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Blade Runner – La pietra miliare di Ridley Scott (No Spoiler)

La recensione No Spoiler di una pietra miliare del cinema contemporaneo: Blade Runner di Ridley Scott. Il film che, assieme ad Alien, ha incoronato Scott come uno dei registi più importanti del periodo e non solo.

Blade Runner di Ridley Scott uscì nelle sale italiane esattamente il 14 ottobre del 1982, distribuito da Warner Bros. 

Ambientato nel 2019, in una Los Angeles irriconoscibile per l’epoca. Una serie di replicanti è fuggita dalla sua stazione ed è approdata sul pianeta Terra. Rick Deckard, alias Harrison Ford, è un ex poliziotto che viene richiamato dalla sezione dei Blade Runner: coloro che danno la caccia ai replicanti.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

Anzitutto bisogna dire che la pellicola diretta da Ridley Scott si basa sul romanzo “Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?” scritto da Philip Kindred Dick, nel 1968. Sulla falsa riga di quel capolavoro di letteratura, Hampton Fancher e David Webb Places scrissero la sceneggiatura di Blade Runner. Sin dalle prime inquadrature Scott porta lo spettatore in un universo molto particolare: la luce del sole sembra essersi eclissata – con una fotografia particolarmente cupa di Douglas Trumbull – e lo sguardo sul mondo e sulle “persone” assume un significato predominante. Lo sguardo è uno dei temi cardine di questa pietra miliare del cinema. Nelle sequenze iniziali, uno dei replicanti viene sottoposto al controllo di una macchina che esamina la veridicità delle risposte attraverso la pupilla. Intervento che sarà poi applicato anche a Rachael, una ragazza che ignora di essere una replicante e che diventerà assai importante per il protagonista Dick. Questo test si basa proprio sulla relazione tra replicanti e persone normali: serve esattamente per scoprire se il soggetto in questione è un umano a tutti gli effetti o meno. Siamo già di fronte all’esperimento di Ridley Scott: lo sguardo volto ad entrare nell’animo umano. Ed esso è chiaramente guidato dall’occhio, la cui pupilla – nei replicanti – diventa magicamente bianca nei momenti di maggior impatto emotivo.

<<Vivere una vita che non è vita>> verrà detto all’agente Rick. Probabilmente in questa citazione è insita una delle chiavi drammaturgiche di Blade Runner. Forse non c’è una sostanziale differenza tra gli umani ed i replicanti. Forse Rick, avvolto in una vita che non conosciamo troppo ma che appare sostanzialmente povera di emozioni, trova l’unica soddisfazione nella ricerca di un gruppo di replicanti arrivati sulla Terra per prolungare il loro percorso di vita. Tanto che sarà lo stesso Rick ad allacciare un rapporto particolare proprio con uno dei replicanti. Ridley Scott pilota il nostro sguardo verso il monologo finale. Una sequenza colma di significati tra cui spicca la famosa citazione – di cui sopra – di Roy Batty, uno dei replicanti, che sottolinea l’importanza di aver visto un qualcosa, di averlo stampato nella mente attraverso l’occhio che vede e non dimentica.

Un ulteriore plauso va fatto alla scelta del cast, in cui oltre al protagonista Harrison Ford in un periodo particolarmente pregno di pellicole per lui – come “Star Wars – Una nuova speranza” o “Indiana Jones” – vediamo una sexy ma allo stesso tempo posata Sean Young ad interpretare Rachael; dulcis in fundo Rutger Hauer nella parte di Roy Batty sembra particolarmente adatto al ruolo. Il tutto condito da una splendida colonna sonora dei Vangelis, il cui album è omonimo del film.

Blade Runner rimane uno di quei capolavori di cui potremmo parlare per pagine e pagine. Purtroppo, però, sarebbe molto facile incappare nello spoiler. Lasciamo la palla a voi. Se non lo avete visto, andate a recuperare questa pietra miliare.

Leggi anche: https://www.filmpost.it/curiosita/5-curiosita-su-blade-runner/



Blade Runner - La pietra miliare di Ridley Scott: la Recensione No Spoiler

Rating - 8

8

The Good

  • Sean Young
  • Rutger Hauer
  • Fotografia
  • Annullamento del Villain
  • Lo Sguardo

The Bad

  • Leggera mancanza di ritmo in alcune sequenze

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