Sentimental Value: la recensione del nuovo film di Joachim Trier premiato a Cannes
Joachim Trier dirige un dramma familiare sobrio e travolgente con Stellan Skarsgård e Renate Reinsve, Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes 2025
A quattro anni di distanza dal suo La persona peggiore del mondo, Joachim Trier torna al cinema con Sentimental Value, un dramma familiare che ruota attorno a un tormentato rapporto padre-figlia e riflette sui traumi, premiato allo scorso Festival di Cannes con il Grand Prix Speciale della Giuria. In Sentimental Value Stellan Skarsgård, premiato ai Golden Globes 2026 come Miglior attore non protagonista, è Gustav Borg, un affermato regista di cinema che per anni, dopo il divorzio dalla moglie Sissel, è stato un padre assente per le figlie Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas). Nora è un’attrice teatrale che combatte con gli attacchi di panico che la colgono prima di salire sul palco e Agnes lavora come storica. Quando Gustav si presenta al funerale dell’ex moglie, la sorpresa delle sue sorelle è evidente e Nora in particolare, che ancora prova un forte rancore nei confronti del padre, non è contenta di vederlo.
La tensione aumenta quando Gustav, che non lavora da 15 anni, chiede a Nora di essere la protagonista del suo prossimo film. La mancanza di una relazione vera col padre e la barriera che sente nei confronti di quell’uomo, spingono Nora a rifiutare la parte che viene affidata a Rachel Kemp (Elle Fanning), una star del cinema americano rimasta affascinata da un vecchio film di Borg. Col passare del tempo appare sempre più chiaro che il film è ispirato alla vita della madre di Gustav, torturata dai nazisti in carcere e poi morta suicida; non solo, Gustav ha deciso di girare proprio nella casa in cui ha vissuto con l’ex moglie e dove ha cresciuto le sue figlie.

Sentimental Value. Mer Film, Eye Eye Pictures, MK2 Productions, Lumen, Zentropa, Komplizen Film, BBC Films, Film i Väst, Oslo Film Fund, Arte France Cinéma, Mediefondet Zefyr, Alaz Film
Indice:
- L’arte come linguaggio e strumento di comunicazione
- La casa come personaggio e strumento di osservazione
- Un dramma sobrio e travolgente
L’arte come linguaggio e strumento di comunicazione – Sentimental Value, la recensione
Sentimental Value parte da uno spunto all’apparenza semplice e, se vogliamo, nemmeno particolarmente nuovo. Quello che rende l’ultimo film di Trier un’opera interessante, densa e originale è l’approccio alla storia, il linguaggio che il registra utilizza per mettere in scena questo dramma familiare dei più classici. Il linguaggio in questione è quello dell’arte, dell’arte cinematografica e di quella interpretativa in particolare. Col procedere della storia diventa chiaro come il film che Gustav sta realizzando sia stato scritto e pensato apposta per sua figlia, come dimostra la metamorfosi cui la Rachel di Elle Fanning è “costretta” per somigliare sempre più a Nora.
Incapace di processare a fondo i suoi traumi e frenato nell’esprimere le emozioni coi gesti e le parole, Gustav trova nel cinema l’unico modo per provare a comunicare con Nora che, a sua volta, sembra aver scelto il mestiere di attrice per distanziarsi da se stessa, per allontanare il suo vero essere. Lo dimostra il contrasto tra la Nora sul palcoscenico e quella della vita reale, incarnato in maniera imperfetta da Renate Reinsve, e il tumulto che la stessa prova quando deve andare in scena. Almeno inizialmente i due percepiscono se stessi e si percepiscono l’un l’altra solo attraverso l’arte ed è grazie a questa che, faticosamente, riescono a trovare un punto di incontro. Ed è ancora attraverso l’arte che entrambi danno voce al proprio dolore e a un trauma che questa famiglia si porta dentro da generazioni.
La casa come personaggio e strumento di osservazione
Un altro elemento che acquista un valore e un significato simbolico in Sentimental Value è la casa. Il film si apre con una voce narrante femminile che racconta la storia della famiglia Borg dalla prospettiva della grande casa in cui Gustav, Sissel, Nora e Agnes hanno vissuto insieme prima della fine del matrimonio. Una casa che ha ospitato i rumori e le grida e che non ha amato il silenzio, quella stessa casa che è cambiata nel corso degli anni, segnata dal vissuto, spesso doloroso, delle persone che l’hanno abitata.
E anche la casa, come la famiglia, si trasforma nel corso del film, prima spogliata di oggetti e ricordi dopo la morte di Sissel, dopo trasformata nel set del film di Gustav, che si riappropria di uno spazio che aveva abbandonato da tempo. La regia di Trier esalta gli spazi della grande casa, ne scruta l’interno e la facciata, rendendola non solo luogo ma personaggio.
Un dramma sobrio e travolgente – Sentimental Value, la recensione
Con Sentimental Value il regista norvegese porta in scena un dramma sobrio, elegante nella forma e nella regia, dove le emozioni sono autentiche e mai esasperate. Il tormento, il rancore, i rimpianti e le frustrazioni dei protagonisti emergono più coi non detti che con le parole e la regia di Trier accompagna, e spesso travolge, portando nel cuore e nella storia dei personaggi con lucida immediatezza e un trasporto composto, esaltato dalle ottime interpretazioni di Skarsgård, Reinsve e Ibsdotter Lilleaas.
Unica pecca qualche passaggio in cui la sceneggiatura, firmata dallo stesso Trier insieme a Eskil Vogt, insiste un po’ troppo sui medesimi concetti per sottolineare contrasti e tensioni che non avrebbero avuto bisogno di essere spiegate a parole. Al cinema dal 22 gennaio, qui il trailer.

Sentimental Value. Mer Film, Eye Eye Pictures, MK2 Productions, Lumen, Zentropa, Komplizen Film, BBC Films, Film i Väst, Oslo Film Fund, Arte France Cinéma, Mediefondet Zefyr, Alaz Film
Sentimental Value
Voto - 7.5
7.5
Lati positivi
- Un dramma familiare sobrio e intenso, sostenuto dalle ottime interpretazioni degli attori protagonisti
- Joachim Trier sfrutta l'arte (il cinema in particolare) come strumento di comunicazione tra i personaggi
Lati negativi
- A tratti alcuni dialoghi insistono troppo su concetti in maniera non necessaria