Jean-Luc Godard è ricorso al suicidio assistito, la rivelazione di Libération: “Non era malato, era esausto”

Jean-Luc Godard è ricorso al suicidio assistito in Svizzera, dove viveva dagli anni Settanta

Jean Luc Godard, morto il 13 settembre all’età di 91 anni, è ricorso al suicidio assistito. A rivelarlo il quotidiano parigino Libération, che per primo ha dato la notizia della morte del regista e che cita come fonte un anonimo vicino alla famiglia di Godard. “Non era malato, era semplicemente esausto” riferisce la fonte. “Quindi aveva già deciso di farla finita. Questa è stata la sua decisione ed era importante per lui che si sapesse. Il quotidiano parigino aggiunge che questa informazione è stata confermata anche da un’altra fonte. E la stessa moglie del cineasta, Anne-Marie Miéville ha dichiarato che il marito “è morto pacificamente nella sua casa, circondato dalle persone a lui più vicine”. Nell’articolo (che potete leggere quiLibération riporta alcuni estratti da un’intervista rilasciata da Jean Luc Godard ad un’emittente televisiva svizzera nel 2014, durante il Festival di Cannes, in cui il regista, rispondendo a una domanda diretta, chiariva il suo punto di vista sulla morte.

Jean-Luc Godard

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Jean Luc Godard, il padre della Nouvelle Vague, è morto a 91 anni il 13 settembre

Nel corso dell’intervista alla tv svizzera, Jean-Luc Godard interrompe il giornalista che, ponendo una domanda, esordisce dicendo “Quando morirà, il più tardi possibile…” ribattendo “Non necessariamente il più tardi possibile”. “Non la spaventa [il pensiero di morire]?” riprende il giornalista, “Non sono ansioso di proseguire per forza. Se sono troppo malato, non ho alcun desiderio di essere trascinato su una carriola… Per niente”. E alla domanda se pensasse all’eventualità di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera – dove viveva dagli anni Settanta – Godard risponde di sì, aggiungendo che all’epoca si trattava ancora di una scelta molto difficile. In Francia la legge non permette il suicidio assistito che, invece, è autorizzato in Svizzera dal 1937.

L’articolo 115 del Codice penale svizzero specifica solamente che “chiunque, spinto da motivi egoistici, inciti una persona al suicidio o la aiuti a suicidarsi è punito con la reclusione fino a cinque anni o con una pena pecuniaria”. La dicitura “motivi egoistici”, spiega Libération, lascia un ampio margine di interpretazione e consente ad associazioni come Exit, Dignitas o Life Circle di aiutare le persone che lo desiderino a morire.

 

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