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47 METRI: UNO SHARK-MOVIE MAL GESTITO

ABBIAMO VISTO IL NUOVO SHARK-MOVIE DI JOHANNES ROBERTS, A DETTA NOSTRA MOLTO DELUDENTE. MA VEDIAMOLO NEL DETTAGLIO:

A quanto pare non basta una location oppressiva, claustrofobica e con risicate speranze di salvezza per ottenere un thriller che sappia tenere incollati allo schermo e trasmettere un po’ di sana tensione. Uno Shark-Movie mal gestito sia nella regia sia nella sceneggiatura.

Gli squali di quest’estate sono sempre nei paraggi, sono nominati tante volte, sono evocati, e ogni tanto saltano fuori con i soliti e qui molto prevedibili jumpscare, ma non lasciano il segno, non aggiungono niente al genere già abusato e lasciano anche troppa libertà alle protagoniste.

Eppure non è per niente male il soggetto, piccola variante del genere, che vede due ragazze in vacanza in Messico, più o meno aperte a esperienze indimenticabili: una notte infatti seguono il consiglio di due giovanotti di scendere in mare aperto, protette da una gabbia e a soli 5 metri di profondità, per poter visionare anche predatori a piccola distanza, preferibilmente (e saranno esaudite) squali. Purtroppo la corda che regge la cella non regge il peso e le due si ritroveranno in fondo al mare con una scorta limitata di ossigeno e circondate da quella che doveva essere solo un’attrazione turistica.

Nella caratterizzazione delle protagoniste abbiamo il primo difetto: invece di mostrare dei dialoghi interessanti e realistici, al limite della follia, e di sottolineare l’incubo in cui si troveranno con il più umano dei sentimenti, ovvero la paura di morire, vengono ridotte alle solite turiste del genere che più maldestre non si può (mani di ricotta) e rientrano nel topos dell’intraprendente e della riservata, che alla fine viene convinta facilmente. Inoltre è presente solo un dialogo in cui si accenna alla loro indole opposta, mostrando in modo

superficiale come in situazioni del genere le verità vengano a galla (solo le verità). Mi hanno dato fastidio le scene in cui una di loro si concede tranquillamente entrate e uscite dalla gabbia, dimostrando allo spettatore un grande deretano, visto che gli squali fino ad un certo punto non si fanno proprio vedere. Comunque le interpreti Mandy Moore e Claire Holt sono ben calate nei personaggi.

L’inglese Johannes Roberts non è nuovo al genere orrorifico: tra gli altri ha diretto “The other side of the door”, piuttosto malvisto dalla critica. Sorge spontaneo il paragone con il director di “Paradise Beach” (uscito l’anno scorso), Jaume Collet-Serra. Mentre quest’ultimo aveva uno stile perfetto per il genere, con una mdp dinamica, Roberts è più statico e non riesce ad ottenere i tempi giusti per la tensione, a spese dell’intrattenimento e della durata del film, che nonostante sia di neanche un’ora e mezza viene dilatata dalla lentezza e dalla ripetitività delle scene. Sequenze che dovrebbero provocare angoscia, come l’inarrestabile e progressivo consumo di ossigeno, non destano interesse allo spettatore. Anche il finale non convince: sembra promettente, senza speranze, realisticamente arrendevole e ingannevole, invece rimane aperto e confuso.

Un vero peccato il tutto, perché le musiche di TomAndAndy sono proprio azzeccate e l’unica fonte di tensione, insieme all’ambientazione quasi tutta sott’acqua, sviluppata banalmente dagli sceneggiatori, Ernest Riera e il regista.  L’obiettivo di un film del genere è far stare col fiato sospeso e far incollare alla poltrona, ma nel caso mio non ci è riuscito. Nonostante la produzione di Alexandre Aja, che di pesci affamati se ne intende (Piranha 3D), non notiamo né la presenza ingombrante del predatore, né una minaccia trasmessa allo spettatore.

47 METRI: UNO SHARK MOVIE MAL GESTITO

Appuntamento estivo con lo squalo, ma questa volta senza tensione, senza intrattenimento e senza mordente - 3

3

The Good

  • L'idea di base, le attrici. la colonna sonora

The Bad

  • Regia e sceneggiatura

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