DPCM 16 gennaio: quale sarà il destino dei cinema?

Le sale rimarranno ancora chiuse per evitare il diffondersi del coronavirus

La domanda che tutti gli appassionati di film si fanno è: il DPCM che entrerà in vigore dal 16 gennaio ci dirà quale sarà il destino dei cinema? Anno nuovo, stessa vita e così la nostra quotidianità continua ad essere scandita dalle disposizioni del Presidente del Consiglio che cerca in ogni modo di contrastare la diffusione del coronavirus. In questa lotta che sembra non avere mai fine aumentano le vittime e l’economia collassa. Uno dei settori più colpiti è sicuramente quello cinematografico, molte sono infatti le produzioni che si sono viste costrette a chiudere battenti o a rinviare il proprio lavoro.

Più nel piccolo a finire in ginocchio sono state le sale cinematografiche, chiuse oramai da mesi. I gestori sono costretti a vivere nella speranza che compaia una luce in fondo al tunnel. Tunnel che sembra sempre più lungo dato che nel nuovo DPCM sono state indicate le chiusure di cinema e teatri, almeno fino al 5 marzo 2021, giorno in cui scadrà il decreto che entrerà in vigore dal 16 gennaio.

DPCM 16 gennaio: quale sarà il destino dei cinema?

Nel nuovo provvedimento vedremo cambiare i colori di molte regioni. Lombardia, Sicilia e Bolzano diventeranno rosse mentre Abruzzo, Lazio, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia; Piemonte, Puglia, Emilia Romagna, Umbria, Valle D’Aosta, Calabria e Veneto diventeranno arancioni; le restanti regioni saranno invece gialle. Nel deserto culturale cui la pandemia ci ha costretti una flebile speranza si riaccende con la riapertura dei musei nelle zone gialle, ad esclusione dei fine settimana. Come da prassi l’ingresso sarà contingentato per evitare che troppe persone entrino in contatto tra loro aumentando le probabilità di diffusione del virus.

Sarà ancora lunga la strada invece per la riapertura dei cinema, delle palestre e delle piscine. Ai consueti colori se ne aggiunge però uno tutto nuovo: il bianco. Il ministro Roberto Speranza ha chiarito che l’accesso a questa fascia “potrà scattare solo con livelli epidemiologici molto bassi, incidenza settimanale, per due settimane consecutive, sotto i 50 casi ogni 100mila abitanti, indice Rt sotto 1 indice di rischio basso

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