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Assassinio sull’Orient Express: il Poirot di Kenneth Branagh che scava nell’animo umano (Spoiler Alert!)

Hercule Poirot (Kenneth Branagh che del film cura anche la regia) è il detective migliore al mondo. E non manca di farlo notare in questo nuovo adattamento di “Assassinio sull’Orient Express” di Kenneth Branagh del celebre romanzo di Agatha Christie. Il suo fiuto infallibile lo porta sempre a scoprire la “crepa nel muro”, l’indizio oggettivo e incontrovertibile che prova la colpevolezza del criminale di turno.

Recensione de “Assassinio sull’Orient Express”, il nuovo adattamento di uno dei capolavori di Agatha Christie con un Hercule Poirot che sa scavare nell’animo umano.

Un uomo tutto d’un pezzo, questo Poirot, che interpreta il mondo intorno a lui tramite una semplice dicotomia tra ciò che è giusto e quel che è sbagliato. Ha un debole per il buon cibo e un istinto maniacale ossessivo per il quale non riesce a tollerare ogni minima scompostezza. E che ha raggiunto un’età e una consapevolezza tali da permettergli di poter scegliere di fare solo quello che più gli piace e che più gli stimola interesse.

E’ per questo che sull’Orient Express, il treno delle meraviglie che collega Parigi ad Istanbul – che transita ricoperto da una fitta coltre di neve come il Polar Express di Zemeckis – rifiuta l’offerta del signor Ratchett (Johnny Depp) che chiede protezione in cambio di molto denaro.


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È in questa scena della trattativa che – come supponiamo fin da subito non andrà a buon fine – spiccano la regia magistrale di Branagh e la recitazione a tutto corpo di Depp. Al tavolo da pranzo del treno di lusso Depp mette a nudo il suo personaggio di losco trafficante d’arte che si è fatto molti nemici mentre divide un dessert con l’ispettore Poirot. È qui che va in scena una coreografia concordata tra attore e regista dove protagoniste sono le mani di Depp che nell’agosto 2016 finirono sui giornali di tutto il mondo. I sapienti giochi con il tovagliolo confermano che – nonostante le vicende personali lo abbiano portato in tribunale con un’accusa di violenza domestica – Depp rimane un attore navigato e supera brillantemente la prova che il regista ha voluto affidargli.

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Scena che accoglie anche il momento di massima affermazione personale dell’ispettore Poirot, che per la sua superbia e presunzione rifiuta la richiesta di un uomo che gli chiede di guardargli le spalle. Così si sviluppa un climax di scortesia che parte all’inizio della scena quando l’ispettore accetta malvolentieri di sedersi al tavolo di Ratchett fino alla fine di questa, quando Poirot lascia il tavolo dopo aver detto di no ad un potenziale cliente solo perché “non gli piace la sua faccia”. Lo stesso cliente che quella notte viene ritrovato senza vita con dodici coltellate al petto per opera di quello che l’ispettore definisce “un terribile crimine”.

Nella scena dell’accoltellamento non è solo Ratchett a morire ma anche, in senso catartico per lo spettatore, l’attore stesso. Nell’ultimo anno chi ha scelto Depp per un ruolo nel proprio film è stato subissato dalle critiche tanto da dover intervenire a difendere la scelta del casting. Non è quindi un caso che ad essere l’assassinato del film sia proprio lui, quasi come a dire “il vecchio Depp è morto”, le coltellate del film lo hanno squarciato come nella vita reale hanno fatto i media ed ora gli è stata concessa una possibilità di riscatto.

Una morte misteriosa quella di Ratchett, che porta il nostro integerrimo protagonista a dover perdere se stesso prima di trovare la soluzione del rompicapo. Il delitto si rivela di fatti per il talentuoso ispettore un’indecifrabile scatola cinese. Stavolta Poirot non vede nessuna “crepa nel muro”. Le prove ritrovate non sono abbastanza schiaccianti o vengono piazzate per depistarlo. I passeggeri del treno e sospettati di omicidio (i notevoli Willem Dafoe, Judi Dench, Michelle Pfeiffer, Penélope Cruz, Derek Jacobi e Daisy Ridley) gli mentono spudoratamente o negano una risposta alle sue domande.


Alla fine l’ispettore riesce a far combaciare tutti i pezzi del puzzle ma questo gli costa la sua integrità. È il primo piano sui suoi intensi occhi blu a renderci partecipi della sua scoperta del colpevole e, al tempo stesso, della sua crisi interiore. Ora abbiamo di fronte un uomo che è sceso a compromessi, che ha visto la profonda spaccatura dell’animo umano, quella che crea una sofferenza e un desiderio di vendetta tali da portare a commettere un efferato crimine. Un uomo che deve mettere in discussione se stesso, che non vede più semplicemente tutto bianco o nero ma che si è rassegnato al fatto che la bilancia della giustizia non pende sempre a un estremo o all’altro del bene e del male.

Poiché, come ammette lo stesso detective, “C’è quel che è giusto e quello che è sbagliato. E poi ci siete voi”, riferendosi a quei passeggeri del treno meritevoli – oppure colpevoli – di aver mutato la forma mentis del famigerato ispettore Poirot. Il più profondo mai visto finora su piccolo e grande schermo.


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