One Life: storia vera del film con Anthony Hopkins

La straordinaria storia vera di Nicholas Winton, protagonista del film One Life con Anthony Hopkins

Il mondo ha bisogno di supereroi, ecco perché ci affidiamo spesso alla presenza di uomini mascherati che possano salvare la Terra da cattivi spietati. Amiamo Spider-Man, Iron Man, Batman e i tanti supereroi immaginari che riescono a farci sentire più sicuri. A volte però gli eroi possono essere anche dei semplici uomini in giacca e in cravatta, magari nati in un periodo durante il quale i cattivi sono altrettanti uomini assetati di potere. Gli eroi possono essere dei più disparati e, spesso, tengono in segreto non solo la loro identità, ma anche quello che hanno fatto, fino a quando qualcuno non li scopre e con ammirazione dice loro un semplice “grazie” che vale oro.

Un eroe (anche se lui non ha mai amato che gli altri lo definissero in questo modo) è Nicholas Winton, un uomo britannico il cui nome probabilmente non vi dirà niente, ma che ha contribuito nel dare uno sprazzo di luce in un periodo buio come quello della Seconda Guerra Mondiale e del Totalitarismo tedesco. Winton è il protagonista di One life, biopic diretto da James Hawes, con Anthony Hopkins nei panni di Winton ed Helena Bonham Carter. Secondo quanto racconta la trama del film, si narrano le vicende di Winton – che all’epoca dei fatti era un agente di borsa figlio di ebrei tedeschi – che durante lo sterminio nazista salvò 669 bambini. Quei bambini devono la loro vita a un uomo che non voleva accettare lo sterminio che stava avvenendo nel mondo senza muovere un dito e che aveva deciso di reagire a modo suo agli eventi che stavano capitando. Ma chi era Sir Nicholas Winton?

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Indice

La storia di Nicholas Winton – One Life storia vera

Nicholas nacque a West Hampstead, Londra, nel 1909 da genitori di origini ebraico-tedesche, che scelsero di far battezzare il figlio nella chiesa anglicana. Winton passa la sua infanzia relativamente serena, fino a quando i suoi occhi da bambino non devono affrontare i primi grandi orrori della Grande Guerra. Superata la Prima Guerra Mondiale e diventato ormai adulto, Winton lavora in diverse banche tra Berlino e Parigi, diventando poi nel 1938 operatore di Borsa a Londra. Anno fatidico il 1938, durante il quale Hitler – che piano piano stava prendendo sempre più potere e stava mettendo radici sempre più profonde al suo totalitarismo – invade la regione cecoslovacca dei Sudeti.

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L’anno del suo cambio di lavoro fu il periodo più turbolento, ma anche quello durante il quale Winton capì qual era il suo scopo di vita. Fu un suo amico, Martin Blake – insegnante e membro del Comitato britannico per i rifugiati della Cecoslovacchia – a chiedere a Nicholas di spostarsi da Londra e dirigersi verso Praga, dove lo aspettava Doreen Wariner, che a Praga operava e rifugiava i profughi. Il lavoro iniziale di winton a Praga era quello di esaminare petizioni e raccogliere richieste. Ciò che però vedeva ogni giorno in quei campi sovraffollati era uno scenario che faceva accapponare la pelle, scene così tristi che era difficile girarsi di spalle e fingere che le cose si svolgessero come sempre.

Nicholas vedeva i bambini piangere, vivere in condizioni disumane, affrontare giorno dopo giorno il freddo che diventava sempre più insistente. Decise quindi di fare qualcosa, perché anche lui aveva affrontato la guerra, sapeva cosa significava avere paura mentre le bombe colpiscono punti indefiniti della città. L’allora quasi trentenne tornò quindi a Londra e si adoperò affinché quanti più bambini cecoslovacchi potessero trovare riparo temporaneo nella città inglese, affidati a famiglie che si sarebbero presi cura di loro. Preparò documenti e reclutò famiglie affidatarie per quanti più bambini possibili, facendo arrivare questi ultimi con i treni e dare loro non una vita migliore, semplicemente la vita.

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I treni della salvezza – One life storia vera

Il primo trasporto partì il 14 marzo del 1939, il giorno prima dell’invasione da parte di Hitler della Cecoslovacchia. Da quel giorno fino ad agosto partirono altri sette treni. Winton e i suoi colleghi stavano preparando un ulteriore treno, il nono, che purtroppo non riuscì mai a partire, perché ad agosto del 1939 Hitler chiuse tutte le frontiere, invase la Polonia e iniziò ufficialmente la Seconda Guerra Mondiale. Winton si sentì in colpa per molto tempo per non aver avuto modo di salvare anche i bambini dell’ultimo treno e tutti quelli che erano rimasti intrappolati in Cecoslovacchia. Ciò di cui Nicholas non era consapevole era che grazie a lui 669 bambini da allora avrebbero avuto una vita serena, avrebbero potuto costruirsi una nuova famiglia, conoscere l’amore e rinascere dalle proprie ceneri grazie a quell’uomo che li aveva aiutati.

I bambini intanto crescevano e vivevano la loro vita, mentre Winton invecchiava e teneva nascosto quello che aveva fatto, anche alla sua famiglia. Tutto questo fino alla fine degli anni Ottanta, durante i quali sua moglie Grete trovò un album con su scritto tutti i dettagli di tutti i bambini salvati. La donna si rivolse quindi ai media e decise di fare una sorpresa a suo marito. Nel 1988, infatti, durante la messa in onda del programma televisivo della BBC That’s life fu invitato in pubblico anche Nicholas Winton. Durante la trasmissione ci fu un momento particolarmente delicato durante il quale furono presentati a Winton tutti i bambini che aveva salvato cinquant’anni prima, in un momento commovente come pochi.

Da allora la storia di Nicholas fu scoperta da tutto il mondo, fino a quando nel 2002 l’uomo non fu nominato Cavaliere dalla regina Elisabetta per i suoi servizi all’umanità. Nel 2009 invece fu organizzato un treno con a bordo le 669 persone salvate percorrendo da Praga lo stesso tragitto fino a Liverpool, dove aspettava Nicholas Winton. L’anno successivo invece fu nominato Eroe britannico dell’Olocausto, anche se lui non si è mai considerato un eroe, quanto piuttosto una persona ordinaria che ha fatto ciò che altri come lui avrebbero fatto al suo posto. Sir Nicholas Winton è morto nel 2015, a 106 anni e ancora oggi il suo ricordo vive in quei bambini salvati e ancora in vita e in tutti quelli che conoscono la sua storia e che da essa traggono ispirazione giorno dopo giorno.

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