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È morto Paolo Villaggio: il cinema italiano piange un Genio immenso.

Ricoverato dagli inizi di Giugno presso una casa di cura privata, questa mattina ci ha lasciati il grande Paolo Villaggio. Dall’impegno politico all’attività di scrittore, dal cabaret televisivo al cinema, Villaggio ha sempre dimostrato di essere un artista a tutto tondo. Proprio per quanto riguarda il grande schermo, egli aveva sempre dimostrato una grande versatilità, spaziando con assoluta disinvoltura dal cosiddetto cinema d’autore alla commedia. Passando da Ettore Scola a Marco Ferreri, da Mario Monicelli a Nanny Loy, da Pupi Avati a Luigi Comencini, Villaggio arrivò a vincere il David di Donatello al migliore attore protagonista per la sua interpretazione ne La Voce della Luna’ (1990) di Federico Fellini, nonché il Nastro d’Argento come attore protagonista perIl segreto del bosco vecchio’ (1994) di Ermanno Olmi. Ai succitati riconoscimenti si aggiungono il Leone d’oro alla carriera nel 1992 e il David alla carriera nel 2009.

È morto Paolo Villaggio: il cinema italiano piange un immenso Genio.Tuttavia, ma senza dimenticare tutto il resto, il suo nome resterà per sempre legato ai personaggi comici da lui ideati, dal Professor Kranz a Fracchia, fino all’indimenticabile ragioniere Ugo Fantozzi. Fu nel 1971 che il compianto Villaggio scrisse il primo libro incentrato sulla figura di Fantozzi, non sospettando che sarebbe diventato un best-seller in poche settimane. Da qui la consacrazione al grande pubblico, accompagnata dal plauso della critica, che non poteva non riconoscere la genialità dell’autore. Nel 1975 ecco arrivare il primo film di una lunga serie, in ben dieci capitoli. Nonostante la saga si fosse usurata già dal terzo capitolo, con l’ingaggio alla regia di Neri Parenti, le prime due pellicole, dirette dal grande Luciano Salce, restano due autentici capolavori del cinema italiano.

Villaggio è stato uno dei più grandi innovatori del nostro secolo, capace di rappresentare con un’ironia grottesca e più che mai surreale il minuscolo universo quotidiano dell’impiegato medio. Fantozzi è succube di un sistema politico e dirigenziale che annienta l’individuo, riducendolo sadicamente al nulla. L’uomo medio è destinato all’infelicità su tutti i fronti, anche nell’ambiente extra-lavorativo: se tutti hanno una moglie bella e seducente, egli avrà Pina, consorte devota ma brutta; se tutti hanno un figlio maschio, a lui toccherà Mariangela, figlia femmina dalle mostruose fattezze; se tutti hanno diritto ad una bella amante, egli potrà solo anelare vanamente alla civettuola signorina Silvani; se tutti hanno un amico fedele, egli dovrà accontentarsi del ragionier Filini, imbranato voltagabbana; se tutti hanno un lavoro soddisfacente, egli dovrà godere di fare persino il parafulmine sul tetto dell’azienda, ringraziando il proprio Mega-Direttore Galattico (<Com’è umano lei!>).

È morto Paolo Villaggio: il cinema italiano piange un immenso Genio.Fantozzi è la maschera tragica di un’Italia infelice e disperata, invidiosa del prossimo e orribilmente rancorosa, desiderosa del successo a tutti i costi e incapace di trovare uno sprazzo di gioia nella propria routine. Fantozzi è tutti noi! È noi ad uno squallido cenone di Capodanno che non è mai come avevamo sperato. È noi al traumatico e frettoloso risveglio mattutino, tra una colazione divorata e una corsa per trovare posto sull’autobus. È noi ad una cena tra colleghi, durante la quale devi sopportare le ustioni alla lingua causate da un pomodorino troppo caldo e che non puoi sputare nel piatto. È noi ad un campeggio in cui, se ti colpisci il dito col martello mentre stai montando la tenda, non puoi urlare per non disturbare i vicini. È noi quando siamo costretti a dire all’amico intellettuale che il noiosissimo film russo che ci ha portato a vedere è un capolavoro, nonostante pensiamo che sia <una cagata pazzesca!>.

Villaggio era e sarà sempre uno dei più grandi geni del nostro tempo, un uomo coraggioso nello schiaffarci in faccia tutta la nostra mediocrità di poveri mostri, incapaci di amare noi stessi con tutto il nostro bello e tutto il nostro brutto. In ‘Fantozzi va in pensione’, lo stanco ragioniere diceva: <Ho capito che nella vita non occorre sbattersi tanto per essere felici, sai. Basta accettarla così…come viene>. In fondo, siamo sì terribili, spregevoli, abietti, ma sappiamo essere anche gentili, teneri, onesti. Villaggio voleva semplicemente avvisarci: impareremo a vivere quando avremo accettato ogni aspetto del nostro essere semplicemente uomini.

Oggi diciamo addio a un grande Uomo, al quale possiamo e dobbiamo essere estremamente riconoscenti: grazie di tutto, Paolo!

 

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