hanging Sun – Sole di mezzanotte, di cui vi presentiamo la recensione. Il film, tratto da Sole di mezzanotte di Jo Nesbø, è una produzione italo-britannica che vanta nel cast attori internazionali molto dotati, a partire da Alessandro Borghi fino ad arrivare a Charles Dance. Alla regia c’è invece l’italiano Francesco Carrozzini, il quale abbandona i videoclip e il cinema documentario per dedicarsi per la prima volta a un’opera di finzione. A rendere ancora più internazionale la pellicola vi è inoltre l’ambientazione scandinava, elemento fondamentale per questa storia di redenzione e rinascita a tinte thriller.

Il protagonista del film, interpretato da Borghi, è un uomo in fuga dal suo passato criminale che tenta di ricominciare in un piccolo paese della Norvegia, in cui incontra una madre e un figlio desiderosi di iniziare una nuova vita. Rispettando perfettamente la tradizione del thriller scandinavo, in The Hanging Sun troviamo la classica ambientazione grigia e fredda, ma affascinante, della Norvegia in cui, tra atmosfere sospese e silenzi assordanti, si muovono personaggi tormentati che hanno a che fare con storie torbide di violenza. Quello che manca è un qualcosa che lo contraddistingua in maniera interessante, al di là di un ottimo lavoro di fotografia e recitativo. Vediamo dunque in questa recensione di The Hanging Sun perché il film non è un’opera completamente sufficiente.

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The Hanging Sun. Cattleya, Groenlandia, Sky Studios

Indice

La trama – The Hanging Sun recensione

Dopo l’ennesimo omicidio avvenuto per mano sua, John (Alessandro Borghi) decide di non lavorare più per suo padre (Peter Mullan), il quale si occupa di loschi affari criminali. Fugge così in un remoto paesino norvegese all’estremo Nord per iniziare una nuova vita. Il villaggio non lo accoglie positivamente, essendo una comunità estremamente religiosa, dove l’alcol non è ben visto ma si tollera la violenza domestica. Questa avviene soprattutto in casa di Lea (Jessica Brown Findlay), la quale ha un marito violento che picchia lei e suo figlio Caleb. Il pastore Jacob (Charles Dance), il nonno del bambino, non interviene mai per proteggere Lea, dimostrando un atteggiamento retrogrado e ipocrita.

In questo luogo sperduto John e Lea si incontrano e scoprono di essere due anime affini, tormentate, disperatamente desiderose di fuggire dalla violenza per iniziare una nuova vita. Facendo amicizia anche con Caleb, John sente di aver iniziato un nuovo capitolo della sua vita; la sua famiglia tuttavia non ha tollerato il suo allontanamento. Suo padre infatti ha mandato suo fratello Michael a cercarlo per riportarlo a casa. John non avrà altra scelta che regolare finalmente i conti in sospeso per poter finalmente rinascere e redimersi per il suo passato criminale.

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The Hanging Sun. Cattleya, Groenlandia, Sky Studios

Un piatto thriller scandinavo

Il problema di The Hanging Sun si trova nel suo ambire a un contesto internazionale e a tutti i codici del tipico thriller scandinavo. Tutto ciò si rivela un’arma a doppio taglio poiché il film riesce a uscire dal contesto nostrano, ma finisce per diventare un prodotto anonimo e non riconoscibile, che non possiede nulla di particolarmente eclatante o caratteristico. Senz’altro la storia di John e Lea è interessante, poiché entrambi sono due anime tormentate, ancorate a situazioni di violenza e figure tiranniche da cui non riescono mai a fuggire il completamente. Peccato che questo venga rinchiuso in un lavoro troppo impostato, eccessivamente fedele a ogni topos del thriller scandinavo. Insomma tutto è al posto giusto, ma non c’è nulla che permetta a The Hanging Sun di diventare un prodotto riconoscibile e diverso dagli altri.

Fortunatamente il film di Carrozzini non possiede i difetti di un altro adattamento cinematografico di un romanzo di Nesbø, ovvero L’uomo di neve. The Hanging Sun infatti si dedica a tratteggiare a sufficienza i suoi personaggi principali, mostrando cosa li tormenta e rendendo chiara la loro psicologia. La regia, inoltre, anche se abbastanza anonima, si dimostra più curata, evitando di incorrere in un pericoloso effetto cartolina per quanto riguarda l’ambientazione norvegese. Si sarebbero potuti però gestire meglio i momenti di tensione della storia, che restano immobili e congelati come tutto il resto, rendendo la narrazione più piatta e meno coinvolgente.

Cast e lavoro tecnico – The Hanging Sun recensione

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The Hanging Sun. Cattleya, Groenlandia, Sky Studios

Analizzando il film da un punto di vista tecnico, si può dunque constatare che i problemi maggiori risiedano nella sceneggiatura e nella regia. Stefano Bises (dietro a grandi successi come The Young Pope ed Esterno Notte) non mostra la sua mano competente e sembra svolgere un semplice lavoro su commissione, senza far emergere alcun estro. Lo stesso si può dire della regia di Carrozzini, perlopiù anonima e priva di elementi personali. Il lavoro registico è però sostenuto da un ottimo lavoro di fotografia di Nicolaj Brue, che valorizza gli affascinanti luoghi norvegesi, ma trova supporto nel montaggio adottato, decisamente goffo nel suo alternare presente e passato.

In conclusione di questa recensione di The Hanging Sun, bisogna però sottolineare la bravura del cast. Alessandro Borghi, sempre più apprezzato a livello internazionale, continua a dare prova di essere un attore versatile e molto competente recitando anche in lingua inglese. La sua performance è poi sostenuta dalle altre prove convincenti provenienti dal resto del cast, in particolare Peter Mullan (My Name is Joe), Charles Dance (Il trono di spade) e Jessica Brown Findlay (Downton Abbey). 

 

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The Hanging Sun - Sole di mezzanotte

Voto - 5.5

5.5

Lati positivi

  • Il lavoro del cast, soprattutto di Alessandro Borghi
  • Un ottimo lavoro di fotografia che valorizza l'ambientazione norvegese, elemento fondamentale nella trama

Lati negativi

  • Il film non possiede alcun tratto distintivo particolare che permette di distinguerlo da tanti altri thriller scandinavi
  • Sceneggiatura e regia anonime
  • Scarso lavoro sulla tensione

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