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“Boyhood” – La recensione del film di Richard Linklater

Dodici anni di lavorazione per un film destinato a lasciare il segno. Ecco la recensione di "Boyhood" di Richard Linklater con Ethan Hawke e Patricia Arquette

Raccontare la Vita è qualcosa a cui tutti i cineasti aspirano. Solitamente, lo fanno adottando le classiche convenzioni cinematografiche e regalandoci ottime “Storie di Formazione”. Il regista texano Richard Linklater, maestro nell’arte della sperimentazione, ha deciso di andare oltre. Il suo “Boyhood“, interpretato da Ethan Hawke, Patricia Arquette ed Ellare Coltrane, è vita reale filmata e montata. Dodici anni di lavorazione per raccontare il passaggio tra infanzia ed età adulta in un film destinato a rappresentare un unicum. Eccovi la nostra recensione.

“Boyhood” – La recensione del film di Richard Linklater

Crescere davanti alla cinepresa

Nel 2002 il piccolo Mason vive con madre e sorella in Texas. Il trasferimento a Houston per lavoro cambierà gli equilibri famigliari. Un nuovo patrigno con cui costruire un rapporto, una nuova vita scolastica e l’approdo nell’adolescenza che, come sempre, genera drammi e rotture. Senza dimenticare la presenza del padre naturale che rispunta sovente cercando di sopperire al ruolo di genitore senza riuscirci del tutto. Vedremo Mason crescere, diventare uno studente universitario e sperimentare i primi turbamenti amorosi. Il tutto con un tono quieto, ritmo disteso e l’uso di musica e cinema per scandire il tempo che passa.

Tutto qui, direte voi? Perché dovrei vedere un film che si limita a fotografare la vita di un ragazzino come tanti? Perché Richard Linklater ha fatto proprio questo…ma lo ha fatto davvero. La produzione di “Boyhood” è iniziata nel 2002 e si è conclusa nel 2013 per un’uscita destinata all’anno successivo. Dodici anni di lavorazione attraverso i quali il regista ha immortalato la crescita e l’invecchiamento degli attori scelti senza filtri o effetti visivi. Nel corso di quel periodo Linklater ha girato altri film (“Prima del Tramonto”, “School of Rock”) per poi radunare di nuovo cast e troupe e riprendere da dove aveva interrotto. Quando Patricia Arquette ha ottenuto il ruolo da protagonista nella serie tv “Medium” utilizzava solo i weekend per girare le sue scene. Un Tour de Force sbalorditivo che segna un precedente difficilmente replicabile.

La vita tra un film e l’altro

Boyhood recensione Richard Linklater Ethan Hawke Patricia Arquette

Dodici anni sono un’eternità. Avrebbe potuto succedere di tutto: attori non più disponibili, litigi, decessi…la vita con tutti suoi imprevisti, insomma! “Boyhood” ha cercato di eludere ogni genere di cambiamento possibile attraverso la cooperazione dell’intero cast. Ethah Hawke, attore feticcio di Linklater, ha riadattato il suo personaggio basandosi su esperienze personali ma nessuno ha modificato la storyline principale. Non tutto è andato per il meglio, però: la figlia del regista, scelta per un ruolo, ha iniziato a perdere interesse nel progetto mentre cresceva e convincerla a rimanere è stata dura!

Il risultato è un film che, inevitabilmente, scontenterà molti. Fatevi un favore e correte a leggere anche solo i commenti sotto al trailer postato all’inizio di questa recensione. In molti hanno trovato “Boyhood” banale, noioso e drammaticamente lento e, probabilmente, resteranno sbigottiti per la nostra decisione di includerlo tra i Migliori film del 2014. La verità è che un prodotto come questo, che nasconde la sua eccezionalità sotto una patina di convenzionalità, è merce rara sempre e comunque.

Perchè “Boyhood” è speciale?

Vi è mai capitato di andare a trovare una coppia di amici divenuti genitori e constatare la visibile crescita del loro bambino tra una visita e l’altra? Il suo invecchiamento è palese per chi lo vede saltuariamente ma impercettibile per chi lo vive ogni singolo giorno, tanto che frasi come “Guarda come è cresciuto” suscitano genuino stupore. Ecco, Richard Linklater con “Boyhood” ha fatto proprio questo. I tagli di montaggio tra le sequenze che vedono un salto temporale sono defilati e sottili, quasi invisibili. Alla prima visione è difficile notarli e, di conseguenza, non ci si accorge dello scorrere degli anni. Il regista avrebbe potuto usare esplicite dissolvenze o una suddivisione per capitoli ma ha deciso di non farlo.

Le rughe di Ethan Hawke, le acconciature di Patricia Arquette e la pubertà di Ellare Coltrane si fanno strada con naturalezza e rendono l’eccezionalità di questo bellissimo film uno strumento all’insegna della verosimiglianza. Riguardatelo, se potete. Vi sorprenderà.

Boyhood

Voto - 8.5

8.5

Lati positivi

  • Un processo produttivo mai provato prima
  • Uno splendido cast alle prese con una lavorazione impossibile

Lati negativi

  • Non è un film facile: la sua eccezionalità non è facilmente riconoscibile e può annoiare
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