Legends: recensione della nuova serie crime Netflix
Agenti sotto copertura e gangster senza scrupoli nella nuova serie poliziesca targata Netflix. Un thriller solido e avvincente ambientato nell'Inghilterra degli anni Novanta
Per gli amanti del poliziesco da ieri è disponibile su Netflix Legends, la nuova serie britannica creata da Neil Forsyth (Bob Servant) e interpretata da Steve Coogan e Tom Burke. Sei episodi ambientati nell’Inghilterra del 1990 che seguono la vicenda (vera) di uno dei più grandi sequestri di eroina nella storia del Regno Unito e degli agenti che, senza alcun riconoscimento né notorietà, ne furono artefici. Tra poliziotti sotto copertura, indagini non convenzionali e inseguimenti Legends si dimostra un thriller ad alta tensione rigoroso e ben costruito, capace di seguire tutte le regole del genere ma, allo stesso tempo, di trovare una propria strada.
Ispirandosi al libro di inchiesta The Betrayer: How An Undercover Unit Infiltrated The Global Drug Trade di Guy Stanton e Peter Walsh, lo showrunner ed ex giornalista Forsyth confeziona così un poliziesco da una parte indubbiamente debitore di serie statunitensi imprescindibili come The Wire dall’altra di titoli più prossimi come Gangs of London. Il risultato è una serie che, senza le pretese di questi esempi ma senza nemmeno sensi di inferiorità, riesce ad appropriarsi della vicenda in modo efficace e funzionale. Portando avanti, contemporaneamente, una riflessione non così scontata su identità e senso di responsabilità.
Indice:
Trama – Legends recensione
In seguito alle morti per overdose di due ragazzi, il governo Thatcher, giunto quasi alla fine del suo mandato e in forte calo di consensi, dichiara guerra all’eroina. I morti, in Inghilterra, sono ormai all’ordine del giorno, una mattanza che non fa alcuna distinzione di ceto o classe sociale. Dalle case popolari di Liverpool all’università di Oxford è infatti una vera e propria epidemia quella che si trova di fronte il responsabile operativo della dogana Don (Steve Coogan), incaricato dai piani alti di formare una task force con lo scopo di bloccare i carichi di droga in arrivo nel Paese.
La dogana infatti è l’agenzia con più libertà di movimento del Regno Unito, capace di arrivare persino là dove la polizia non può. Le risorse però sono limitate e i quattro agenti doganali scelti dopo un addestramento di sole tre settimane dovranno vedersela con indagini ad alto rischio e con un approccio al caso mai tentato prima. Dal lavoro sotto copertura di Guy (Tom Burke), infiltratosi, a Londra, nell’organizzazione del curdo Hakan (Numan Acar), importatore di eroina dal Pakistan, alle indagini di Kate e Bailey (Hayley Squires e Aml Ameen), di stanza a Liverpool per sgominare la rete di spacciatori con a capo lo spietato Carter (Tom Hughes), la squadra scoprirà presto di poter contare solo su se stessa e sui propri compagni.

Legends. Lion Television
Legends never die
Nel gergo poliziesco britannico le “leggende” sono le identità di cui si servono gli agenti sotto copertura. Non un semplice ruolo da recitare al momento del bisogno ma vere e proprie storie a cui credere ciecamente. Vite fittizie in cui immergersi a fondo senza nessuna garanzia di poterne poi uscire. “Le leggende non muoiono mai”, viene infatti detto a più riprese nel corso della serie creata da Neil Forsyth. Ed è quello che, in una misura o in un’altra, finiscono presto per sperimentare sulla loro pelle i suoi protagonisti. Un gruppo male assortito, con poca esperienza e pochi mezzi, ma comunque ben determinato a prendere parte a una guerra imminente, anche a costo del proprio equilibrio mentale ed emotivo.
Perché è in tutto e per tutto una guerra, quella che si combatte nel corso di Legends. Una guerra dichiarata, con fare propagandistico, da un governo Thatcher ormai agli sgoccioli e in calo di consensi, ma combattuta veramente, da una parte da agenti quasi improvvisati e senza nome, dall’altra da trafficanti senza scrupoli, completamente indifferenti (o quasi, vedi l’Eddie di Johnny Harris) all’aumento esponenziali di morti derivate dai loro affari.

Legends. Lion Television
L’affresco di un Paese
È proprio tra le file di queste temibili gang che si confonderanno i membri del gruppo assemblato da Don. Una sfida a quel mondo ma soprattutto a se stessi, improvvisamente messi di fronte al proprio potenziale e a capacità fino a quel momento inespresse, ma anche al rischio di rimanere troppo coinvolti. Tensioni, queste, che già da sole potrebbero costruire l’ossatura di un buon poliziesco e che la serie asseconda con una struttura inizialmente costruita su binari paralleli ma che lentamente si avvicinano fino a scontrarsi.
Dividendo le indagini tra Londra e Liverpool, infatti, Legends riesce a restituire l’affresco di un Paese e di un periodo storico caotico e violento, fatto di corruzione, opportunismo e strategie politiche. Un approccio che unisce in sé, al contempo, suggestioni differenti, dal filone dei film sotto copertura, in particolare nella vicenda di Guy (inevitabili i rimandi a Donnie Brasko), al poliziesco più classico, fatto di indagini, sopralluoghi e pedinamenti. Andando così a costruire un thriller solido, convenzionale nella struttura ma mai prevedibile nel suo svolgimento.

Legends. Lion Television
Eroi nell’ombra
È in questo contesto che la storia di Guy si fa emblema di tutta la serie. La parabola di un uomo e di un agente che, gradualmente, diventa tutt’uno con la sua “leggenda”, rischiando di perdere qualsiasi cosa, persino la propria identità. È soprattutto qui che sta infatti la forza di un prodotto per altri versi convenzionale come Legends. Nel suo tuffarsi nel genere senza perdere per strada il proprio sguardo peculiare. La sua capacità di disegnare, con pochi, essenziali tratti, personaggi credibili e in lotta con le conseguenze del proprio lavoro.
Messi da parte psicologismi e drammi esibiti, la serie – al netto di qualche sottolineatura di troppo – lascia infatti siano soprattutto le azioni dei suoi personaggi a parlare, a delineare i confini di una vicenda tutta giocata sull’umanità dei suoi agenti di serie b, uomini e donne in un modo o nell’altro insoddisfatti da un sistema incapace di riconoscerne il potenziale. Un sistema opportunista e meschino, sempre pronto a relegarli nell’ombra per prendersi il merito del loro lavoro.
Legends
Voto - 7
7
Lati positivi
- La serie ha il giusto ritmo e riesce a mantenere alta la tensione per tutti e sei i suoi episodi
- Il discorso sul lavoro sotto copertura è affascinante e ben sviluppato e quasi mai appesantito da psicologismi marcati
Lati negativi
- A volte alcuni dialoghi sono troppo esplicativi, andando inutilmente a sottolineare aspetti già evidenti