No other choice: recensione del film di Park Chan-wook – Venezia 82

La nostra recensione di No other choice, il film sud coreano diretto da Park Chan-wook, con Lee Byung-Hun - Concorso

Arriva al Lido di Venezia per l’ottantaduesima edizione della Mostra del Cinema No other choice (Eojjeol suga eupda in originale), diretto da Park Chan-wook. Il film è tratto dal romanzo di Donald E. Westlake The Ax, già portato al cinema da Costa-Gravas con Cacciatore di teste. Ambientato in Corea del Sud, il protagonista è Man-soo (interpretato dal giocatore 001 dell’ultima stagione di Squid Game, Lee Byung-hun).

Indice

La caduta di un uomo comune – No other choice recensione

no other choice


Moho Film (Park Chan-wook, Back Jisun), KG Productions (Michèle Ray Gavras, Alexandre Gavras)

Man-soo è un uomo soddisfatto: ha una famiglia che lo ama, una casa costruita con sacrificio e un lavoro stabile in una cartiera, dove presta servizio da venticinque anni. Un giorno però l’uomo che credeva di avere tutto, finisce con il perdere una parte fondamentale del proprio essere. Quando l’azienda decide di ridurre il personale e lo licenzia, l’equilibrio della sua vita crolla all’improvviso, lasciandolo in balia di un periodo di disagio, vergogna e tormento.

Alle prese con le conseguenze della perdita del lavoro, l’uomo prova in tutti i modi di trovare un nuovo impiego, senza il rischio di perdere la sua famiglia, la casa costruita con tanto sacrificio e la propria integrità morale. Qualcosa però va storto quando disperato viene umiliato dal responsabile dell’azienda Moon Paper, nella quale aveva fatto richiesta di assunzione. Senza una probabile via d’uscita e convinto di avere poche possibilità di trovare lavoro in un’azienda di produzione di carta, l’uomo cerca in tutti i modi di farsi assumere, anche a costo di sacrificare i propri principi morali.

Il capitalismo raccontato attraverso il black humour – No other choice recensione

no other choice


Moho Film (Park Chan-wook, Back Jisun), KG Productions (Michèle Ray Gavras, Alexandre Gavras)

Park Chan-wook presenta alla Mostra di Venezia quello che lui stesso ha definito il “progetto di una vita”: non solo la sua, non solo quella del protagonista, ma quella di tutti coloro che possono in qualche modo identificarsi con il personaggio principale. Man-soo è un uomo che vive una condizione tremenda. Ha tutto e un attimo dopo, per la decisione di qualcun altro, non ha più niente. Il capofamiglia si ritrova quindi con in mano un pugno di terra, senza una luce in fondo al tunnel e nonostante la sua voglia di farcela, senza un lavoro che possa migliorare le sue condizioni economiche e quella della sua famiglia, che inevitabilmente contano su di lui.

L’impiegato cerca quindi di fare l’impossibile pur di tornare a lavorare, anche perdere la propria integrazione morale e a compiere ciò che un uomo perbene non farebbe mai, persino tentare di eliminare fisicamente i rivali pur di prevaricare nella gerarchia sociale e lavorativa. Con un black humour che si sposa bene con la tematica seria e tragica che attraversa la pellicola pellicola, Chan-wook realizza una satira forte e incisiva sul capitalismo, sulla disperazione della “gente comune” e sulle disuguaglianze sociali che diventano sempre più nette a causa della presenza o meno di denaro.

Lee Byung-hun sull’orlo del baratro – No other choice recensione

no other choice


Moho Film (Park Chan-wook, Back Jisun), KG Productions (Michèle Ray Gavras, Alexandre Gavras)

La disperazione, anche se accompagnata da momenti divertenti e per certi versi grotteschi, resta il cuore pulsante del film in concorso a Venezia82. La stessa disperazione che abbiamo imparato a conoscere anche in Squid Game negli ultimi anni e che porta le persone a commettere atti estremi. Lee Byung-hun, questa volta, a differenza del personaggio reso celebre dalla serie tv di Netflix, è un uomo che non ha più soldi, che si scontra con la povertà e con la disperazione e che fa di tutto per tornare a stare bene… di tutto.

L’attore non solo convince nei ruoli più drammatici e nei panni del cattivo, ma si dimostra a proprio agio anche nell’interpretare un uomo sull’orlo del fallimento, caratterizzandolo anche con tratti umoristici. Lo spettatore entra in empatia con lui, non giudica quasi nessuna delle sue scelte, ma anzi si chiede piuttosto cosa avrebbe fatto al suo posto nelle medesime condizioni.

I difetti – No other choice recensione

Uno degli aspetti negativi della pellicola, nonostante riesca a intrattenere efficacemente il pubblico, è la sua durata. Con i suoi 139 minuti, alterna momenti più intensi, altri più leggeri e altri di passaggio che probabilmente avrebbero potuto essere tagliati, raggiungendo comunque la stessa resa. No other choice resta comunque un’altra piccola perla del cinema coreano, da vedere e apprezzare, che invita a riflettere sulla condizione di precarietà lavorativa e vitale che molti nel mondo vivono quotidianamente. La pellicola esce al cinema a gennaio 2026.

No other choice

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Lee Byung-hun è intenso e convincente, capace di trasmettere empatia anche in un ruolo moralmente ambiguo
  • Il film stimola riflessioni profonde sul tema della precarierà lavorativa e sulle disuguaglianze sociali e disperazione
  • Park Chan-wook costruisce una satira tagliente sul capitalismo

Lati negativi

  • La durata è eccessiva e alcuni momenti di passaggio risultano ridondanti

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