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Lei (Her) – La nuova catena di montaggio dei sentimenti

L’aspetto più interessante dei film di fantascienza è che possono trattare delicati temi sociali e politici, altrimenti difficili da rappresentare con altri generi cinematografici. Lei (Her)  di Spike Jonze (2013) è un film vincitore agli Oscar 2014 per la Migliore sceneggiatura originale. Esso racconta la storia di Theodore Twombly – Joaquin Phoenix – un uomo solo e introverso che scrive lettere d’amore per degli sconosciuti.

her lei tempi moderni

Il protagonista, fortemente depresso dopo la separazione dalla moglie, decide di acquistare un sistema operativo senziente appena uscito sul mercato. L’OS1 è dotato di un’intelligenza artificiale capace di crescere e provare emozioni. Restando colpito dalla sua sorprendente umanità, Theodore si innamorerà di questo sistema, che possiede una vera e propria personalità.

Lei (Her) – La nuova catena di montaggio dei sentimenti

Il futuro immaginato da Jonze è qualcosa dotato di vita propria, che fa paura per il realismo con cui è mostrato. Le riflessioni socio-politiche che suscita il film sull’uso e gli sviluppi della tecnologia, sui rapporti tra questa e gli esseri umani, hanno il sapore tipicamente distopico di tanta produzione cinematografica, e soprattutto seriale, di recente apparizione – pensiamo subito a Black Mirror od a Westworld – ma con un tono sicuramente meno aspro e apocalittico.

Tempi moderni non troppo lontani

Il film ci racconta con delicatezza la storia d’amore che nasce tra un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale ed un uomo solo, col forte bisogno di amare e sentirsi amato. Tutti gli spunti e le riflessioni presenti in Her non riguardano solo un futuro utopistico e lontano, ma parlano di un presente più vicino di quanto sembri. Il film si sviluppa su quella che è una splendida metafora – in chiave sicuramente critica – dei nostri tempi moderni. Tempi invasi dall’ossessione per la tecnologia e per l’intelligenza artificiale.

Forse la rivoluzione informatica sta creando un altro tipo di società? Il paradosso è evidente quando si pensa che la macchina, destinata a liberare la società dal lavoro schiavistico, ci ha resi ancora più schiavi. Come non pensare a quel povero e profetico Charlie Chaplin, che interpreta il perfetto prototipo di uomo moderno del XX secolo, appena all’inizio dell’epoca delle macchine.

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La catena di montaggio dei sentimenti

I computer, cervelli elettronici in grado di immagazzinare miliardi di dati e di riprodurli a comando, in qualunque momento, permettono a tutti una vita più facile. Potranno mai veramente arrivare a sostituire l’uomo anche sul piano delle emozioni? La società si intorpidirà così tanto fin ad essere troppo pigra persino per provare sentimenti, preferendo che lo faccia una macchina al posto suo?

Her cerca di rispondere a queste domande, ponendosi come una presa di consapevolezza di noi stessi e della nostra società. Il regista mette in primo piano un sistema artificiale che vuole diventare umano, in un mondo che tende sempre più a “computerizzarsi”. Quello che cerca di comunicare il regista con questo film ci ricorda continuamente la denuncia sociale che cercò di fare Charlie Chaplin col suo cinema muto. La critica a quella società moderna, quella catena di montaggio che spersonalizzava l’uomo, che diventava emblema dell’alienazione umana nell’era del progresso economico ed industriale.

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L’importanza della nostra umanità

Questo film si basa sul valore intrinseco della parola e sull’importanza della sua dell’assenza. Quello che più manca al nostro protagonista è il contatto umano, il calore di ciò che è reale, la genuinità delle relazioni umane. Egli ha difficoltà a relazionarsi con le persone, per questo si ritrova a rifugiarsi nell’illusione di vivere un rapporto autentico con un sistema operativo, l’unico in grado di farlo sentire a suo agio.

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Lo spettatore tende a trovare ridicolo Theodore che si innamora scioccamente di un computer, di qualcosa di tecnicamente irreale. Ma non è forse la stessa cosa che facciamo anche noi quotidianamente quando parliamo sui social con delle versioni virtuali dei nostri amici e conoscenti?

Il messaggio morale del film, “gridato” con dolcezza e apprensione da parte di Spike Jonze, è un’esplicita esortazione a salvare i nostri contatti umani. Salvare le persone reali. Cominciamo a vivere prima di perdere del tutto la nostra l’umanità, prima di diventare delle macchine che fabbricano sentimenti artificiali.

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