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Alice e il sindaco: recensione del film di Nicolas Pariser

FilmPost presenta la recensione della commedia francese con Anaïs Demoustier e Fabrice Luchini

In questa recensione parleremo di Alice e il sindaco, di Nicolas Pariser. Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs della 72ª edizione del Festival di Cannes, arriva anche in Italia l’ultima fatica del regista parigino. Questo è il suo secondo lungometraggio dopo Le Grand Jeu, un thriller politico nonché suo film d’esordio del 2015. Nel cast troviamo Anaïs Demoustier vera e propria musa del cinema d’autore francese, l’attrice ha infatti collaborato con registi di grande levatura comeMichael Haneke, François Ozon e Robert Guédiguian. Al suo fianco c’è Fabrice Luchini, mostro sacro del cinema francese e vincitore di un Premio César e di una Coppa Volpi per La Corte.

In questo film, Luchini interpreta il sindaco di Lione, Paul Théraneau, in preda ad una forte crisi. Non ha più una sola idea. Dopo trent’anni di politica, si sente completamente vuoto. Per rimediare a questo problema, decide di assumere una giovane filosofa, Alice Heimann (Anaïs Demoustier). Si consolida quindi un legame che avvicina Alice a Paul, mettendo in discussione le loro certezze. Eccovi quindi la recensione di Alice e il sindaco, l’ultimo film di Nicolas Pariser.

Indice

Alla ricerca d’idee – Alice e il sindaco recensione

A qualche mese dalle elezioni municipali, il sindaco di Lione è rimasto senza nemmeno l’ombra di un’idea accattivante. Dopo trent’anni di vita politica è come svuotato, senza più nulla da dire, privo di qualsivoglia stimolo residuo a spronarlo nello svolgimento del suo incarico. In suo soccorso, l’entourage comunale recluta Alice Heimann, un’intellettuale giovane e brillante. Il suo compito è quello di rigenerare la capacità di pensare del sindaco e la visione dedita all’azione politica. Introdotta nella cerchia dei fidati, Alice rivela una grande maestria nel gestire la “cosa pubblica”, fornendo un apporto fondamentale. La macchina municipale riparte, ma non senza intoppi e sobbalzi lungo il tragitto.

Pariser esprime una critica nemmeno troppo velata alla sinistra moderna, impersonata da Théraneau, sindaco socialista ormai ombra di se stesso. Alice lo soccorre nel momento del bisogno, dandogli linfa vitale grazie alle sue idee che hanno lo stesso effetto di una ventata di aria fresca. La  gioventù viene incaricata del compito di ravvivare la vita politica, stantia e malconcia a causa di gestioni disinteressate da parte della vecchia guardia. Tuttavia la critica non è rivolta alla classe politica in quanto tale, rischiando così di scadere nel qualunquismo. Lo stesso regista spiega:

Non riesco a odiare davvero i politici. Credo che sia sterile. Possiamo odiare e combattere un sistema di potere, ma metterlo esclusivamente sulle spalle dei politici, questo mi sembra assurdo.

Menti a contatto – Alice e il sindaco recensione

L’idea della connessione filosofica tra Alice e il sindaco è intrigante anche da un punto di vista puramente visivo. L’espediente registico usato da Nicolas Pariser per sottolineare l’avvicinamento graduale dei due è davvero brillante. All’inizio del racconto il regista riprende i protagonisti sfruttando il campo e il contro-campo, a simboleggiare come entrambi preferiscano rimanere ognuno nel proprio spazio, è una forma di confronto. Man mano che il film procede, si trovano sempre più spesso nella stessa inquadratura e alla fine hanno un piano sequenza tutto per loro.

Come se non bastasse, saltano all’occhio i richiami a L’Albero, il sindaco e la mediateca e, più in generale, al cinema di Éric Rohmer. Pariser non nega l’influenza, parlandone in modo sentito:

Devo dire che l’opera di Éric Rohmer, nel suo insieme, mi ha molto influenzato. […] Ho costruito un racconto intorno a delle grandi sequenze dialogate, che è poi la struttura di molti film di Rohmer. Tra l’altro, i soli corsi pratici di cinema che abbia mai seguito sono stati proprio quelli di Éric Rohmer alla Sorbonne. Il mio debito nei suoi confronti, come cineasta e come professore, è infinito.

Nicolas Pariser succede nel dar forma, senza troppe pretese, alle differenti sfaccettature di uno stato di crisi democratica. In Alice e il sindaco si evince un sentimento non tanto di condanna, quanto di pietà verso la condizione in cui riversa la sinistra, specialmente in Europa. Intrisa di parole e pensieri, questa pellicola si sviluppa in modo lineare e senza colpi di scena, con un umorismo forse non troppo riuscito. La profondità dei dialoghi, di cui si appropriano con grande talento i suoi protagonisti principali, è assolutamente da sottolineare. Alice, la protagonista, è ritratta in modo forse poco approfondito, e questo come risultato porta ad un empatia nei suoi confronti quasi assente.alice e il sindaco recensione

Considerazioni finali

Con Alice e il sindaco, Nicolas Pariser conferma il suo grande interesse per la politica e tutte le sue dinamiche. Il pensiero del cineasta viene fuori attraverso gli scambi d’idee di due protagonisti illuminati. Più precisamente, Alice emana luce propria, mentre il sindaco Théraneau sembra quasi un satellite che brilla grazie alla sua luce riflessa. A proposito dei suoi personaggi principali, Pariser dice:

Nel mio film, i personaggi parlano solo di politica: era una delle sfide iniziali e credo di averla vinta. In compenso, quello che il film racconta non può essere ridotto al contenuto di queste conversazioni, ma le anime dei personaggi si rivelano attraverso di esse. Almeno è quello che spero.

Nonostante ciò, il film soffre molto una regia fin troppo asciutta ed una sceneggiatura eccessivamente teorica, priva di qualsivoglia plot-twist. Verso i due protagonisti proviamo inoltre poco coinvolgimento emotivo, per via di un mancato approfondimento psicologico dei due. Tuttavia, è lodevole lo sforzo messo in atto per parlare della situazione socio-politica europea in modo non banale e quasi accorato.alice e il sindaco recensione

Alice e il sindaco

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Critica intelligente verso la sinistra in Europa
  • Dialoghi illuminanti e pieni di spunti di riflessione

Lati negativi

  • Regia poco ispirata e molto statica
  • Protagonisti poco approfonditi

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