The Long Walk: recensione del film di Francis Lawrence tratto dal romanzo di Stephen King
Il regista della saga di Hunger Games si cimenta con l’adattamento cinematografico de La lunga marcia
La lunga marcia di Stephen King è sempre stato considerato un romanzo “infilmabile”, a causa della sua narrazione, di un’impostazione che sullo schermo potrebbe apparire ridondante e di un finale cupo, ambiguo e allucinatorio. Non sempre poi le opere di King hanno avuto un brillante adattamento cinematografico, a causa di scelte sbagliate, registi e sceneggiatori impreparati e uno stravolgimento del materiale di partenza (l’esempio più lampante è La torre nera). Tuttavia, con il giusto regista e sceneggiatore e una visione assennata del testo kinghiano, si può ottenere un film convincente, che dona anche qualcosa in più all’opera di partenza, anche quando questa rappresenta una sfida non indifferente. Questo è il caso di The Long Walk, di cui vi presentiamo la recensione.
Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Stephen King (sotto lo pseudonimo di Richard Bachman), The Long Walk è diretto da un esperto di distopia cinematografica come Francis Lawrence, che ha diretto Io sono leggenda e numerosi capitoli della saga di Hunger Games. La sceneggiatura invece è firmata dall’astro nascente JT Mollner, il quale ha conquistato critica e pubblico con il suo incredibile thriller Strange Darling. Nel cast principale troviamo Cooper Hoffman, David Jonsson, Garrett Wareing, Charlie Plummer, Roman Griffin Davis, Mark Hamill e Judy Greer che con competenza danno vita ai personaggi del romanzo di King. The Long Walk (qui il trailer) è ora al cinema, distribuito da Adler Entertainment.

The Long Walk. Vertigo Entertainment
Indice
- La trama
- Un adattamento fedele che riesce a evitare monotonia e ridondanza
- Sceneggiatura, regia e cast
La trama – The Long Walk recensione
The Long Walk è ambientato in un XX secolo alternativo, in cui gli Stati Uniti sono diventati una dittatura militare totalitaria in seguito a una guerra. Il Paese è governato da un regime simile a quello nazista e controlla ogni aspetto della vita dei cittadini. Per nascondere una profonda depressione economica e al contempo alimentare il patriottismo della popolazione, il governo organizza ogni anno la Lunga Marcia, un evento brutale e sfiancante in cui cinquanta ragazzi (selezionati uno per ogni Stato) sono costretti a marciare ininterrottamente. La Marcia è trasmessa in tutta la nazione ed è supervisionata dall’inquietante e minaccioso Maggiore (Mark Hamill) e dai suoi soldati, che controllano che i partecipanti non scendano sotto le tre miglia orarie. Se non si rispetta questa regola, alla terza ammonizione si viene fucilati. La Marcia termina quando rimane un solo sopravvissuto, il vincitore che viene premiato con una ricompensa in denaro e un desiderio esaudito.
Tra i partecipanti c’è Ray Garraty (Cooper Hoffman), un ragazzo del Maine che, nonostante le suppliche di sua madre (Judy Greer), decide di affrontare la Lunga Marcia per esaudire un desiderio legato al suo passato. Lungo il cammino Ray potrà contare sull’aiuto e la solidarietà di altri partecipanti come l’altruista Peter McVries (David Jonsson) e conoscerà altri ragazzi come l’atletico Stebbins (Garrett Wareing) o il folle Barkovitch (Charlie Plummer), ognuno con un motivo diverso per vincere la gara.

The Long Walk. Vertigo Entertainment
Un adattamento fedele che riesce a evitare monotonia e ridondanza
La lunga marcia fa parte dei romanzi di Stephen King scritti sotto pseudonimo tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta e, come gli altri, si distingue dalle opere più tipicamente kinghiane, intrise di elementi soprannaturali e orrorifici. È un’opera cupa, feroce, quasi nichilista, e The Long Walk ne rispetta lo spirito, anche cambiando qualche elemento, in particolare il finale. Il film riesce a rappresentare in modo efficace l’America distopica e totalitaria descritta da King, mostrando molti riferimenti a derive totalitarie del presente e del passato. Con l’aiuto dell’ottima sceneggiatura di JT Mollner, Francis Lawrence riesce a gestire la semplice linearità della storia e una certa monotonia e ridondanza delle azioni grazie a una regia che fa percepire la fatica, il disagio e la crudeltà della Lunga Marcia. I personaggi che camminano senza sosta hanno le loro speranze, ma il paesaggio intorno a loro è desolante e Lawrence lo sottolinea continuamente.
The Long Walk riesce a intrecciare giusto intrattenimento con sensazioni d’ansia, apprensione e anche raccapriccio. Il pretesto narrativo della marcia infinita però pone sempre il rischio di rendere la narrazione ridondante e monotona, ma fortunatamente si riesce a evitarlo grazie all’alternarsi di momenti tensivi e concitati con piani sequenza incentrati sui protagonisti e i loro dialoghi a proposito della vita, dell’amicizia e di progetti per il futuro. Se la violenza grafica e alcune scene visivamente forti (ad esempio l’impossibilità di trattenere gli escrementi) sono in grado di sconvolgere lo spettatore e rendere la narrazione impattante, alcune lunghe scene di dialogo invece diventano fin troppo preponderanti, spezzando la tensione e aggiungendo a volte poco alla psicologia dei protagonisti. Un errore comunque perdonabile, poiché non era di certo facile adattare per lo schermo una storia di questo tipo.

The Long Walk. Vertigo Entertainment
Sceneggiatura, regia e cast – The Long Walk recensione
A colpire in modo positivo è senz’altro il finale, diretto e sorprendente. JT Mollner ha scelto di discostarsi dal romanzo, abbandonando il tono psicologico e allucinatorio che caratterizzava la fine della Lunga Marcia. Dalla discesa nella follia si passa invece a una vendetta perpetrata con sofferenza, che lascia intravedere una minima speranza rispetto al finale originale. L’impatto conclusivo però non cambia, lasciando comunque lo spettatore scioccato, un po’ rassegnato e con una stretta allo stomaco. Mollner si rivela dunque uno sceneggiatore attento al materiale originale: trasformando l’ambiguo e disperato finale kinghiano in uno più diretto e comunicativo, riesce lo stesso a non addolcire il tutto, a non dare una risoluzione definitiva e a rendere più evidente il doloroso grido di ribellione contro dittatura e violenza. La scrittura di Mollner pertanto contribuisce, insieme a regia e cast, a rendere The Long Walk un buon adattamento del romanzo di Stephen King.
La regia di Francis Lawrence, impostata soprattutto su piani sequenza focalizzati sui personaggi in marcia, restituisce al meglio emozioni, sentimenti e sensazioni di tutti, tra fatica, rassegnazione, rabbia e speranza. Il regista non manca poi di concentrarsi anche sul paesaggio circostante, che non ispira mai speranza, ma al contrario è desolante e opprimente e contribuisce alla sensazione di disagio provata dai protagonisti. Questi sono interpretati da bravi giovani attori, tutti molto convincenti soprattutto nei momenti più emotivamente coinvolgenti e toccanti. Cooper Hoffman, nei panni di Garraty, e David Johnson, nel ruolo di McVries, sono senz’altro i più bravi: la loro interpretazione rende palpabile il legame d’amicizia che si instaura tra i due personaggi. Nel cast spicca infine la presenza di Mark Hamill, nei panni dello spietato Maggiore. Totalmente lontano da Luke Skywalker, Hamill offre un’interpretazione molto convincente, mai sopra le righe, di un personaggio inquietante che mescola sadismo e paternalismo.
The Long Walk
Voto - 7
7
Lati positivi
- Un adattamento fedele che rispetta lo spirito e il messaggio del romanzo di Stephen King
- La sceneggiatura attenta di JT Mollner e la regia competente di Francis Lawrence
- Il cast composto da bravi giovani attori e un irriconoscibile Mark Hamill
Lati negativi
- Alcune sequenze di dialogo spezzano troppo la tensione e non approfondiscono sempre la psicologia dei personaggi