The life of Chuck: recensione del film tratto da Stephen King con Tom Hiddleston
La nostra recensione di The life of Chuck, il nuovo film di Mike Flanagan tratto da un racconto di Stephen King con Tom Hiddleston
Tanti registi hanno provato a compiere l’arduo progetto di portare in scena i racconti e i romanzi complessi e meravigliosi di uno degli scrittori più incredibili della nostra epoca. Tanti registi ci hanno provato, ma pochi sono riusciti a rispettare Stephen King e le sue opere. A fare eccezione è Mike Flanagan, che già precedentemente ha adattato per il grande e il piccolo schermo titoli come Il gioco di Gerald e Doctor Sleep. Con The life of Chuck, Flanagan mette per una volta in pausa il suo genere prediletto, l’horror, per dedicarsi a un film più intimo e concreto, in cui però non mancano di certo elementi soprannaturali e mistici.
Indice
- Un racconto intimo tratto da Stephen King
- Vita, morte e memoria
- Tom Hiddleston e il cuore del film
- Conclusione
Un racconto intimo tratto da Stephen King – The life of Chuck recensione

Intrepid Pictures, QWGmire, Red Room Pictures
The life of Chuck è tratto da uno dei racconti più recenti di Stephen King, contenuto nella raccolta If it Bleeds. A differenza di molte altre opere del Re dell’Horror, questa storia non appartiene al genere a cui siamo abituati, è piuttosto un viaggio poetico e malinconico nella vita di un uomo come un altro, ordinario ma speciale, interpretato magistralmente da Tom Hiddleston.
Il film è diviso in tre atti, ciascuno dedicato a una fase diversa della vita di Charles Krantz, detto Chuck. La narrazione non procede in ordine cronologico: non si parte dall’infanzia per arrivare alla fine, ma al contrario dall’ultimo atto fino al primo. Il film si apre con il mondo che si sta lentamente sgretolando. Le strade vengono distrutte da terremoti e valanghe, la corrente elettrica abbandona a poco a poco tutti i quartieri della città e le persone vivono nell’attesa di una fine inevitabile. Tutto preannuncia la fine, mentre ovunque compaiono scritte che recitano “Grazie, Chuck”: cartelloni pubblicitari, panchine e finestre illuminate celebrano un uomo sconosciuto a tutti, ma che tutti ringraziano per una vita felice, per i suoi 39 anni straordinari.
Nel secondo atto conosciamo davvero Chuck, nella sua età adulta. Lo vediamo come un uomo comune: un contabile rispettabile e integro, con il suo lavoro, i suoi affetti, con le sue gioie e inevitabili momenti di infelicità. Al tempo stesso, però, è un uomo che ama la danza e la libertà della musica. Questa parte, sebbene la più breve del film e racchiusa in una sola scena che condensa un’intera vita adulta in pochi minuti, riesce a colpire lo spettatore nel profondo. Grazie alle luci e alle ambientazioni, Chuck diventa una figura familiare, qualcuno che sembra di avere sempre conosciuto, pur sapendo così poco di lui.

Intrepid Pictures, QWGmire, Red Room Pictures
Il terzo atto, che in realtà rappresenta l’inizio della vita di Chuck, racconta la sua infanzia e adolescenza. Qui emergono la tristezza, la meraviglia, l’intimità famigliare, la gioia e la sofferenza, tutte attraverso gli occhi di un giovane Chuck, desideroso di scoprire e conquistare il mondo. In questa parte di vita trovano spazio anche gli elementi soprannaturali tipici dei racconti di King: misteri che stimolano la curiosità dello spettatore e lo spingono a rimanere davanti allo schermo, in attesa della fine, ma con stupore e non con malinconia. Flanagan riesce a catturare l’essenza di King e trasportarla sullo schermo, offrendo una corrispondenza visiva che amplifica ciò che il lettore immagina solo leggendo.
Vita, morte e memoria – The life of Chuck recensione
The life of Chuck non è solo il racconto della vita di un uomo, ma anche una riflessione sulla morte e sull’attesa. Come si sceglie di vivere la propria vita? Da spettatori passivi o da attivi protagonisti? Chuck sceglie di vivere con intensità, lasciando un segno nelle persone intorno a lui, pur apparendo come un uomo semplice e “normale”. È un film che riflette sulla memoria, sul ricordo che ognuno ha della propria esistenza e sul segno che si lascia negli altri.

Intrepid Pictures, QWGmire, Red Room Pictures
Tom Hiddleston e il cuore del film – The life of Chuck recensione
Il cuore pulsante di tutta la pellicola è senza dubbio Tom Hiddleston, che offre una delle sue interpretazioni più profonde e vere. Il suo Chuck non è teatrale o artificioso, ma al contrario autentico e toccante. Chuck diventa un contabile, un marito, un padre qualunque, ma allo stesso tempo un uomo universale, capace di toccare lo spettatore.
Accanto a lui, contribuiscono al successo del film diversi aspetti: i colori evocano le diverse epoche della vita di Chuck senza mai risultare didascalici; la colonna sonora raffinata, perfettamente intrecciata con gli eventi; il sonoro, in particolare il battito di un cuore a 75 bpm, che fa da filo conduttore all’intera narrazione; la voce fuori campo del narratore esterno, che non sottolinea l’ovvio, ma anzi completa ciò che si vede sullo schermo; e le interpretazioni dei personaggi secondari, che supportano Hiddleston nel rendere potente il messaggio della pellicola.

Intrepid Pictures, QWGmire, Red Room Pictures
Conclusione – The life of Chuck recensione
In conclusione, The Life of Chuck è un film delicato e umano. Non un horror come i precedenti lavori di Mike Flanagan, ma un dramma che lascia allo spettatore un senso di nostalgia, invitandolo a rallentare per un attimo la corsa verso l’ignoto per assaporare la bellezza della vita.
The life of Chuck
Voto - 8.5
8.5
Lati positivi
- Flanagan riesce a restituire sullo schermo l’essenza del racconto di Stephen King, senza svuotarne il significato
- La struttura narrativa rende la storia poetica e coinvolgente
- L’interpretazione di Tom Hiddleston è autentica, emozionante e intensa
Lati negativi