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Roma Film Festival 2017: Intervista a David Lynch – Arte, progetti futuri e curiosità

David Lynch, il narratore di sogni e incubi più famoso al mondo è venuto alla Festa Del cinema di Roma per ritirare il premio alla carriera.

Roma Film Festival 2017 intervista a David Lynch

E’ con Eraserhead che Lynch iniziava 40 anni fa il suo successo cinematografico. Un film decisamente cupo, atroce e come lo definisce il regista durante l’incontro con il pubblico, semplicemente triste.
Egli è colui che riesce a scoprire un formicaio sotto un prato perfetto circondato da una perfetta staccionata bianca e da rose rosse. E’ il maestro del perturbante infatti nei suoi racconti l’elemento familiare diventa estraneo e inquietante, come le diverse famiglie e paesi  che troviamo in film come Blue Velvet, Lost Highway o in Twin Peaks, che se in apparenza sembrano immacolate e vergini da qualsiasi tipo di corruzione, si rivelano essere ribollenti di forze maligne e uomini disonesti.

Realtà e sogno si mescolano fino a confondersi, il livello della concretezza si mescola con quello dell’astrazione dando vita a lucide visioni oniriche che solo il cinema, secondo Lynch, può spiegare e descrivere.

“Io amo il sogno e la loro logica ed è ciò che il cinema è in grado di esprimere. Infatti anche se possiamo sapere il significato di un sogno, spesso non si riesce a spiegarlo. Il cinema invece consente di farlo…”

Le sue opere sono anche conosciute per essere altamente enigmatiche e incomprensibili. Per questo il pubblico si divide nettamente in chi lo ama e chi lo odia. Rimane il fatto che uno dei suoi film, Mulholland Drive, è stato nominato come miglior film del secolo dalla Bbc.

Roma Film Festival 2017 intervista a David Lynch

Alla conferenza stampa, dopo essersi seduto, viene accolto da applausi. Le prime domande che gli vengono poste riguardano i suoi possibili progetti futuri, di quelli passati e su Twin Peaks. Risponde che

“… per ora non ci sono piani nel cassetto e afferma che si è sempre divertito a creare i suoi film, tranne con Dune.”

In seguito qualcuno gli domanda di Davd Bowie, e Lynch sembra commuoversi dicendo che gli sarebbe piaciuto lavorare ancora con lui. Quando Bowie aveva rifiutato la parte per la terza stagione di Twin Peaks, non riuscì a comprenderne il motivo fin quando poi venne a mancare.
Successivamente si parla di Harry Dean Stanton, il Carl Rodd di Twin Peaks, che ha lavorato con Lynch anche per Fuoco Cammina Con Me e in Inland Empire e insieme ad altri registi come F.F Coppola. Lynch parla di lui come un uomo innocente e un essere umano fantastico.

Tutti poi sono curiosi di capire cosa significa lavorare con Lynch, come si comporta con gli attori e come avviene il suo processo creativo.
Egli risponde dicendo che lavorare con lui significa parlare. Importante è il dialogo, lo scambio di idee e sensazioni.

“Gli attori hanno lo script, leggono le battute e ne ricavano una prima interpretazione, dopodiché se ne parla tutti insieme. A volte prima delle riprese e ci si accorge della diversità delle interpretazioni rispetto all’idea originale che ho, così parlo con gli attori affinché loro possano avvicinarsi all’idea originale che avevo in mente… Puoi vederlo nei loro occhi quando stanno per arrivarci e di aver colto qualcosa”.

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