Intervista a Nicole Fornaro, nel cast di Yara di Marco Tullio Giordana

FilmPost incontra Nicole Fornaro, nel cast del film Yara di Marco Tullio Giordana, dal 5 novembre su Netflix

Dopo essere stata la protagonista della docu-fiction di Francesco Miccichè dal titolo Io ricordo – Piazza Fontana, Nicole Fornaro debutta su Netflix il prossimo 5 novembre con la pellicola Yara, diretta da Marco Tullio Giordana. Il film è tratto dalla storia vera dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio.

Nicole Fornaro interpreta Silvia Brena, l’insegnante di ginnastica di Yara. La vicenda sconvolge la cittadina di Brembate di Sopra. Per assicurare il colpevole alla giustizia, il pubblico ministero Letizia Ruggeri, interpretato da Isabella Ragonese, ha solo un esile indizio: tracce di DNA. La PM farà di tutto per arrivare alla verità. FilmPost presenta l’intervista a Nicole Fornaro.

Film Post incontra Nicole Fornaro

Benvenuta, Nicole. Sei nel cast della pellicola Yara di Netflix. Che effetto ti fa? 

Dopo aver preso parte al film Io ricordo – Piazza Fontana, è stato molto importante, per me, prendere parte ad un progetto come Yara. Sono una persona molto empatica e compassionevole, da sempre attenta agli esseri umani. Riuscire ad interpretare ruoli di persone realmente esistite, è un sogno. Progetti del genere sono in linea con la mia persona. Quando ho fatto il provino per il film di Marco Tullio Giordana ero molto entusiasta perché è un regista che vuole la qualità all’interno dei suoi progetti. Ama questo mestiere.

Tutti noi abbiamo vissuto la forte vicenda di Yara. Il trailer del film mostra un grande realismo nel raccontare questa storia. Cosa ne pensi?  

Questa vicenda ha toccato tutta l’Italia. Tutti noi sappiamo chi è stata Yara. La sua storia ci ha lasciati sotto shock e non è facile parlare e raccontare una storia del genere senza cadere nel banale. La pellicola di Marco Tullio Giordana non spettacolarizza il dramma che ha vissuto questa ragazza. Il nostro regista ha trattato la storia con grande educazione e rispetto. C’è grande delicatezza. Al centro della narrazione c’è l’indagine che, per la prima volta, in Italia è stata svolta a tappeto dalla PM Letizia Ruggeri, interpretata da Isabella Ragonese. Si è partiti dal DNA di ignoto 1, per cercare il colpevole e le ricerche si sono svolte per tutta Brembate e Bergamo. In Italia, non si immaginava nemmeno di poter fare un’indagine in questo modo. 

Nel progetto, interpreti Silvia Brena, l’insegnante di ginnastica di Yara. In che modo ti sei avvicinata a questa persona? 

Non ho avuto modo di poter parlare con Silvia Brena. Appena ho saputo di essere stata presa per il film, mi sono messa a cercare varie informazioni su questa insegnante. Su Internet, ho trovato una sua intervista, dove non viene mostrato il suo viso, ma attraverso quel video, ho cercato di farmi un’idea del suo modo di parlare, del suo modo di porsi, per potermi avvicinare a lei. 

Quale pensi che sia l’intento di questo film? 

Il film non vuole spettacolarizzare una vicenda drammatica, facendo leva sui drammi delle persone. Gli spettatori vedranno quanto sia stata importante questa indagine. Secondo me, è giusto parlarne anche in memoria di quello che è successo. Non è giusto che le persone dimentichino quello che è successo. Marco Tullio Giordana ha raccontato tutto senza invadenza, con una certa sobrietà. Ci sono solo un cast eccellente ed un grande regista che hanno portato su Netflix una vicenda che purtroppo ha segnato il nostro Paese. Non bisogna lasciare tutto nel dimenticatoio, credo che sia importante non dimenticare quello che è accaduto ad una ragazza che era l’innocenza pura.

L’arte è arte. Si fa con educazione e rispetto, senza speculare sulle persone. Non dobbiamo indignarci quando si parla della verità. Questa vicenda è complicata e sicuramente ci saranno delle critiche da affrontare ma credo che l’arte sia fatta di coraggio. Così come è successo con la pellicola La scuola cattolica, anche la pellicola di Yara ha il coraggio di raccontare una storia difficile. Credo che i film debbano avere il coraggio di parlare, di dare voce a chi non ce l’ha. 

Intervista a Nicole Fornaro nel cast di Yara, il film diretto da Marco Tullio Giordana

Foto di Beniamino Finocchiaro

Quanto ti senti cambiata come artista? 

Sai, cambio tutti i giorni ma di fatto sono sempre la stessa, resto sempre uguale. Cerco di cambiare continuamente, di non accontentarmi mai. Sono una persona molto curiosa, Non mi fermo mai davanti all’apparenza, non ho pregiudizi. Cerco sempre di mettermi nei panni degli altri ed è per questo che amo questo lavoro. Indosso i panni degli altri e la trovo una cosa fondamentale. Sarebbe molto bello, sin dall’infanzia, portare i bambini a lezione di teatro perché è importante riuscire a mettersi nei panni delle persone che abbiamo intorno. Sento di avere uno spirito da bambina. Guardo le cose come se le guardassi sempre per la prima volta. Mi stupisco per tutto. Sono quello che vedi, non c’è nessun tipo di fregatura. 

Quali sono le storie che Nicole Fornaro spera di poter raccontare? 

Come attrice, spero di poter raccontare in futuro tutti i ruoli possibili. Non mi creo mai dei pregiudizi. Voglio essere propensa ad ogni ruolo e ad ogni storia: dai ruoli drammatici a quelli più leggeri, dalle storie realmente accadute a quelle di fantasia. 

Quali sono, invece, i registi che ti affascinano? 

Amo Quentin Tarantino e David Lynch. In futuro, mi piacerebbe tanto poter lavorare con Gabriele Muccino, Paolo Virzì, Gabriele Salvatores e Saverio Costanzo. Spero di avere l’opportunità di lavorare con questi incredibili artisti. In questo lavoro non si smette mai di imparare, non si arriva mai. Il nostro mestiere ha un fuoco sacro, è una scoperta continua.  

 

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