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Louis C.K. Il re della stand up comedy.

Louis C.K. Il re della stand up comedy che sputa in faccia la realtà, fra aneddoti grotteschi e tante risate. Il nuovo spettacolo su Netflix.

Mea culpa. Ho scoperto davvero tardi quel genio che porta il nome Louis Székely, alias Louis C.K, re indiscusso di quel genere particolare e irresistibile (quando fatto bene) che è la stand up comedy.

Per chi non lo sapesse, la stand up comedy, tradotto in senso letterale, significa “fare commedia stando in piedi”. Beh, Louis sul palco sta in piedi. E ci sta davvero bene.

Basta vederlo entrare sullo stage di qualche teatro di Hollywood o New York per capire che quello a cui si assisterà sarà un tripudio di risate. Basta, infatti, guardare la fisionomia di Louis per far apparire un sorriso sulle labbra: un omaccione alto e in carne con i capelli e la barba arancione. Se c’è una cosa che Louis sa fare più di qualunque altro comico di questo genere è, senza dubbio, rompere il ghiaccio in maniera assolutamente spiazzante e chiarificatrice. “Chiarificatrice?” chiederete voi. Si, chiarificatrice. Louis, infatti, sin dalla prima battuta ti fa capire una cosa ben precisa: il suo show sarà cattivo. Molto cattivo.

“Penso che se una donna si trovasse costretta dalle circostanze ad abortire, dovrebbe farlo. Se diventa una necessità devi farlo. Diavolo, è come se il mio corpo dovesse andare in bagno a c***re e io mi rifiutassi di andarci. Si, avete sentito bene, per me abortire è come c***re. Se devi farlo, devi farlo.”

 

Comincia con questa battuta lo show, da poco distribuito su Netflix, di Louis C.K, a New York, dal semplice titolo “Louis C.K: 2017”. Lo spettacolo in questione, insieme ad altri due suoi spettacoli del 2016, è uno dei (infiniti) motivi per cui vale la pena spendere due spicci per Netflix.

Cosa rende Louis Louis?

Come detto prima, la mia conoscenza del personaggio è relativamente recente, ed è soprattutto dovuta alla visione di Louie, la serie “autobiografica” di Louis, in cui affronta i temi della sua vita da quarantenne divorziato e con figlie a carico che si barcamena nella società attuale, fra show business e personaggi poco probabili.

Già in Louie si può notare il marchio di fabbrica di Louis: il realismo. Un realismo che tende al grottesco più estremo, però.

Il tavolo di lavoro su cui Louis ama gettare le basi dei suoi monologhi è infatti caratterizzato dall’ispirazione continua alla quotidianità della propria vita, specchio dell’esistenza di buona parte degli uomini occidentali tra i 20 e i 50 anni: figli, donne, razzismo, sessismo, aneddoti squallidi. C’è tutto nelle conversazioni a senso unico che il comico intrattiene con il suo pubblico, sempre partecipe con risate fragorose e vere. Perché, davvero, non ridere durante tutta l’ora che compone ogni singolo spettacolo di cui stiamo parlando è davvero impossibile.

Fra aneddoti sulle piccole figliolette, nei quali CK si denuda della sua privacy per mostrare al mondo quanto poco noi uomini abbiamo capito della paternità, storie riguardanti il suo rapporto con il gentil sesso, il tempo che passa, la vecchiaia, l’attualità (senza, però, scegliere o cercare di veicolare il pubblico verso un’idea o un’altra, a parte la sua battaglia, a suon di battute, contro Trump), il comico ci catapulta nel suo mondo, che è, in realtà, il nostro mondo. Il tutto con un linguaggio diretto, spesso volutamente esagerato e volgare, che spiazza per la schiettezza e la brutalità con cui ci viene mostrato il suo pensiero. Che, molto spesso, ci porterà a pensare “non può averlo detto”. E, invece, lo ha detto, lo dice e continuerà a dirlo.

Molte cose che vengono “sputate fuori” da Louis durante i suoi spettacoli sono di quelle cose che, se dette in un modo che non sia il suo, risulterebbero da denuncia penale e linciaggio in piazza. Ma è proprio il modo in cui Louis si pone con il pubblico, con il quale, al momento della sua entrata in sala, sigla un patto non scritto e non dichiarato, che rende i suoi spettacoli dei must da non perdere, da vedere con una birra ed un amico per farsi delle sane e cattive risate.

Vi lascio con una battuta che mi ha fatto piegare in due, per l’empatia provocata riguardo uno degli argomenti che più detesto: la tecnologia e il nostro rapporto con questa.

“Smettila di prendertela con il tuo cellulare dicendo che fa schifo. Non è il cellulare che fa schifo: è la tua vita che fa schifo intorno al tuo cellulare”.

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