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#Alive: recensione dello zombie movie sudcoreano

Su Netflix arriva un film apocalittico contaminato dal romanticismo

La notte degli Oscar ha messo il cinema del sud-est asiatico sotto i riflettori dopo la scorpacciata di premi di Bong Joon-Ho con Parasite. Restando in Corea del Sud, in questo articolo vi presentiamo la recensione di #Alive, opera distribuita in occidente da Netflix. Il film è diretto da Cho Il-hyung, regista con l’arduo compito di rielaborare il tema dell’apocalisse zombie senza scadere nel banale e nel “già visto”. Le tematiche post-apocalittiche sono tra le più affascinanti e redditizie sul mercato ed attraggono un vasto pubblico attraverso qualsiasi forma d’intrattenimento, come cinema, videogiochi, fumetti e letteratura.

Negli ultimi anni abbiamo goduto di innumerevoli scenari analoghi messi in scena dai film sugli zombie. Basti pensare alla celeberrima serie The Walking Dead, passando per la commedia con i due capitoli di Zombieland, fino ad arrivare a Train to Busan, con cui #Alive condivide le origini geografiche. Imporsi in un mercato saturo da anni non è sicuramente un obiettivo facile da realizzare ma tante volte è sufficiente un pizzico di originalità per riuscire nell’intento. Di seguito la recensione di #Alive, di Cho Il-hyung.

Indice

L’apocalisse zombie al tempo degli streamer

Joon-Woo è uno streamer professionista, totalmente dedito al proprio lavoro. Una mattina come un’altra, alzato dal letto e resosi conto di trovarsi da solo in casa, dà inizio alla propria giornata di lavoro. Non appena accende il PC e si connette con i propri compagni di squadra, i telegiornali cominciano a diffondere notizie circa i disordini che stanno prendendo piede su tutto il territorio nazionale. Passano pochi minuti e Joon-Woo si rende conto di come, anche sotto casa sua, un’epidemia abbia reso le persone delle bestie assetate di sangue.

Comincia quindi l’epopea solitaria del ragazzo, che sarà costretto a barricarsi in casa nel disperato tentativo di sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi. #Alive ci accompagna per mano nella psiche di Joon-Woo che, parallelamente al suo viaggio introspettivo, combatte ora dopo ora per portare a compimento l’ultima richiesta fatta dal padre prima dell’interruzione delle comunicazioni: sopravvivi! Un appello disperato di un genitore che teme per la vita del proprio figlio.

L’attualità di un film mainstream – #Alive, la recensione

Nonostante #Alive sia stato concepito in tempi non sospetti, le analogie con i disagi subiti dalla società in periodo lockdown sono evidenti. Per quanto non sia stato necessario procacciarsi cibo, la preoccupazione e la solitudine sono state pesanti coinquiline di una grossa fetta della popolazione mondiale. L’intento del film, tuttavia, non è quello di empatizzare con lo spettatore, rivangando i duri ricordi di inizio 2020, ma analizzare la società di oggi con occhio di riguardo verso la connettività. Viene dato particolare risalto all’impossibilità di Joon-Woo di comunicare con l’esterno e la conseguente ansia per la salute dei suoi genitori e di sua sorella. L’opera eleva la tecnologia a divinità necessaria e indispensabile per la vita dei giorni nostri. Prodotti come Black Mirror ne mettono alla luce gli aspetti più oscuri ma #Alive, controcorrente, ne esalta i vantaggi; celebrandola come parte integrante della nostra cultura ed il nostro lifestyle.

#Alive (2020) Recensione - ZIP Cinema, Perspective Pictures
#Alive. ZIP Cinema, Perspective Pictures

Con il diffondersi dei violenti disagi le comunicazioni sono crollate ed i sopravvissuti si ritrovano isolati in una realtà completamente stravolta. L’immediatezza con cui siamo in grado di contattare le persone care è uno dei vantaggi fondamentali che la tecnologia rende oggi possibile. Spesso sottovalutiamo la comodità di poter sentire amici e parenti a chilometri di distanza semplicemente pigiando il tasto di un telefono. Cho Il-hyung stressa costantemente questo aspetto, costruendo un’impalcatura romantica che pianta le fondamenta nella tragedia dell’apocalisse. #Alive utilizza l’espediente zombie per un’analisi sociale che ha come scopo innalzare a bene supremo le relazioni interpersonali e la possibilità costante di mettersi in contatto col prossimo a colpi di click.

Non solo intrattenimento – #Alive, la recensione

#Alive è chiaramente un prodotto pensato per l’intrattenimento ma non per questo si perde in clichè tipici dei blockbuster di genere. Non si enfatizza lo splatter e la violenza, quanto più il formarsi e lo sgretolarsi dei rapporti tra i personaggi in scena. L’intreccio non è strettamente legato alla catastrofe narrata ma, al contrario, si sarebbe potuto sviluppare in un qualsiasi altro contesto cinematografico. Il film racconta necessità quotidiane e cattura l’attenzione dello spettatore per mezzo della suspance costante. La pressione data da mancanza di cibo e di acqua è una minaccia ancor più grande degli zombie assassini che invadono la città.

L’amore di un marito verso la propria moglie e il disperato bisogno di un teenager di stringere una donna tra le proprie braccia appaiono come miraggi in un contesto apocalittico. Condivisione, fiducia e solidarietà sono ulteriori tematiche che il regista si diverte a cucire in un’opera a tema zombie tra le meglio riuscite degli ultimi anni. L’obiettivo è quello di trascinare lo spettatore all’interno di un mondo in cui non è possibile contare su nessuno se non su se stessi. In queste condizioni una mano tesa ad aiutarci è sicuramente un miraggio lontano: qualora si palesi, spacca in due l’animo che si ritrova in un bivio tra il sospetto e la gioia.

Analisi tecnica – #Alive, la recensione

I personaggi che abitano il set di #Alive non sono molti e contribuiscono attivamente a calare lo spettatore in un contesto tragico che però non si prende troppo sul serio. La volontà di non puntare sulla “paura” è intuibile dai colori che dominano le inquadrature. Non ci sono ambienti cupi e luci soffuse ma tonalità sgargianti che donano lucentezza anche alle situazioni più macabre e spaventose. I personaggi vestono con abiti lucenti e il biondo platino dei capelli del protagonista è l’elemento che maggiormente risalta durante un qualsiasi scontro con le orde di zombie. Raramente appaiono evidenti macchie di sangue lungo la silhouette dei sopravvissuti: la pulizia esalta la purezza di persone dotate ancora di intelletto. Il trucco è molto curato e estremo per quanto riguarda i non-morti, che appaiono sporchi, feriti e completamente privi di senno.

#Alive (2020) Recensione - ZIP Cinema, Perspective Pictures
#Alive. ZIP Cinema, Perspective Pictures

Analizzando con attenzione scorci della pellicola, è possibile cogliere sequenze che citano chiaramente opere di fama mondiale. The Walking Dead è una delle principali fonti di ispirazione, soprattutto per quanto riguarda l’estetica e il temperamento degli zombie. La serie viene anche citata con l’inquadratura di alcuni zombie che tentano di varcare una porta, immagine simbolo del prodotto ispirato al fumetto di Kirkman. Durante l’esplorazione del condominio di cui Joon-Woo è prigioniero, sono frequenti le citazioni a film iconici del passato. In particolare una sequenza mostra un frame che rimanda alla famosa locandina de L’alba dei morti viventi.

Un’opera che spicca anche nel vasto catalogo Netflix

Spulciando attentamente il catalogo Netflix difficilmente ci si imbatte in un prodotto paragonabile a quest’opera apocalittica. Nonostante la banalità del genere, #Alive si distingue dalla massa, approfondendo temi che difficilmente vengono messi in scena in una produzione horror. Gli amanti del brivido, tolti un paio jump-scare ben architettati, non si sentiranno appagati dopo la visione di questo film. La volontà è chiaramente quella di offrire uno spaccato della società moderna, con particolare attenzione ai rapporti interpersonali.

La mancanza di spavento è tuttavia compensata dalla profondità narrativa, che rende #Alive un’opera che oltrepassa i confini dell’horror per abbracciare uno sviluppo comune ad altri generi cinematografici. La tecnologia diviene un mezzo indispensabile, che all’interno della società contemporanea rende possibile l’intreccio di rapporti tra persone che abitano anche a migliaia di chilometri di distanza. Sono le relazioni a renderci vivi: in un contesto di morte e carestia esse non sopiscono. Sono la ragione che più fra tutte spinge l’individuo verso la lotta per la sopravvivenza. La condivisione rende vivi, la solitudine è sinonimo di morte. #alive.

Dove vederlo in streaming?

#Alive

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Analisi interessante della società contemporanea
  • Assenza di clichè horror inflazionati

Lati negativi

  • Mancanza del brivido
  • Il doppiaggio italiano è assente

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