Curiosità

Pioggia di ricordi: per andare avanti bisogna fermarsi

Talvolta l'unica possibilità che abbiamo per andare avanti è restare fermi

La strada più lunga da percorrere è quella per tornare a casa. Ce lo racconta a suo modo Pioggia di Ricordi, film d’animazione prodotto dallo Studio Ghibli. Diretto da Isao Takahata, Pioggia di ricordi è basato sull’omonimo manga di Hotaru Okamoto e Yūko Tone; il film fu proiettato per la prima volta in Giappone nel 1991. La versione italiana, curata da Lucky Red, uscì a fine 2015 (attualmente il film è disponibile sulla piattaforma Netflix). Lo Studio d’animazione giapponese Ghibli è noto per aver prodotto i film di Hayao Miyazaki; questo talentuoso regista giapponese ha realizzato grandissimi capolavori animati, arrivando a vincere un Oscar nel 2002 (per il film La città incantata). Ma lo Studio Ghibli ha prodotto, oltre ai film di Miyazaki, anche quelli di Takahata; tra questi v’è Pioggia di Ricordi, non il più popolare ma senza dubbio uno dei più teneri, sfaccettati e delicati.

Il film segue la storia di una ventisettenne molto garbata e molto stanca, alle prese con l’elaborazione di un passato che credeva rimosso. Durante il film, presente e passato si alternano fino a confondersi l’uno dentro l’altro. Negli anni ’90, le tematiche del film risultarono quasi inadeguate per un prodotto animato; ciononostante, il film riscosse un ottimo successo presso il pubblico giapponese. Pioggia di ricordi è il viaggio di chi scopre che talvolta, per fare ritorno a casa, non c’è via più breve che allontanarsene per un po’. Il film usa tutta la leggerezza possibile per far precipitare gesti e parole con estrema potenza; il risultato è un capolavoro d’animazione adatto a tutti, perché ogni età può leggere il film a suo modo; trovando così, nello stesso, il proprio indizio per riuscire a tornare a casa.

Indice

Mettere in pausa – Pioggia di Ricordi

Taeko ha ventisette anni, vive a Tokyo e lavora come impiegata in un ufficio. Stanca della routine cittadina, la giovane approfitta di una vacanza per trasferirsi in campagna: lì, infatti, vive e lavora la famiglia del cognato. Durante la vacanza, la ragazza aiuterà i parenti nella raccolta del cartamo (particolare fiore i cui pigmenti, lavorati, producono tinte e rossetti). Cosa spinge Taeko a partire? Qual è la vita alla quale desidera sottrarsi? E cosa cerca in questa nuova esperienza? Taeko vive da sola, accompagnata da un perenne sorriso che racconta affabilità più che serenità. Debilitata della frenesia cittadina, la ragazza continua ad andare avanti e indietro, restando però ferma al punto di partenza. Non ama il caos eppure continua a sorridere. Taeko ha smesso anni prima di chiedersi cosa le piaccia e cosa la disgusti, e la sua vita procede così.

Tra parenti e amici che la vorrebbero accasata e un’età che le insinua il dubbio che accasata dovrebbe esserlo davvero, Taeko decide di allontanarsi. Di sottrarsi alle pressioni di una vita che non ha scelto, e che l’ha tirata dentro senza chiederle il permesso. Così, sul treno che la porterà in campagna, nella mente della ragazza iniziano a tuonare i ricordi d’infanzia; e Taeko, che non è mai stata ferma come su quel treno, ricomincia finalmente ad andare avanti. Intrappolata, fino a poco prima, in una stasi che si agitava frenetica, ora a Taeko serve solo il tempo per farsi le domande giuste. Le risposte proverà a cercarle in una campagna che ha scelto lei stessa e in un passato che le tenderà la mano. E, infine, in un incontro che rivelerà il volto inedito del suo costante sorriso.

Al ritmo naturale

Perché Taeko sceglie la campagna? Cosa rappresenta questo luogo per lei e per gli altri protagonisti del film? Arrivata fuori città, Taeko fa subito la conoscenza di Toshio. Il ragazzo, che ha più o meno la sua età, è il cugino del cognato di Taeko e vive anch’egli in campagna. Taeko e Toshio avranno modo di conoscersi a fondo, di rivelare l’uno all’altro aspetti inediti della propria persona; tra questi, emerge l’amore di Toshio per la campagna. Essa, in Pioggia di Ricordi, è descritta come luogo in cui l’uomo collabora con la natura. Così, grazie alle parole di Toshio, entriamo in contatto con la possibilità di sfiorare la natura senza contaminarla. Una realtà in cui il contadino si mette al servizio del paesaggio, in cui è l’uomo a rallentare fino ad andare al ritmo della natura. Procedendo al ritmo naturale, l’uomo dà una possibilità anche a sé stesso.

Al ritmo della natura, il tempo si screzia di tonalità inedite: si dilata perché affiori l’essenziale, si restringe per spronarci a rimuovere il superfluo. Mentre Taeko raccoglie il cartamo, la sua voce ci racconta un flusso di coscienza che non avrebbe trovato spazio dietro una scrivania. Tra i paesaggi campestri affiorano ricordi d’infanzia: rinunce fatte per non scontentare le sorelle, divieti paterni che infrangono i sogni di una Taeko piccola e imbronciata. Tutto scorre grazie al silenzio della campagna, che garantisce conforto e accettazione. Finché quel nuovo nido inizia ad avere le stesse pretese dell’odiosa città, e la ragazza riceve un altro piccolo e inatteso schiaffo. Taeko impara così che il suo mondo ideale può costruirlo solo dentro sé stessa.

Felicità difensiva – Pioggia di ricordi

Taeko non è normale. La ragazza ha soltanto dieci anni quando sua madre pronuncia questa frase. E lei, purtroppo, è abbastanza vicina da poterla sentire. Con quella frase, e con il sentore di essere anormale, dovrà fare i conti per molto tempo. La Taeko adulta racconta, in ogni gesto o parola, il proprio senso di inadeguatezza. Giustifica i suoi errori, anche se gli altri non li percepiscono come tali. Si attribuisce colpe che non ha, e si descrive con aggettivi che non le stanno bene addosso. Sembra non accettarsi, e non accettare la propria vita. E allora perché sorride tanto? I musi lunghi della Taeko bambina contrastano, infatti, con l’allegria indelebile del volto di Taeko grande. Eppure lei si descrive come una donna riottosa, che ama la campagna in modo frivolo; una donna che non ha grandi talenti, che è lenta nella vita perché è stata lenta nella matematica.

Una bambina che a tavola parlava, mentre i familiari ruminavano col capo chino e gli occhi socchiusi per non dover vedere. Poi ogni tanto qualcuno diceva una parola, ma mai quella giusta. Taeko ha ascoltato tante parole sbagliate quando era piccola, ed è cresciuta incapace di trovare le parole giuste. Non chiede mai aiuto, perché la sua infelicità non le sembra una buona ragione per farlo. Così si nasconde, Taeko, dietro sorrisi forzati e una malinconia colorata di rosa. Dietro giustificazioni non richieste, dietro gesti che rivelano il bisogno di non sentirsi diversa. Per essere normali bisogna essere felici. Così, per costruire la propria felicità difensiva, Taeko erge muri di bugie e ci si chiude dentro. Tra le bugie del suo presente finirà col perdersi, e sarà il passato a indicarle la via d’uscita.

Come parliamo?

Durante il film, salta all’occhio dello spettatore il ritmo inconsueto dei dialoghi, e il modo in cui i personaggi si muovono negli stessi. Abituati ai ritmi serrati da sit-com americana, a dialoghi che hanno un bel suono ma poco respiro, davanti a Pioggia di Ricordi restiamo interdetti. I personaggi prendono un tempo più lungo per ascoltare le parole dell’altro; cosicché, talvolta, la risposta arriva prima nella mente dello spettatore che sullo schermo. Anche quando i personaggi non si ascoltano davvero, si prendono comunque il tempo per farlo. Nei dialoghi tra Taeko e Toshio, poi, ai lunghi respiri si aggiunge una tenera delicatezza nei modi. Il garbo di lui e la cortesia di lei, le pause tra una domanda e la risposta; gli sguardi imbarazzati, i cenni d’intesa per trarsi fuori reciprocamente da quell’imbarazzo.

Il rapporto tra i protagonisti si costruisce non tanto sulle parole, ma sul modo in cui entrambi si muovono nei dialoghi. Sembrano ascoltarsi davvero, così reagiscono con tempi che risultano molto lenti. Mentre riflettono, però, e mentre le parole dell’uno agiscono sull’altro, i volti dei personaggi cambiano. Ogni variazione emotiva di un personaggio si può rintracciare in un movimento del suo volto: la fronte si aggrotta, gli occhi si spalancano, le guance si colorano. Il dialogo nel film cambia il corso della storia, trasforma un dettaglio in qualcosa di nuovo. Ogni parola è piena, benché nulla arrivi mai come una sentenza. Una soavità tonale diffusa permea tutta la pellicola di un’atmosfera tipica dei migliori film d’animazione. E se i personaggi parlano, in Pioggia di Ricordi, lo fanno sempre e solo per dire qualcosa. E questo, al cinema come nella vita, è meno scontato di quanto sembri.

Il passato è l’indizio – Pioggia di ricordi

Il film apre continue finestre sul passato di Taeko, che si alternano alla grande finestra sul suo oggi. Un oggi che sembra tenere le fila della narrazione; in realtà è il passato a scolpire la quotidianità di Taeko, da quando viaggia sul treno finché non arriva in campagna. Dai primi problemi in famiglia ai disagi a scuola; dal primo, tenerissimo, amore alle ansie della pubertà. Dai sogni infranti da un padre troppo severo, alle difficoltà nello studio. Dissidi interiori elaborati in solitudine, che tornano per essere ascoltati dalla Taeko di quasi trent’anni. Il tempo presente, nel film, è schizzato con pieno realismo, mentre il passato è molto stilizzato; da una parte abbiamo colori vividi e immagini nitide, dall’altro tinte sbiadite e contorni accennati. Come si specchiano le scelte grafiche e cromatiche nella vita della protagonista? Qual è il ruolo del ricordo in questo film?

Tra le pieghe di un passato per nulla cicatrizzato, Taeko scorge qualcosa che aveva rimosso. Un rifiuto troppo sgradevole, ricevuto quando lei era solo in quinta elementare. È quell’episodio la sua ferita, che le impedisce di mostrarsi indifesa e un po’ infelice. Ma, grazie a un tempo e un luogo che non chiedono troppo, Taeko accetta che il passato torni da lei. Con l’aiuto di chi vede ciò che i suoi occhi appannati non mettono a fuoco, Taeko rincontra la sua bambina imbronciata. E ci racconta che, a volte, l’errore più grande è lasciarsi il passato alle spalle troppo presto. Taeko invita il proprio passato a camminarle a fianco e poi aspetta. Aspetta che quel passato smetta di guardarla con la fronte aggrottata, iniziando invece a sorriderle; così Taeko può cominciare finalmente a parlargli con tenerezza.

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